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Utile Intesa oltre le attese

MILANO – Più utili per Intesa Sanpaolo, che approfitta della buona trimestrale approvata ieri per elevare le difese patrimoniali contro il rischio del credito. «Siamo ben posizionati per poter affrontare le sfide di uno scenario economico che resta critico, per sostenere lo sviluppo del sistema industriale del Paese e le necessità dei risparmiatori», ha sottolineato ieri il ceo, Enrico Cucchiani, fiducioso sul fatto che Intesa nel 2012 «possa far meglio del mercato» e confermare i dividendi erogati nel 2011.
I dati della trimestrale approvata ieri dal Consiglio di gestione parlano di proventi operativi netti in crescita sul 2011 del 14,5% a 4,8 miliardi e di un risultato netto pari a 804 milioni, in miglioramento del 21,6% sull’anno scorso e al di sopra delle attese degli analisti, che si fermavano a quota 776. Sui conti del trimestre hanno inciso positivamente i 274 milioni di plusvalenze derivanti dal riacquisto effettuato nel periodo di propri titoli Tier 1, così come – sul fronte opposto – l’impairment per 27 milioni dei titoli greci in portafoglio: al netto delle partite straordinarie, l’utile normalizzato del trimestre è di 746 milioni, sostanzialmente in linea con quello dello stesso periodo 2011 (762 milioni).
«In uno scenario caratterizzato da un’estrema volatilità, grande incertezza e indicatori economici che continuano a segnalare criticità a livello europeo e nazionale – ha detto ancora Cucchiani – Intesa ha chiuso il primo trimestre con ricavi in espansione, grazie alle masse incrementate sia nella raccolta che nel credito erogato a sostegno dell’economia reale». Segnali di stabilità, dunque, che autorizzano a un (cauto) ottimismo sul resto dell’anno, anche sul fronte della redditività: «Il risultato netto del primo trimestre già equivale al payout dello scorso esercizio», ha dichiarato Cucchiani nel corso della call conference con gli analisti, aggiungendo che il taglio del rating imposto lunedì notte da Moody’s su 26 istituti italiani, tra cui la stessa Cà de Sass, «non ha impatti significativi».
Certo il clima resta cupo – basta guarda alla Borsa, dove ieri il titolo ha perso il 5,47% in una seduta negativa per tutti – ma «il mio primo obiettivo è quello di raggiungere una performance superiore al mercato. Non mi preoccuperei troppo delle fluttuazioni di breve periodo, noi lavoriamo sul lungo periodo e sono sicuro che daremo soddisfazioni agli investitori», ha detto ancora Cucchiani agli analisti, aggiungendo che «abbiamo usato circa 40 miliardi di fondi del Ltro per l’acquisto di titoli di Stato a breve e aumentare il portafoglio bond». «Siamo in una situazione di liquidità molto buona – ha evidenziato il ceo –, se ne avremo in eccesso potremmo aumentare il nostro portafoglio di titoli di Stato».
Rafforzata la patrimonializzazione, con un Core Tier 1 salito dal 10,1 al 10,5%, Intesa ha approfittato del buon trimestre per accelerare negli stanziamenti a fronte dei rischi creditizi: tra gennaio e marzo Intesa ha stanziato 973 milioni, il 43% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Il motivo è nella qualità del credito, che sta rapidamente peggiorando: al 31 marzo, infatti, sui 378 miliardi di esposizione verso la clientela (+0,3%), i crediti deteriorati sono saliti dell’8,6% a quota 24,6 miliardi. Il livello di copertura dei crediti deteriorati è cresciuto al 45,5% ma il tema resta caldo, tanto è vero che la banca si è dotata di una task force di 330 persone dedicata al «rafforzamento della gestione del credito problematico».
Guardando alle singole aree, la divisione retail, rappresentata dalla Banca dei territori, ha chiuso il primo trimestre con ricavi in crescita del 4,6% a 2,5 miliardi (il 52% di quelli consolidati dal gruppo), ma con un utile che scende a 215 milioni (255 mln un anno fa), mentre il corporate ha chiuso il trimestre con ricavi per 1,18 miliardi (+17,9%) e utile in crescita da 438 a 465 milioni.
Per quanto riguarda invece Banca Fideuram, nella trimestrale approvata l’altroieri figura un utile netto consolidato di 67,9 milioni (da 69,7 milioni); le masse amministrate sono cresciute a 74,7 miliardi dai 70,9 miliardi di fine 2011 a fronte di una raccolta netta positiva di 269 milioni (496 milioni un anno prima); in calo le spese di funzionamento, scese a 78 milioni (da 81,1 milioni).

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