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Usa,l’occupazione cresce meno ma in 2 anni 5,6 milioni di posti in più

Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso al 5,3% (il più basso da aprile 2008) e i posti di lavoro a giugno sono aumentati di 223 mila unità, eppure i numeri annunciati ieri mattina dal ministero del Lavoro hanno fatto storcere il naso a più di un analista. Le previsioni erano infatti di +230 mila (per i posti di lavoro) e la percentuale di disoccupati (-0,2% rispetto al mese di maggio) riflette anche una diminuzione delle persone in cerca di lavoro. A questo occorre poi aggiungere un andamento dei salari ancora piatto, cosa che sommata a un tasso di partecipazione al lavoro sceso dal 62,9 di maggio al 62,5 di giugno – dimostrerebbe come il mercato del lavoro, nonostante tre mesi consecutivi di crescita, abbia ancora punti di debolezza. A trainare la creazione di nuovi posti di lavoro il settore dei servizi, in particolare il commercio e la sanità. Più lento l’andamento nel settore manifatturiero, mentre restano invariati i numeri per il settore edilizio e quello pubblico.
La Casa Bianca vede invece il bicchiere mezzo pieno. «Con 5,6 milioni di nuovi posti di lavoro in due anni abbiamo avuto la crescita più forte dell’occupazione dal 2000», dicono nello staff economico di Obama. E in un comunicato diffuso subito dopo l’annuncio dei dati del ministero del Lavoro, i consiglieri del presidente rimarcano come adesso sia «giunta l’ora aggiunge di retribuire meglio chi fa gli straordinari e di alzare il salario minimo». Per la Casa Bianca è necessario «rafforzare ulteriormente il mercato del lavoro, aprire nuovi mercati per gli Stati Uniti, favorire l’esportazione di beni e servizi attraverso gli accordi commerciali con i paesi del Pacifico e l’Europa», le due zone di libero scambio «che sono in cima alle priorità» del presidente Barack Obama. Il governo Usa evidenzia come nel settore privato l’occupazione cresca oramai da 64 mesi consecutivi con la creazione di 12,8 milioni di posti, «un vero e proprio record ».
Si sottolinea inoltre come dalla fine della recessione sia aumentato il numero di lavoratori che fanno gli straordinari e quello di chi lavora oltre le 40 ore a settimana: «Sono tutti lavoratori che meritano di essere retribuiti in maniera più equa». Anche per Jason Furman (presidente del Council of Economic Advisers della Casa Bianca) i dati diffusi ieri dimostrano però che «nonostante i progressi fatti, resta ancora lavoro da fare».
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