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Usa e Cina ridanno fiducia alle Borse

Secondo qualche analista si è accesa una piccola luce in fondo al lungo tunnel della crisi economica. Per altri osservatori – la maggioranza – ci troviamo di fronte solo a un dato che, per quanto positivo, non è sufficiente a far dire che l’economia globale è sulla soglia della ripresa. Di certo c’è che, dopo due mesi di flessione, la produzione manifatturiera cinese in ottobre è ripartita. I Pmi di Pechino hanno infatti superato i 50 punti, asticella che delimita la contrazione dalla crescita, e hanno toccato quota 50,2 punti.
Lo scatto cinese
Per le borse, che vivono di annunci, la diffusione di questi dati è stato un vero toccasana. Il motivo è chiaro: se l’attività produttiva cinese rialza la testa, l’intero tessuto economico globale può tirare un sospiro di sollievo. E pazienza se in Grecia la Corte dei Conti ritiene “incostituzionale” gran parte delle riforme pensionistiche previste nel terzo memorandum, e mette così a repentaglio il possibile accordo con la Troika sul nuovo prestito: tutto ciò, ieri, almeno agli occhi degli operatori azionari, è sembrato non preoccupante. Così, dopo un avvio in calo, i listini hanno ripreso la via dei guadagni che è stata seguita fino a fine seduta. Milano si è distinta come la migliore d’Europa, mettendo a segno un profitto dell’1,72%, Londra dell’1,37%, Parigi dell’1,35%, Francoforte dell’1,03%. Ma in positivo si è mossa anche Wall Street: l’S&P 500 ha registrato un progresso dell’1,09%, il Dow Jones dell’1,04 per cento.
La sorpresa americana
Quella di ieri tuttavia non è stata solo la giornata dei numeri cinesi. A infondere ottimismo tra gli operatori sono stati i segnali confortanti che arrivano dal mercato americano. Dal lavoro come dal settore delle costruzioni, l’economia Usa si mostra reattiva. Adp ha annunciato che in ottobre il settore privato degli Stati Uniti ha creato 158mila posti di lavoro, un livello superiore alle attese degli analisti (e oggi si capirà il livello ufficiale di disoccupazione nel Paese). Non basta. A ruota è uscito anche l’indice Ism manifatturiero, che è salito in ottobre a 51,7 punti contro i 51,5 punti di settembre e più dell’atteso calo a 51,2 punti. Numeri che hanno spinto i panieri americani al rialzo e i prezzi dei Treasury (tradizionale sinonimo di protezione dal rischio) al ribasso. La propensione al rischio invece non è stata perfettamente supportata dai dati relativi alla fiducia dei consumatori stimata dal Conference Board a ottobre che, per quanto sia risalita a livelli che non si vedevano dal febbraio 2008, è comunque risultata inferiore alle attese.
Gli effetti sul mercato dei BTp
Non tutto però fila liscio. La situazione in Grecia non è ancora ben definita, nonostante il Fondo Monetario Internazionale abbia sottolineato che i negoziati tra il governo di Atene e la troika di creditori (Fmi-Ue-Bce) stanno procedendo. L’erogazione dei finanziamenti al Paese – che ha chiesto una proroga di due anni (al 2016) dei tempi per il conseguimento degli obiettivi di consolidamento dei conti – potrebbe saltare per colpa della mossa della Corte dei Conti ellenica che, come detto, si è messa di traverso rispetto all’approvazione delle riforme pensionistiche già concordate. Non è un caso che non appena la notizia è stata battuta dalle agenzie, lo spread dei paesi periferici ha ripreso quota dopo essere sceso durante la seduta a un minimo di 341 punti base: in chiusura, il divario tra i tassi italiani e quelli tedeschi a 10 anni ha chiuso così a 347 punti, comunque in lieve calo rispetto ai 349 punti base di mercoledì.
Va detto che sul secondario italiano gli scambi sono apparsi molto sottili, complice la festività. La tendenza leggermente rialzista del mercato obbligazionario è stata comunque agevolata, secondo le indicazioni degli analisti, dal buon esito delle aste italiane dell’ultima tornata. Tra aste e riaperture, in ottobre il Tesoro ha raccolto 21,74 miliardi di euro. Un risultato raggiunto facilmente, vista la buona domanda degli investitori internazionali e domestici.

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