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“Uscire da Fb o far dimettere Zuckerberg sono idee assurde Serve il New Deal dei dati”

Le dimissioni di Zuckerberg?
«Meglio di no». Disconnetterci da Facebook? «Assurdo». Proprio quando lo scandalo Cambridge Analytica allarga la platea dei critici dei social, il fustigatore della prima ora Evgeny Morozov, che già nel 2011 ci mise in guardia con il saggio L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di Internet (Codice ed), va contro corrente. E lancia un “New Deal” dei dati.
La vicenda Cambridge Analytica la scandalizza, o era già tutto sotto i nostri occhi?
«Non c’è nulla di nuovo: le tecniche usate da quell’azienda sono in atto da anni, se ne erano serviti i governi stessi, ma ora il “commercio della sorveglianza” si rivolta contro di loro».
Lei fu tra i primi critici di Facebook. Ora a farle compagnia ci sono opinionisti, imprenditori “pentiti”, finanzieri. Perché va di moda l’“assalto al social”?
«Sarebbe bello credere in una presa di coscienza sul valore dei dati, su come abbiamo perso il controllo su di essi. Ma la ragione non è questa: più che un vento progressista, a soffiare contro Big Tech è un’ondata reazionaria. C’è un mondo in declino che annaspa di fronte alle nuove sfide e se la prende con Internet; io lo chiamo “Internet-centrismo”. Ma il punto non è il web in quanto tale, è l’economia e la politica che c’è dietro. Di fronte all’avanzata dei movimenti antisistema e di Trump, il fatto che le élite trovino nel web il bersaglio è tanto facile quanto sciocco. Vale anche per i business tradizionali: difendere un sistema al tramonto non li salverà dalla marea dei Big Data».
Ci salverà disconnetterci, #deleteFacebook come dice il cofondatore di Whatsapp?
«Le piattaforme digitali fanno parte dell’infrastruttura della società, proporre di uscirne è realistico quanto chiedere di non usare le strade, # deleteroads. Il problema è che oggi i giganti della Rete sono i “feudatari” che controllano quelle strade e ci fanno pagare un “pedaggio” salato. La situazione può essere ribaltata solo acquisendo noi il controllo delle infrastrutture.
Bisogna uscire non da Facebook, ma dal “feudalesimo high-tech”».
Come? Pretendendo le dimissioni del “feudatario” Zuckerberg?
«Non solo non servirebbe, ma peggiorerebbe le cose: se Facebook gestisse un cambio al vertice, diverrebbe un’organizzazione più resiliente. E poi, Zuckerberg è un giovane di talento che può permettersi di non dare risposte per una settimana.
Se avessimo a che fare con una vecchia volpe di Wall Street, l’avversario sarebbe più duro!».
Come proteggerci dalla sorveglianza e dalla propaganda digitali? Un altro social è possibile?
«Per uscire dal “feudalesimo” serve un New Deal dei dati. I giganti del web fanno profitti su dati nostri, e poi ci fanno pagare il pedaggio, anche in termini di privacy? Allora noi cittadini dobbiamo riacquisire possesso dei dati. Serve un sistema pubblico che regoli l’accesso alle nostre informazioni. Sarà chi fa profitto sui dati, a “pagarci il pedaggio”.
Tutto ciò farà perdere guadagni ai vari Bezos e Zuckerberg?
Pazienza!».
Le iniziative europee – il regolamento sulla privacy, un nuovo sistema di tassazione, i moniti a Facebook, il dibattito sulle fake news – vanno nella giusta direzione?
«Difendere la privacy con nuove regole è giusto, ma all’Europa manca una strategia industriale ambiziosa. E qui torno al “New Deal”: la Cina sta investendo tanto sull’intelligenza artificiale, l’Europa invece non vede di buon occhio l’idea di piano di sviluppo industriale a iniziativa pubblica.
Ciò si rivela un limite: se non si prende l’iniziativa, la Silicon Valley continuerà a far business sui dati e sarà sempre più difficile cambiare i rapporti di forza a colpi di cavilli. La questione dei dati non è solo legale o etica, ma economica e geopolitica: nella storia di Cambridge Analytica, non mi spaventa tanto Facebook, ma la debolezza della nostra risposta!».

Francesca De Benedetti

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