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Upb: il Pil 2021 sfiora il 6% Il 2022 supera il pre Covid

È la prima volta che il 6% (di crescita dell’economia) compare in un documento ufficiale, anche se solo sfiorandolo. Per l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) il Pil italiano è destinato a crescere «di quasi sei punti percentuali quest’anno e di oltre quattro nel prossimo», anche se il documento parla di una previsione puntuale al momento del 5,8%. L’economia si riporterebbe su valori prossimi a quelli registrati prima della pandemia nella prima metà del 2022. «La marcata revisione al rialzo delle stime sul 2021, rispetto a quelle formulate in aprile per la validazione delle previsioni governative, è principalmente ascrivibile alla sorpresa sul Pil del secondo trimestre. Per quest’anno si attende un maggiore contributo sia della domanda estera sia di quella per investimenti, la cui componente pubblica potrà essere trainata in misura non trascurabile dall’avvio dei progetti del Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza» scrive l’Upb, organismo indipendente nato nel 2014 per svolgere funzioni di vigilanza sulla finanza pubblica anche per monitorare l’attuazione del mai attuato pareggio di bilancio. «Il quadro macroeconomico dell’economia italiana resta circondato da un’incertezza molto elevata nel confronto storico. Sebbene i rischi siano sia positivi sia negativi, tendono a prevalere quelli al ribasso. L’elevato stock di risparmio accumulato durante la crisi potrebbe favorire, nel medio termine, una dinamica della spesa delle famiglie più vivace di quanto prefigurato. Tuttavia la recrudescenza della pandemia in atto, nonostante il buon passo della campagna vaccinale, rischia di incidere sulla fiducia delle famiglie e di condurre a nuove restrizioni». La nuova ripresa dei contagi in corso rischia, in sostanza, di incidere sulla fiducia degli operatori economici, al momento su valori elevati, riverberandosi sulle decisioni di consumo e di investimento. «Gli indicatori più rilevanti per valutare la pericolosità della circolazione del virus si basano ora sul sovraccarico delle strutture ospedaliere. I rischi per l’economia si accentuerebbero quindi se la nuova ondata portasse tensioni sul sistema sanitario, tali da richiedere nuove restrizioni alle attività economiche». Non solo: «In queste proiezioni si assume che le misure di sostegno alle famiglie e alle imprese operino efficacemente e che l’utilizzo da parte dell’Italia dei fondi europei del programma Next Generation Ue permetta di avviare tempestivamente i progetti di investimento predisposti con il Pnrr. Un’attuazione parziale, ritardata o inefficiente, di tali interventi comporterebbe quindi il venire meno di un rilevante fattore di sostegno alla crescita».

Insomma, luci e ombre, ma con previsioni certamente positive: «L’attività produttiva verrebbe sostenuta dalla domanda interna, che beneficia ancora di una politica di bilancio espansiva». Nel 2022 il Pil rallenterebbe, si fa per dire, al 4,2%, ma continuerebbe a essere sospinto dalle misure finanziate con il bilancio pubblico e con i fondi europei del Recovery Plan. Sulla base di stime effettuate dall’Upb, il pieno ed efficace utilizzo delle risorse del Pnrr innalzerebbe il Pil per circa due punti percentuali entro l’anno prossimo. In base agli indicatori congiunturali disponibili nel terzo trimestre 2021 «l’economia italiana continuerebbe a espandersi, sebbene a un ritmo più moderato rispetto a quello registrato in primavera». Dal punto di vista del mercato del lavoro, nel primo trimestre di quest’anno l’input di lavoro è risultato in leggera diminuzione, pressoché in linea con la sostanziale stagnazione del Pil. Il numero delle persone occupate ha invece subìto un’accentuata contrazione (-1,1 per cento, 243.000 persone in meno sulla base della rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro), determinata dalla flessione dell’occupazione alle dipendenze permanente e della componente degli autonomi; in controtendenza, l’occupazione a termine ha registrato un incremento (0,6 per cento).

Il numero di persone in cerca di occupazione ha ripreso ad aumentare nel trimestre iniziale di quest’anno (4,1 per cento su base congiunturale, oltre 100mila unità) e tuttavia è aumentato il numero di individui inattivi. Proseguendo una tendenza in atto dal terzo trimestre del 2020, il tasso di disoccupazione è ancora cresciuto (al 10,4 per cento) per effetto di una flessione dell’occupazione ben superiore a quella delle forze di lavoro.

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