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Utili a 330 mln per Bpm

Il Banco Bpm ha chiuso il 2020 con un utile netto di 21 milioni di euro rispetto ai 797 mln dell’anno precedente, che includeva elementi non ricorrenti positivi per 148,4 mln. Al netto dei costi relativi al piano di incentivazione all’esodo, alla chiusura di 300 filiali e di altre componenti l’utile adjusted è ammontato a 330,5 milioni (648,6 mln nel 2019). Si sono registrate rettifiche su finanziamenti verso clientela per 1,33 miliardi (+71,7%). Il cda ha proposto, in linea con le indicazioni della Bce, un dividendo di 6 centesimi ad azione per complessivi 90,9 milioni.

L’istituto ha evidenziato che, nonostante il difficile quadro macroeconomico, lo sforzo commerciale e organizzativo ha consentito di registrare una forte ripresa dei risultati operativi. Il risultato della gestione operativa è stato pari a 1,722 miliardi (-1,4%), in netta crescita nel secondo semestre (+43,5%) grazie alla forte ripresa commerciale. I ricavi core nel secondo semestre sono saliti del 5,9% a 1,876 miliardi. I risultati operativi hanno permesso di sostenere l’accelerazione del derisking con la cessione di 1,3 miliardi di crediti deteriorati. Le coperture sulle Npe si sono rafforzate al 50%. È proseguito il calo dei crediti deteriorati netti a 4,3 miliardi (-22,6%), con l’Npe ratio passato dal 5,2 al 3,9%. Il Cet 1 phased-in si è attestato al 14,6% e il fully phased al 13,3%.

Per il 2021 il contesto esterno continuerà a costituire un fattore di condizionamento rilevante. Allo stato attuale i ricavi core, rappresentati da margine di interesse e commissioni nette, sono attesi in crescita rispetto ai valori dell’esercizio precedente. Nuovi significativi peggioramenti di scenario, che considerate l’eccezionalità e l’incertezza del quadro attuale non possono essere esclusi, la robusta posizione patrimoniale del gruppo, unita alla capacità di generare organicamente capitale, non dovrebbe precludere una remunerazione degli azionisti subordinatamente a nuove indicazioni delle autorità di vigilanza.

«Per quanto riguarda l’attività di m&a, siamo aperti alla possibilità e crediamo di poter raggiungere accordi», ha detto l’a.d. Giuseppe Castagna, interpellato su una possibile fusione con Bper o con altri partner. «In via preliminare stiamo facendo i compiti a casa interni per capire quale sia la migliore opzione tra le possibili per Banco Bpm, per il bene dei nostri azionisti e di quelli del partner coinvolto. Non dipenderà solo da noi ma anche dagli altri».

Il capozienda si è quindi soffermato sulla vicenda relativa all’esercizio dell’opzione di acquisto della quota del 65% detenuta da Cattolica nel capitale delle joint venture Vera vita e Vera assicurazioni: «Si tratta di una partnership e quindi siamo aperti a discussioni per trovare una soluzione». Per quanto riguarda Anima, «è certamente un asset forte per noi, e questo è il motivo per cui abbiamo voluto aumentare la quota nel corso dell’anno. Sia la bancassurance sia l’asset management sono cruciali per l’attività bancaria: più proprietà abbiamo e meglio è per noi».

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