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“Utile di 900 milioni per Mps nel 2017”

Separati a Siena. Ma entrambi con gravi cose da fare, e poco tempo. Ieri pomeriggio i banchieri del Monte dei Paschi presentavano il piano per ristrutturare la banca fino ai 900 milioni di utili nel 2017, e i vertici della fondazione Mps illustravano ai 12 creditori tattica e mosse, senza scoprire gli assi: una prima vendita di titoli c’è stata – il famigerato bond Fresh – e si intuisce che il primo socio andrà all’assemblea del 27 dicembre sulla ricapitalizzazione da 3 miliardi per rimborsare gli aiuti di stato. Ma quel che fa a pugni, tra banca e fondazione, sono i tempi. L’adFabrizio Viola ha ribadito di voler fare «a inizio 2014» l’aumento, per sfruttare la fase favorevole dei mercati e il contratto del consorzio che garantisce al 100% la cifra (e scade il 31 gennaio). Per l’ente che non sottoscriverà l’operazione significherebbe l’erosione definitiva del patrimonio e una quota infima nella banca futura. Strade parallele, che solo i protagonisti potranno far convergere. Ieri pomeriggio, mentre Viola – in ritardo dopo un cda «più lungo (e forse animato, ndr) del previsto» – presentava le azioni con cui Bruxelles s’è convinta che gli aiuti da 4,07 miliardi sono ben riposti, e rimborsabili al 70% già l’anno prossimo, i dirigentidell’ente presieduto da Antonella Mansi vedevano a Milano le 12 banche creditrici per 350 milioni. Soldi da restituire con gradualità entro il 2018, ma con clausole pericolose dato il calo del titolo Mps. Ieri la Borsa s’è stabilizzata su 0,184 euro (-0,05%, in un settore vivace), ma a 0,128 eurotutta la quota dell’ente finirebbe ai creditori, per essere liquidata.
Tuttavia ieri i creditori non hanno ricevuto richieste di nuove moratorie: hanno invece saputo che i 490 milioni di bond convertibili Fresh perno dell’inchiesta giudiziaria di Siena per le presunte irregolarità di contabilizzazione e comunicazione alla vigilanza – sono stati venduti sul mercato, incassando 100 milioni. Tale era il deprezzamento, ma la somma serve alla fondazione a pagare gli interessi (circa il 4,5%), in due rate l’anno di cui una va onorata a gennaio. «Ci hanno detto che decideranno un paio di giorni prima dell’assemblea come votare – raccontaun banchiere – ma se non trovano compratori prima della data, votare sì all’aumento li rovinerebbe». Votare no, invece, farebbe traballare l’azione Mps, e le sedie di Viola e Profumo. «Sono convinto che la fondazione risolverà i problemi e resterà un’azionista stabile della banca», ha detto l’ad ieri, cercando di invogliare gli investitori a puntare su «un nuovo modo di fare banca», che porterà il Monte del 2017 da 2.750 a 2.200 filiali, da 31mila a 23mila dipendenti con calo del cost/income dal 66% al 50%, il 10% di clienti digitali (oggi 1%), un capitale regolamentare del 10%.
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