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Usa, ultime ore per evitare il default Si tratta su una «legge di emergenza»

Ultimo giorno di autonomia finanziaria per il governo americano, mentre il Congresso non ha ancora trovato un accordo per alzare il tetto del debito pubblico ed evitare il rischio di default degli Stati Uniti. Ieri sera John Boehner, capo della maggioranza repubblicana alla Camera, stava ancora cercando i voti per far approvare nella notte dai suoi parlamentari una nuova versione di una legge d’emergenza per evitare il peggio. Ma faticava a metterne insieme abbastanza mentre il presidente minaccia il veto se, come pare, nel provvedimento si riaffacciano penalizzazioni dell’Obamacare, la sua riforma sanitaria.
Se al Congresso oggi non si sbloccherà la situazione, a mezzanotte il Tesoro perderà la «borrowing authority»: non potrà più prendere denaro in prestito. Dovrà, insomma, fronteggiare tutti i suoi impegni solo con quello che ha in cassa. E, se non basterà, dovrà dichiararsi insolvente con conseguenze sui mercati internazionali oggi imprevedibili, ma che saranno comunque assai gravi.
In questo ore si tratta febbrilmente proprio per evitare questo salto nel buio, ma la frana è già cominciata: ieri Borsa di nuovo in sensibile calo (l’indice Dow Jones ha perso 133 punti, lo 0,87%) mentre due attese aste di Buoni del Tesoro per un totale di 65 miliardi di dollari sono state accolte dai risparmiatori con freddezza: domanda debole e tassi in rialzo. Ma, soprattutto, è scesa in campo l’agenzia di rating Fitch che ha messo gli Stati Uniti in «negative watch», la mossa che precedere il «downgrading»: l’abbassamento della «pagella» di affidabilità dei Paesi debitori (a differenza di S&P, Fitch aveva lasciato agli Usa la tripla A).
Secondo il Wall Street Journal il protrarsi dell’incertezza oltre ogni ragionevole limite ha già spinto molti investitori e le banche a cominciare a ritirare investimenti in titoli del debito pubblico Usa per parecchi miliardi di dollari. Il timore è che a fine mese, alle prossime aste, i tassi possano schizzare in su, facendo perdere valore ai titoli oggi nel portafoglio di queste istituzioni finanziarie: potrebbe essere l’inizio di una pericolosissima reazione a catena.
Per scongiurarla ieri si è lavorato a oltranza, ma a tarda sera la situazione restava assai incerta: in mattinata Reid e McConnell, i leader dei due partiti al Senato, erano arrivati a un passo dall’accordo su un testo di legge che, se approvato, consentirebbe al governo di riaprire i battenti almeno fino a metà gennaio, mentre il tetto del debito pubblico verrebbe alzato fino al 7 febbraio. Nel frattempo i due partiti dovrebbero negoziare un accordo più ampio di riduzione del debito pubblico nel lungo periodo, da siglare entro il 13 dicembre. Non è il provvedimento «clean», senza condizioni, che Obama si aspettava. Ma le correzioni della riforma sanitaria previste dalla bozza di questa legge toccano aspetti minori dell’Obamacare. Modifiche che la Casa Bianca è disposta ad accettare.
Ma quando il Senato stava per formalizzare l’intesa bipartisan, è scesa di nuovo in campo la Camera a maggioranza repubblicana con una contro-bozza simile nella tempistica della riapertura del governo e dell’aumento del tetto, ma che prevede interventi più pesanti dal lato del depotenziamento dell’Obamacare sui quali la Casa Bianca ha già avvertito che metterà il veto.
Sono seguite ore di discussioni confuse e Boehner confessava di non avere ancora i numeri per far passare questo testo. Si tornava, così, al tavolo di lavoro nel tentativo di preparare un testo più accettabile per i repubblicani della Camera, comunque incalzati dai radicali dei Tea Party, decisi ad andare fino in fondo anche a costo di spingere il Paese nell’insolvenza. La speranza: portare in extremis al voto in aula, nella notte o stamattina, un nuovo testo che, però, rischia il veto di Obama. Se, invece, Boehner fallisce, ci sarà l’ultimo tentativo del Senato. Il tutto sotto la pressione continua dei Tea Party, i cui parlamentari sono stati riuniti nottetempo dal loro esponente più duro, Ted Cruz, nel sotterraneo di un ristorante messicano, il Tortilla Coast , per un consiglio di guerra segreto.

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