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Usa senza credibilità

di Pietro Bonazza  

Il rischio di default del debito pubblico Usa, di cui si legge sulla stampa e si sente dai notiziari televisivi, è l'effetto ritardato di una serie di cause poco considerate. Si tratta di un fenomeno complesso e di grande pericolo per l'economia mondiale. Il Presidente «abbronzato» propone, con la mano sul cuore come fanno gli americani in vena di patriottismo, un innalzamento del tetto del debito pubblico, come se un default potesse essere risolto per decreto e su cui i repubblicani impongono un diktat: tagli alla spesa pubblica e nessun aumento della pressione fiscale.

La cause: innanzi tutto gli Usa hanno perso e stanno perdendo tutte le guerre dal 1945 in poi e sempre perché i politici, rivendicata la supremazia istituzionale del loro potere, smentiscono costantemente i generali, costretti a troncare a metà le guerre che gli stessi politici hanno dichiarato.

Non conoscono la regoletta più banale che le guerre, una volta iniziate, devono essere portate a compimento. Hanno perso in Corea, in Vietnam, a Grenada, alla Baia dei Porci, in Iraq per due volte, in Afganistan, altro che guardiani del mondo. Risultato: sacrificio di migliaia di uomini, anche quelli che sono tornati dai fronti ma con il cervello in gelatina e spreco di risorse economiche senza fare bottino, perché non conoscono la storia di Giulio Cesare e non hanno studiato Sun-Tzu, von Clausewitz e altri condottieri. Il bottino lo fanno le multinazionali, mentre i costi li sostiene lo stato. A questa situazione si è aggiunta la crisi economica del 2008, in gran parte frutto della speculazione e dell'ingegneria finanziaria, tanto amate dagli americani, che, a forza di richiamare la precedente del 1929, ha suggerito di imitarne la politica monetaria. Cosicché il debito pubblico, per finanziare le guerre nate perse, è aumentato a dismisura e, in primis, il disavanzo del bilancio pubblico. Ma prima o dopo le incoerenze economiche presentano il conto e le società di rating, tipicamente americane, sono pronte a dare voti negativi al loro stesso stato, in barba al patriottismo e in ossequio alle lobby plutocratiche. Ne abbiamo avuto prove con la guerra alla Libia, presto abbandonata per mancanza di fondi e con la fine delle passeggiate spaziali, accantonate perché l'analisi costi-benefici è negativa. Anche in politica estera Obama è inaffidabile e ondivago: un giorno con Israele e il successivo con gli arabi. Non è certo il presidente per questi tempi difficili. In parole povere: gli Usa hanno perso credibilità

Gli effetti: il debito pubblico è diventato stratosferico e il deficit delle partite correnti della bilancia commerciale è permanente, dando concretezza alla coesistenza dei «deficit gemelli». Il default USA sarebbe una mina devastante per l'economia mondiale, forse peggiore della crisi del 2008, di cui, peraltro, può essere un prolungamento. Sarebbe anche il crollo delle illusioni monetariste, della credibilità delle politiche keynesiane e credo andreottiano che col tempo tutto si aggiusta..

Conclusione: il deficit spending è una ricetta che non guarisce nemmeno il mal di testa.
 

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