Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Usa, dal “New Deal” di Biden un’altra spinta alla turboripresa

Dopo il sì del Senato arriva il via libera definitivo della Camera alla manovra di spesa da 1.900 miliardi di dollari, la prima dell’era Biden. Il presidente firmerà la legge di spesa al più presto, varando così un ulteriore sostegno alla vigorosa ripresa già in atto nell’economia americana. È un poderoso contributo al potere d’acquisto delle famiglie, poiché la maggior parte di questi fondi sono aiuti alle persone, sussidi al reddito, spese sociali. Tra i provvedimenti principali: assegni o bonifici bancari di 1.400 dollari pro capite fino a un reddito di 75.000 dollari annui (il doppio per le coppie, più altrettanto per i figli minori a carico), e la proroga del supplemento di 300 dollari settimanali sulle indennità di disoccupazione. 66 miliardi vanno alla sanità e ai vaccini, ma la maggior parte della manovra trasferisce denaro nelle tasche di tre quarti degli americani, tra aiuti diretti e assegni familiari per i figli a carico, indennità di disoccupazione, sgravi sui debiti studenteschi, credito fiscale per alleggerire la pressione sui ceti medio-bassi.
Poiché la recessione è finita, più che una manovra anti-crisi questa sta rivelando la sua vera finalità: è la più grande operazione redistributiva che l’America mette in cantiere da molti decenni. I paragoni vengono fatti con la “Great Society ” di Lyndon Johnson o il “New Deal ” di Franklin Roosevelt. L’opposizione repubblicana, che non ha appoggiato la manovra Biden, ricorda che la “Great Society” fallì il suo obiettivo principale che era di sconfiggere la povertà e curare le piaghe sociali del razzismo rendendo alcune fasce etniche e sociali “assistite a vita”. La sinistra obietta che dopo almeno 40 anni di aumento delle diseguaglianze, è ora di provare un’inversione di tendenza. Tanto più che il 2020 ha visto un’ulteriore impennata di quelle diseguaglianze, quando Big Tech e Wall Street hanno accumulato nuove ricchezze mentre le classi lavoratrici soffrivano.Un problema per i democratici in prospettiva viene indicato dal premio Nobel dell’economia Paul Krugman nella sua column sul “New York Times”. Dopo aver speso tanto capitale politico per fare approvare dal Congresso una manovra fatta quasi solo di assistenza, Biden ha davanti a sé una strada in salita per la sua “fase due”, cioè il grande piano per rinnovare le infrastrutture e lanciare la transizione sostenibile verso le tecnologie verdi. C’è bisogno di investire nell’ammodernamento delle infrastrutture, ma trovare i voti sarà più arduo dopo lo sforzo fatto per questi 1.900 miliardi e con i segnali sempre più evidenti della ripresa.Una tregua viene invece sui timori che aumento di deficit pubblico e accelerazione della crescita facciano rinascere tensioni destabilizzanti sui prezzi. L’indice dei prezzi al consumo (esclusi energia e alimenti) negli Usa a febbraio è salito solo dell’1,3% su base annua, meno del previsto. Ieri il Dow Jones ha chiuso per la prima volta sopra i 32.000 punti segnando un +1,45%.
Per adesso è cessato allarme: la turbo-ripresa americana può proseguire la sua corsa senza temere il vento contrario dei rialzi dei tassi. Che si tratti di una ripresa eccezionalmente forte, lo confermano le revisioni al rialzo delle previsioni per l’anno in corso. L’Ocse ha raddoppiato le sue stime sulla crescita Usa nel 2021, a dicembre prevedeva che quest’anno il Pil americano si sarebbe chiuso con +3,2% mentre adesso prevede +6,5%. Molti istituti privati sono ancora più ottimisti e vedono almeno +7% per il Pil americano a fine 2020. Una crescita da “nazione emergente”, non molto distante da quel +7,8% che l’Ocse prevede per la Cina, e doppia rispetto alla crescita dell’Eurozona. La revisione al rialzo per la crescita in atto si affianca ad una correzione al ribasso sull’entità della recessione passata: il Pil degli Stati Uniti ha perso solo il 3,4% nel 2020 a conti fatti.
La sorpresa di fronte a questa ventata di ottimismo è il tema dominante sui mercati finanziari. A prescindere se sia reale o immaginario il pericolo dell’inflazione, gli investitori stanno spingendo i rendimenti al rialzo perché questo è coerente con un’annata di boom dell’economia reale. Di conseguenza è in corso un massiccio riposizionamento degli investimenti, a scapito dei titoli a reddito fisso perché questi perdono valore quando i tassi salgono. E finora le parole rassicuranti delle banche centrali, Federal Reserve in testa, o l’assenza di dati a conferma del pericolo-inflazione, non servono a cambiare l’umore dei mercati. Gli investitori guardano a un’economia reale che si sta surriscaldando in particolare negli Stati Uniti: donde il rialzo del dollaro che segue quello dei rendimenti. I Treasury Bond americani di lunga scadenza hanno perso oltre un decimo del loro valore dall’inizio dell’anno.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa