Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Usa La banca del Far West spaventa i big di Wall Street

Le grandi banche di Wall Street perdono sempre più smalto. L’ultima conferma? Un istituto di credito ordinario e noioso, che fa il mestiere tradizionale di raccogliere risparmi e prestare soldi ai consumatori e imprenditori, è oggi il numero uno al mondo per capitalizzazione di Borsa e per valore del suo marchio. È Wells Fargo, che è diventata la banca americana più capace di macinare profitti, battendo marchi prestigiosi come Jp Morgan Chase. 
Non a caso il suo azionista maggiore (con una quota del 9,1% del capitale) è Warren Buffett, famoso perché preferisce vivere in Nebraska, a Omaha piuttosto che sotto le mille luci di New York, e per essere diventato ricco investendo non in azioni alla moda, ma in solide aziende, «noiose» appunto come Wells Fargo.
Anche l’amministratore delegato (ceo ) e presidente di Wells Fargo John Stumpf, sessantenne, ha un pedigree e un’immagine ben lontani dal banchiere d’affari di Wall Street: viene dalla campagna del Minnesota ed è cresciuto insieme a dieci fratelli e sorelle nella fattoria dove il papà allevava polli e vacche. A scuola prendeva brutti voti e così a 18 anni era andato a lavorare in una panetteria.
La frontiera
Poi è riuscito a iscriversi all’università statale del Minnesota dove ha preso laurea e master in Finanza. Nel 1982 è entrato in Wells Fargo e lì ha fatto la gavetta, scalando in 30 anni tutti i gradini della gerarchia fino a diventarne il ceo nel 2007. L’anno dopo, nel mezzo della crisi finanziaria più severa dalla Grande Depressione, ha gestito con successo l’acquisto della banca Wachovia, allargando così l’operatività di Wells Fargo negli stati Usa del Sud e dell’Est, compreso quello di New York.
Risalgono infatti al Far West e in particolare alla corsa all’oro in California le origini della banca che per questo ha ancora come logo una diligenza trainata da cavalli. L’avevano fondata nel 1852 Henry Wells e William Fargo, al servizio dei pionieri — minatori, mercanti, agricoltori — del West. La sua sede centrale è a San Francisco, in California e ha sempre mantenuto la sua vocazione di banca commerciale, stando lontana dalla finanza speculativa. Anche il portafoglio di mutui ereditato da Wachovia, che nel 2008 era in crisi, si è rivelato migliore di quanto il mercato temesse: la maggioranza di prestiti emessi non era stata trasformata nel tipo di titoli finanziari finiti nell’occhio del ciclone.
Profitti record
Così negli ultimi cinque anni gli affari e i profitti di Wells Fargo hanno continuato a crescere e ora non sono minacciati dall’entrata in vigore delle nuove regole della riforma finanziaria, che hanno costretto le banche di Wall Street a ridimensionare o abbandonare il trading speculativo. I 21,9 miliardi di dollari di profitti registrati sul bilancio 2013 sono stati un record e hanno catapultato Wells Fargo al primo posto per redditività fra le Big quattro americane; le altre tre sono Jp Morgan Chase, Citigroup e Bank of America. Nello stesso anno le sue attività bancarie sono arrivate a 1.543 miliardi di dollari superando quelle di Citigroup e piazzandola al terzo posto dopo Chase e BofA.
I risultati del primo trimestre 2014 hanno accentuato la divergenza fra l’andamento di Wells Fargo e quello della sua più diretta concorrente, Chase: quest’ultima ha sofferto un calo del 19% dei profitti, mentre quelli della banca di San Francisco sono aumentati del 14%. Su Chase ha pesato la diminuzione degli affari nel trading e nell’investment banking , invece Wells Fargo ha visto ancora crescere il suo core busine ss , i prestiti, aumentati del 4% nonostante l’erogazione di mutui sia invece calata del 67% rispetto a un anno prima. Da un po’ di tempo infatti l’intero mercato dei mutui ha rallentato la sua corsa a causa del rialzo dei tassi di interesse e dei prezzi delle case, che stanno scoraggiando le famiglie dall’investire sul mattone.
Ottimismo
Stumpf si dichiara però ottimista perché – ha detto annunciando l’ultimo bilancio trimestrale – «consumatori e imprenditori hanno continuato a migliorare la loro situazione finanziaria. Le famiglie hanno ridotto il loro indebitamento al livello più basso dal 2001 e il peso degli interessi che devono pagare è il più basso dalla metà degli anni Ottanta».
Se concentrarsi sul mestiere tradizionale di banca e sul mercato interno americano è stato un punto di forza per Wells Fargo dopo il 2008, secondo qualche analista potrebbe rivelarsi una debolezza se il business dei mutui continuasse a languire. Cercando nuovi clienti, la banca ha già abbassato i requisiti di affidabilità per la concessione di certi prestiti ipotecari, mentre non è chiaro se, per diversificare, finirà prima o poi per allargare la sua presenza anche a Wall Street. Il ceo di Jp Morgan Chase, James Dimon se l’aspetta: «Ho un enorme rispetto per Wells Fargo – ha detto a febbraio – e credo che entrerà nel nostro business».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa