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Ursula e i commissari Guida a chi conta di più

Equilibrio di genere, geografico e politico. La nuova Commissione europea, tredici donne e 14 uomini, disegnata dalla presidente eletta, la tedesca Ursula von der Leyen, è il tentativo di soddisfare tutti gli azionisti dell’esecutivo: gli Stati membri che l’hanno designata alla guida della Ue e i gruppi politici del Parlamento europeo che l’hanno eletta. Contemporaneamente ha dovuto rappresentare le priorità politiche della sua presidenza. L’Europa dovrà fronteggiare il cambiamento climatico, le trasformazioni sociali ed economiche legate alla digitalizzazione, sviluppare un’economia sociale di mercato improntata all’inclusione e all’uguaglianza. Dovrà anche riformarsi.

Il «podio»

Non tutti i portafogli sono uguali. Alcuni sono più pesanti di altri perché gestiscono più fondi provenienti dal bilancio dell’Ue oppure perché prendono decisioni che incidono più profondamente sulla vita dei cittadini Ue. Per tradizione i portafogli più appetiti sono gli Affari economici (ora ribattezzato Economia), la Concorrenza, il Mercato interno e il Commercio. Ma nella nuova Commissione hanno un ruolo di rilievo anche i portafogli assegnati ai vicepresidenti esecutivi, perché si trovano a coordinare o a gestire più aree (cluster). L’Italia è uscita vincitrice dai negoziati. Nonostante l’opposizione dei Paesi nordici, è riuscita a far ottenere a Paolo Gentiloni il portafoglio dell’Economia, che tra le varie competenze ha quella di giudicare le leggi di Bilancio dei Paesi Ue. Ma nel farlo dovrà «assicurare l’applicazione del patto di Stabilità e crescita, usando tutta la flessibilità permessa dalle regole», come si legge nella lettera d’incarico ricevuta da von der Leyen. Gentiloni dovrà anche lavorare a uno schema europeo di riassicurazione per i sussidi di disoccupazione in collaborazione con il commissario al Lavoro. E coordinare e lanciare un nuovo piano di investimenti.

Tra i compiti del portafoglio dell’Economia anche il disegno di una nuova politica fiscale adeguata per l’economia digitale (web tax, carbon border tax, tasse sulle imprese omogenee a livello europeo, lotta all’evasione fiscale). Gentiloni dovrà però lavorare in «collaborazione» con Valdis Dombrovskis, l’ex premier lettone dei popolari, promosso a vicepresidente esecutivo, che ha ampliato le proprie deleghe: mercati finanziari, euro, partecipazione della Commissione all’Ecofin e all’Eurogruppo, dialogo con il Parlamento Ue e con la Bce.

La tradizione finora aveva evitato di vedere riconfermati in un determinato ruolo i commissari che facevano più mandati. Invece sono stati riconfermati e rafforzati Valdis Dombrovskis e la liberale danese Margrethe Vestager, che ha mantenuto la Concorrenza, e ha aggiunto l’incarico di preparare l’Europa all’«Era digitale». Lavorerà in stretto contatto con la francese liberale Sylvie Goulard che ha un super portafoglio: Mercato interno che vuol dire economia digitale, mercato unico, economia circolare e in più una direzione speciale per l’Industria della difesa e spazio. Il presidente francese Emmanuel Macron è tra i grandi vincitori di questa partita. Un po’ ridimensionato ne esce invece Frans Timmermans, non tanto per il portafoglio quanto per il titolo: avrebbe voluto essere «first vice president» come nella Commissione Juncker. Per un po’ è stato in gara per guidare la Commissione, invece si ritrova vicepresidente esecutivo come Vestager e Dombrovskis. Ma il cluster che ha in mano clima e sostenibilità — l’«European green deal» — è cruciale per il futuro dell’Europa. Anche l’Irlanda è stata trattata bene, sorta di compensazione per quello che dovrà affrontare con la Brexit: a Phil Hogan è stato affidato il Commercio. Sarà lui a negoziare gli accordi con la Gran Bretagna una volta che Londra avrà lasciato la Ue. Vincitrice morale è la Grecia, trattata duramente da Bruxelles durante il piano di salvataggio draconiano: Margaritis Schinas, ex capo della Comunicazione nella Commissione uscente, ha ottenuto una vicepresidenza per la protezione del nostro modo di vivere europeo (definizione già contestata a von der Leyen), con delega all’Immigrazione. Anche la bulgara Mariya Gabriel ottiene un portafoglio di peso: quello dell’Innovazione e ricerca a cui si aggiunge la Gioventù (Istruzione e programma Erasmus). Alla Polonia, maggiore destinataria dei fondi agricoli, è stata riconosciuta la fedeltà: l’aver votato von der Leyen le ha garantito l’Agricoltura. Ma Janusz Woiciechowski ha perso la competenza sugli aiuti di Stato in quel settore perché è finita sotto l’Antitrust di Vestager.

Le riforme

La vera sfida l’ha accettata il Portogallo. L’ex vice governatrice della Banca centrale di Lisbona, Elisa Ferrera, dovrà gestire Coesione (Politica regionale) e Riforme. Un budget di circa 373 miliardi (a prezzi correnti) cui se ne aggiungono altri 22 del Supporto per le riforme strutturali. Ma la presidenza finlandese proporrà come base del negoziato con il Parlamento europeo per il prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Ue l’1,06% del reddito nazionale lordo dell’Unione, lo 0,05% in meno della proposta della Commissione uscente. Il taglio ammonterebbe ad almeno 60 miliardi su 7 anni rispetto alla proposta iniziale e si concentrerebbe proprio sulla Coesione. Solo per l’Italia sarebbe una perdita di circa 2,5 miliardi.

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