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«Urgente la riforma fiscale»

di Nicoletta Picchio

Non si sente «ingenerosa» nei confronti del governo, come ieri l'ha giudicata il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. E non si tratta «di protestare per ciò che non è stato fatto». La questione, sottolinea Emma Marcegaglia, sta tutta in quello scarso 1% di crescita a cui l'Italia resta inchiodata. E incalza la politica: «C'è incapacità di guardare a medio termine, si segue l'emergenza e si va a caso». Mentre servirebbe un piano per la crescita che guardi lontano, come stanno facendo Germania e Inghilterra.

«Non vogliamo essere ascoltati in quanto imprenditori. In Italia c'è un problema economico fortissimo: le imprese non ce la fanno, non c'è domanda interna. Non ce la fanno i lavoratori: crescendo all'1% non riusciremo nemmeno a riassorbire la disoccupazione. Questa è la voce di Confindustria, che va ascoltata, ma è anche la voce del sindacato, delle organizzazioni di impresa, della gente».

La presidente di Confindustria parla a Lecco, all'assemblea degli industriali, il giorno dopo la diffusione del videomessaggio messo sul sito confederale, in vista delle Assise del 7 maggio. «Mai come adesso gli imprenditori si sentono soli», solo le parole della presidente, che hanno subito diviso maggioranza e opposizione. Ma la Marcegaglia si smarca dalle interpretazioni: «Non spetta a noi dare voti al governo, né dire se ne serve uno nuovo. Noi richiamiamo ai temi veri, vogliamo mettere al centro la crescita, cerchiamo di suggerire soluzioni. Non è questione di essere ingenerosa: gli imprenditori nella competizione internazionale non vedono scelte forti a favore della crescita». E aggiunge: «Abbiamo dato atto all'esecutivo di aver tenuto i conti a posto durante la crisi. Non è colpa solo del governo se l'Italia non cresce: dobbiamo lavorare tutti insieme, politici, imprenditori e sindacati». Le Assise saranno un momento di riflessione interna: «È una grande adunata di imprese, senza politici. A porte chiuse, per discutere quello che vogliamo da noi stessi, dai sindacati, dalla politica».

Diversa è la situazione in altri Paesi: «I governi di Germania e Inghilterra hanno lanciato un grande piano per la crescita. Noi abbiamo lanciato un appello sulla solitudine delle imprese per sottolineare che ci sono problemi internazionali, dal Giappone al Nord Africa, lo scenario è complicato e imprese e lavoratori non vedono prospettive chiare». Non giova il rialzo dei tassi: «In una congiuntura difficile, con un dollaro debole, un euro così forte e questi prezzi delle materie prime rende la situazione più complessa» e sarebbe «drammatica» una restrizione del credito a causa di Basilea 3.

Il governo deve agire, quindi. Serve una riforma del fisco, «fondamentale, la pressione fiscale su lavoratori e imprese è la più alta d'Europa», più attenzione a ricerca e innovazione, «le spinte pubbliche sono state quasi del tutto tagliate, cosa che non succede negli altri paesi». Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha annunciato una «frustata» all'economia. «Attendo curiosa e attenta – ha risposto la Marcegaglia – Brunetta è una persona seria, mi auguro che queste cose arrivino: abbiamo bisogno di concretezza».

E ieri ha ribadito il no allo Stato nell'economia: «Lo Stato deve fare poche cose e bene, investire in occupazione, scuola, ridurre le tasse. Non credo che debba decidere i settori strategici. Nel passato lo Stato in economia ha prodotto danni enormi. Facciamo crescere le aziende che ci sono dando più spazio al mercato: è questa la scommessa che dobbiamo vincere».

 

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