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«Usa, crescita a rischio. Pronti 400 miliardi»

di Massimo Gaggi

NEW YORK — Ignorando l'iniziativa senza precedenti del partito repubblicano che ha ufficialmente invitato la Banca centrale Usa a non varare altre misure a sostegno dell'economia, la Federal Reserve ha lanciato ieri un nuovo intervento mirante a far calare il costo del denaro che è stato già soprannominato «Operation Twist». Non una nuova iniezione di liquidità nel sistema ma l'acquisto, da qui al giugno 2012, di 400 miliardi di dollari di titoli del Tesoro a lungo termine (scadenze tra i 6 e i 30 anni), «sterilizzati» attraverso la vendita sul mercato di un analogo volume di «Treasuries» a breve. In questo modo il bilancio della Fed, già gonfiato dagli 800 miliardi di dollari del 2008 ai 2867 attuali nel tentativo di contrastare la crisi, non dovrebbe crescere ulteriormente.

Una cautela che non è bastata a sanare la frattura nel «board» dell'Istituto. Come già avvenuto un mese fa, quando Bernanke comunicò la decisione della Fed di mantenere i tassi praticamente a zero almeno fino a metà 2013, tre dei dieci governatori della Banca centrale (i responsabili delle sedi di Philadelphia, Dallas e Minneapolis), hanno espresso voto contrario.

Brusca anche la reazione di Wall Street: in una giornata segnata da nuove preoccupazioni per la gestione del debito greco e dalla pubblicazione di un documento del Fondo Monetario – il Global Financial Stability Report – che indica la necessità di una massiccia ricapitalizzare le banche europee (potenzialmente fino a 300 miliardi di euro), la Borsa di New York ha perso il 2,5% (meno 283 punti). Con un crollo verticale nell'ultima mezz'ora di contrattazioni, dopo che la Fed ha comunicato la sua decisione.

Una manovra sperimentale, quella voluta da Bernanke (c'è solo un precedente, ma non molto significativo, che risale al 1961) con la quale si cerca di ridurre di circa un punto percentuale i tassi d'interesse a lungo termine, dopo che quelli a breve per i titoli di Stato Usa sono già scesi a livelli bassissimi. Un intervento che, secondo i calcoli degli analisti di Macroeconomic Advisers, potrebbe portare a un incremento dello 0,4% della produzione Usa. Un numero che corrisponderebbe alla creazione di 350 mila nuovi posti di lavoro.

Ieri la Fed ha anche deciso di riprendere l'azione a sostegno del mercato dei mutui-casa reinvestendo in obbligazioni basate su prestiti immobiliari, anziché in titoli del Tesoro, le risorse recuperate col rimborso dei titoli immobiliari a suo tempo acquistati per aiutare le banche in difficoltà.

Probabilmente i mercati sono scoraggiati dalla disparità tra la dimensioni dei problemi dell'economia – l'emergenza debito-pubblico, le banche Ue da ricapitalizzare, i 25 milioni di disoccupati e sotto-occupati negli Usa – a fronte dell'esiguità degli interventi correttivi che possono essere messi in campo dai governi e dalle banche centrali. Il tutto un clima di contrasti crescenti, almeno in America. La Fed, come detto, era stata ammonita a non intervenire con una lettera ufficiale nella quale i leader repubblicani al Congresso (Boehner, McConnell, e i loro «numeri due» Cantor e Kyl) hanno messo in dubbio che le misure fin qui varate abbiano avuto un effetto positivo sull'economia, paventando, poi, un indebolimento del dollaro e l'effetto-inflazione che potrebbero derivare da una politica monetaria troppo accomodante.

L'Fmi intanto, come detto, lancia l'allarme sulle banche europee. Le analisi preoccupate degli esperti del Fondo erano già emerse nei giorni scorsi, ma dal vertice Christine Lagarde aveva minimizzato, citando diversità nei criteri contabili. Ora l'Fmi torna alla carica sostenendo che le banche UE devono reperire nuovo capitale a fronte degli aumentati rischi che devo affrontare per le crisi del debito sovrano. E l'ammontare di questo deterioramento, secondo il responsabile del dipartimento Capital Markets del Fondo, Jose Vinals, è di circa 300 miliardi euro.

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