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Usato, cresce l’appeal sul web

Comprare e vendere oggetti di seconda mano è una pratica sempre più diffusa: i vantaggi di questa scelta sono la possibilità di evitare gli sprechi, di risparmiare denaro, di liberare spazio dando via ciò che non si usa più e di guadagnare qualcosa. Per fare tutto ciò le persone usano spesso i canali digitali, grazie a piattaforme che mettono in contatto la domanda e l’offerta in modo semplice e veloce.

L’economia dell’usato in Italia. L’economia dell’usato nel 2020, in Italia, ha generato un valore di 23 miliardi di euro, pari all’1,4% del pil italiano, con un peso crescente dall’online. Secondo la settima edizione dell’Osservatorio second hand economy condotto da Bva Doxa per il sito di compravendita Subito, l’anno scorso sono state 23 milioni le persone che si sono affidate all’usato, il 14% per la prima volta.

La diffusione di questa pratica sale per alcune categorie specifiche, come i laureati (66%), la cosiddetta generazione Z, ovvero i nati tra il 1995 e il 2010 (65%) e le famiglie con bambini piccoli (63%).

Per l’82% degli intervistati (+11% rispetto al 2019) l’economia dell’usato è destinata a crescere ancora nei prossimi cinque anni, per via della crisi nel contesto economico attuale (66%), ma anche perché diventerà sempre più una scelta consapevole e green (49%), un ottimo strumento per risparmiare (44%) e per rendere i consumi accessibili a più persone (28%).

I canali digitali sono sempre più importanti. Il 2020 è stato un anno in cui gli italiani hanno dovuto ripensare la propria vita su un piano più virtuale, un’esigenza che ha avuto delle conseguenze anche sulla compravendita degli oggetti di seconda mano.

Da un lato, infatti, si è assistito a un maggior ricorso all’usato, con oltre 3 milioni di italiani che si sono avvicinati per la prima volta a questa forma di economia circolare, dall’altro continua a crescere il valore generato dal digitale, pari a 10,8 miliardi di euro, ovvero il 46% del totale.

Tra chi nel 2020 ha acquistato o venduto oggetti usati, il 63% ha scelto di farlo online, canale privilegiato soprattutto per la sua velocità (47%), ma anche per la possibilità di comprare o vendere comodamente da casa (44%).

Nel mondo digitale le persone hanno comprato principalmente prodotti per la casa e la persona (nel 67% dei casi), relativi a sport e hobby (61%), di elettronica (55%) e veicoli (33%).

Tra le categorie più acquistate sul web ci sono i libri e le riviste (30%), l’arredamento e i casalinghi (29%) e l’informatica (27%).

Considerando invece la vendita su internet, si tratta principalmente di oggetti relativi alla casa e alla persona (63%), all’elettronica (47%), a sport e hobby (46%) e veicoli (22%); tra le categorie di prodotti più messi in vendita online ci sono l’arredamento e i casalinghi (29%), l’abbigliamento e gli accessori (28%) e la telefonia (21%).

Sono diverse le piattaforme digitali che consentono di pubblicare inserzioni per vendere oggetti di seconda mano.

Per esempio, c’è Subito, con 6 milioni di annunci online ogni giorno, differenziati in 37 categorie merceologiche e per localizzazione geografica, e 13 milioni di utenti unici al mese.

Oppure c’è eBay, su cui è possibile mettere all’asta oggetti sia nuovi che usati, con 1,6 miliardi di inserzioni a livello globale e in Italia oltre 5,5 milioni di acquirenti attivi.

Dedicata alla moda è invece Vinted, un’app per vendere e comprare vestiti di seconda mano a livello internazionale in Italia e in Francia.

Poi ci sono anche i siti dedicati al baratto, che consentono quindi di scambiare qualcosa che non si usa più con qualcosa di cui si ha bisogno: tra questi c’è per esempio Zerorelativo, una community che mette in contatto gli utenti che vogliono barattare, prestare e donare i loro oggetti.

Perché si comprano e vendono oggetti di seconda mano. Comprare o vendere prodotti usati si conferma tra i comportamenti sostenibili più diffusi degli italiani (54%).

Inoltre, cresce la frequenza, visto che il 70% degli italiani compra o vende più di due volte l’anno, e aumenta anche il numero di oggetti scambiati per il 33% di chi compra, principalmente per risparmiare in un momento di incertezza o perché ha avuto più tempo a disposizione, e per il 36% di chi vende, perché ha avuto più tempo, per guadagnare qualcosa in un momento di incertezza ma anche perché ha cambiato le proprie abitudini a causa della pandemia.

Infine, cresce la vita media degli oggetti: per il 62% il bene acquistato verrà collezionato, oppure cessato il suo utilizzo verrà donato o rivenduto, allontanando così la sua dismissione in discarica e i conseguenti costi ambientali di smaltimento.

L’economia dell’usato è considerata sempre più un modo per dare valore alle cose (50%), in virtù di una revisione delle proprie priorità e scelte, soprattutto per le fasce più giovani della popolazione, ed è vissuta come una scelta sostenibile (48%).

Tra chi acquista scende la percentuale di chi lo fa per risparmiare (50% rispetto al 59% nel 2019), ma il risparmio rimane comunque un fattore rilevante, confermando la possibilità di fare un buon affare come condizione essenziale nella compravendita dell’usato.

Seguono a breve distanza ma in crescita rispetto all’anno precedente la volontà di contribuire all’abbattimento degli sprechi e al benessere ambientale attraverso il riutilizzo (47%) e la quota di chi lo considera un modo intelligente di fare economia (44%).

Tra le ragioni che spingono invece alla vendita, la prima è la necessità di liberarsi del superfluo (per il 73%); il 39% vende perché crede nel riuso ed è contro gli sprechi e il 34% per guadagnare.

Emergono poi delle nuove motivazioni legate a necessità specifiche nate nel corso del 2020, come l’adattamento degli spazi di casa alla didattica a distanza e allo smart working (13%), per assecondare esigenze e passioni appena nate (12%), ma anche un peggioramento della situazione economica familiare (11%).

Anche secondo una ricerca presentata di recente da eBay la rivendita di oggetti sui siti di e-commerce e l’acquisto di articoli usati si dimostrano tendenze in crescita: il 47% degli intervistati vende online più oggetti indesiderati di quanto fatto in passato e il 40% compra più prodotti di seconda mano. Eliminare gli oggetti non più necessari (59%) e guadagnare (54%) sono le ragioni più comuni per cui gli intervistati hanno venduto il loro ultimo articolo su un sito di e-commerce, seguiti dalla volontà di estendere nel tempo la vita dei propri prodotti (44%), di ridurre i rifiuti e risparmiare risorse naturali (40%), comprarne altri (38%), e per adottare uno stile di vita più sostenibile e aiutare l’ambiente per il 28% degli intervistati.

Dall’altro lato, la ragione principale per cui le persone acquistano più prodotti di seconda mano rispetto al passato è il risparmio, ma la sostenibilità continua a rivestire un ruolo chiave: per il 51% il motivo sta nella volontà di estendere nel tempo la vita di un prodotto, per il 42% nel ridurre rifiuti e risparmiare risorse naturali, per il 38% nella volontà di adottare comportamenti più sostenibili e aiutare l’ambiente e per il 24% per ridurre il packaging. Non solo: comprando prodotti di seconda mano, gli intervistati intendono anche supportare i business locali (24%) e sostenere progetti di charity (15%).

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