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Utile Mediolanum ai massimi storici

L’esercizio 2019 si è concluso per Banca Mediolanum con il migliore risultato di sempre: l’utile netto è ammontato a 565 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente (+121%). In miglioramento anche il margine di contribuzione (+20% a 1,084 miliardi) e il margine operativo (+50% a 430,9 milioni). Il contributo della Spagna all’utile è stato di 34 milioni. Agli azionisti verrà proposto un saldo di dividendo pari a 0,34 euro per azione. Considerando l’acconto distribuito a novembre, la cedola complessiva ammonta a 0,55 euro (+38%). Le masse gestite e amministrate sono salite alla cifra record di 84,716 miliardi, in aumento del 14%. Il Cet1 si è posizionato al 19,5%.

L’a.d. Massimo Doris ha spiegato che per il 2020 Banca Mediolanum si aspetta una raccolta netta di 5 miliardi di euro. Per la cessione della controllata tedesca Bankhaus August Lenz è in corso una trattativa che dovrebbe chiudersi entro giugno.

Intanto, all’indomani della decisione della famiglia Doris di trasformare da strategica a disponibile per la vendita la quota di Mediobanca, Massimo Doris ebbe una conversazione telefonica con Leonardo Del Vecchio, al quale spiegò le ragioni della scelta. «L’ho chiamato per spiegargli che non abbiamo assolutamente nulla contro di lui e che, anzi, lo stimiamo come imprenditore: è vero che non ha mai svolto attività bancaria prima, ma ciò non significa che non possa farla anche meglio del sottoscritto». Al patron di Luxottica, ha proseguito Doris, «ho illustrato le ragioni che ci hanno portato a scegliere di avere mani libere sulla quota Mediobanca. Lui ha ascoltato e mi ha ringraziato». D’altro canto, ha osservato Doris, «potremmo anche restare azionisti di Mediobanca per i prossimi 20 anni».

L’a.d. di Banca Mediolanum ha precisato inoltre che, con il progressivo restringimento del perimetro del patto di sindacato di Piazzetta Cuccia, in forza della sua quota dell’8,5% che ne faceva il principale azionista, Unicredit «era diventato un socio molto ingombrante». Fu questa la ragione che nel 2018 portò gli storici pattisti di Mediobanca a optare per un accordo light di consultazione. L’assetto di governo portò poi Unicredit a considerazioni che culminarono con la decisione di azzerare la partecipazione in Mediobanca.

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