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Usa e Ue verso un’area di libero scambio

Si parte a giugno per concludere nel giro di due anni: il lungo corteggiamento tra Stati Uniti e Unione europea per arrivare a un accordo di libero scambio ha fatto un deciso passo avanti dopo le parole del presidente Barack Obama, che nel discorso sullo Stato dell’Unione ha messo l’intesa tra le priorità della sua agenda. «Stanotte – ha detto Obama martedì – vi annuncio che lanceremo colloqui per un accordo transatlantico su scambi e investimenti con l’Unione europea, perché il commercio libero ed equo tra le sponde dell’Atlantico alimenta milioni di posti di lavoro americani ben pagati».
A queste parole ha fatto seguito ieri un comunicato congiunto firmato dallo stesso Obama con il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, e il capo della Commissione, José Manuel Barroso, che apre ufficialmente il fascicolo. È il primo risultato concreto raggiunto da un lavoro di preparazione iniziato nel 2011 dai mediatori delle due sponde.
Unione europea e Stati Uniti rappresentano, insieme, metà del Pil mondiale e quasi un terzo dei flussi commerciali globali. Le loro relazioni economiche sono le più ricche in assoluto, con oltre 1,8 miliardi di euro di beni e servizi scambiati ogni giorno: oltre 700 miliardi nei 12 mesi del 2011. La Ue – sempre nel 2011 – ha esportato 260,6 miliardi di euro di merci negli Usa e 127,1 miliardi di servizi. Per contro, ha importato 184,2 miliardi di euro di merci e 130,5 miliardi di servizi. Ue e Usa sono l’un per l’altro il primo partner commerciale: il 13,8% di tutti gli scambi dell’Unione avviene con gli Stati Uniti, che a loro volta realizzano il 17,8% del loro commercio con i Ventisette. L’integrazione tra le due economie ha già raggiunto un livello tale che un terzo degli scambi avviene all’interno della stessa multinazionale, tra controllate.
Secondo la Commissione Ue, entro il 2027 l’accordo potrebbe far crescere il Pil dell’Unione di 86 miliardi di euro all’anno, pari allo 0,5% del totale. Per gli Stati Uniti, il contributo alla crescita sarebbe invece di 65 miliardi di euro, lo 0,4% del Pil. L’intesa, inoltre, garantirebbe alle imprese europee un più facile accesso ai mercati dei partner degli Usa nel Nafta: Canada (con il quale è comunque in corso un negoziato per un accordo commerciale) e Messico.
Le enormi potenzialità dell’intesa non basteranno però da sole a spianare la strada, nonostante le barriere tariffarie siano già molto basse: in media il 5,2% da parte europea e il 3,5% per gli Stati Uniti. Gli ostacoli sono i sussidi all’agricoltura e le barriere non tariffarie, con gli standard su metodi di produzione e tutela della salute. L’Europa ha la legislazione più restrittiva al mondo sugli Ogm, riflesso della sfiducia dell’opinione pubblica. Se a livello comunitario è arrivato il riconoscimento che le colture geneticamente modificate non minacciano la salute, i Governi si rifiutano di autorizzarle (con due eccezioni, il mais della Monsanto e la patata della Basf). Eventuali concessioni agli Stati Uniti, che premono perché siano abbandonate posizioni definite antiscientifiche, dovrebbero superare il vaglio dell’Europarlamento e dei Governi dei Ventisette, dove si può con facilità prevedere un acceso dibattito. Stessa sorte attende qualsiasi intesa sulla vendita in Europa di carni di animali allevati con ormoni della crescita o di pollame trattato con cloro per abbassarne la carica batterica. Non a caso, Barroso ha già cominciato a mettere le mani avanti e ieri ha affermato che «il negoziato non metterà a repentaglio la salute dei consumatori per motivi commerciali» e che «le legislazioni sugli Ogm non entreranno nei colloqui». E il commissario al Commercio Karel De Gucht ha avvisato che i negoziati saranno difficili, anche se punta a chiuderli entro il 2014. Prima di avviarli, la Commissione avrà bisogno del via libera dei Ventisette, per superare le resistenze del settore dell’auto verso i negoziati con il Giappone sono serviti quattro mesi. Non a caso, Bruxelles punta a presentare una bozza delle linee guida già a marzo. Per parte statunitense, la proposta di avvio dei negoziati dovrà essere notificata al Parlamento, che avrà 90 giorni dalla presentazione del testo per esaminare il dossier. E il Senato ha già chiarito che vuole risultati sull’agro-alimentare.
Altri capitoli dell’accordo saranno il reciproco riconoscimento degli standard di sicurezza delle auto e l’accesso delle imprese europee agli appalti delle autorità pubbliche statunitensi. Neanche questa partita sembra semplice, perché in gran parte si tratta di decisioni prese non dal Governo federale a Washington, ma dai singoli Stati, che in alcuni casi hanno leggi che incentivano l’acquisto di prodotti made in America.
Sulle relazioni Ue–Usa pesa poi il dossier Airbus-Boeing, ma tutte le parti coinvolte sembrano convinte che la guerra tra i vettori rimarrà in secondo piano e non ostacolerà i negoziati.

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