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Utile Intesa a 640 milioni Pronto il dividendo ai soci

Un utile netto più che dimezzato a 640 milioni, a fine settembre, contro i 1,68 miliardi di un anno prima, ma in miglioramento nell’ultimo trimestre a 218 milioni contro 116 di giugno. Tocca al neo consigliere delegato Carlo Messina, chiamato al posto di Enrico Cucchiani proprio alla fine di settembre, presentare al mercato i risultati poco soddisfacenti, e tuttavia leggermente superiori alle attese degli analisti, dei primi nove mesi del 2013. La flessione dell’utile è accompagnata da calo dei ricavi (- 7,7% a 12,35 miliardi) e dall’altra da un’impennata degli accantonamenti e delle rettifiche di valore di quasi un miliardo rispetto allo scorso anno a quota 4,34 miliardi.
L’impegno a distribuire un dividendo è confermato («una priorità assoluta»), sempre se Banca d’Italia non avrà osservazioni in proposito al termine dell’ispezione avviata in vista dell’ esame Bce. Per remunerare gli azionisti Intesa ha già accantonato 624 milioni. In Piazza Affari il titolo è stato comunque penalizzato con un ribasso del 2,3% .
In attesa della messa presentazione a primavera di un nuovo piano industriale, il primo dopo quello realizzato da Corrado Passera tre anni fa, Messina ha già aperto il cantiere della Banca dei Territori. Una razionalizzazione che passa attraverso la riduzione del numero delle filiali a 3.800 entro il giugno 2014 con gli accorpamenti di circa 1.300 filiali, di cui circa 900 già realizzati e una «significativa riduzione» del numero delle banche locali rispetto alle attuali 16. Drastico taglio da 7 a 2 anche delle società prodotto nei settori del credito industriale, del leasing e del factoring. Anche la catena decisionale viene accorciata: il numero dei riporti diretti al responsabile della divisione scende da 22 a 6, escludendo i 7 direttori regionali che diventano «direttori generali sul territorio». Le cosiddette funzioni di supporto scendono da 300 a circa 100.
Nei nove mesi, i crediti alla clientela sono diminuiti del 7,2% a 350 miliardi, «principalmente a seguito della contrazione dei prestiti alle grandissime imprese». La prima banca italiana ribadisce tuttavia il suo «continuo impegno a finanziare l’economia italiana, con circa 420 miliardi di euro di crediti accordati, che corrispondono a quasi un terzo del Pil e sono costituiti per due terzi da linee a famiglie e a piccole e medie imprese». Inoltre nei primi nove mesi del 2013, sono stati «erogati circa 15 miliardi di euro di nuovi prestiti a medio e lungo termine alle famiglie e alle piccole e medie imprese, in crescita del 2,7% rispetto ai primi nove mesi del 2012».
Nessuna acquisizione è all’orizzonte «in Europa o in Italia» dove, riconosce Messina «potrebbe esserci un processo di consolidamento tra le banche piu’ piccole». Vanno avanti invece le cessioni di partecipazioni non più strategiche «ogni volta che ci sarà la possibilità di creare valore per gli azionisti». È di 82 milioni la plusvalenza realizzata con l’uscita dalle Generali, mentre la partecipazione in Telco è stata per 28 milioni. Quanto alla valorizzazione delle quote nella Banca d’Italia «procederemo – chiarisce Messina- solo se avremo un beneficio sul patrimonio».

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