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Un’unione politica per blindare il rigore e la crescita

di Gerardo Pelosi

Il "Berg heil", lo"scavallamento", benvenuto alla cima da chi ha finalmente lasciato a valle insidie e preoccupazioni resta ancora lontano per tutta l'Unione europea, non solo per l'Italia. Il cancelliere Angela Merkel, ieri a Palazzo Chigi con Mario Monti e poi al Quirinale con Giorgio Napolitano, guarda in faccia la realtà di un continente che fatica a stare dietro alla globalizzazione, che sa di non avere completato i propri compiti a casa, che è consapevole che c'è bisogno di più Europa, non di meno Europa per risolverli. «I Paesi Ue – dice la Merkel – devono darsi da fare perché abbiamo davanti sfide enormi». Ecco perché, dice la cancelliera a Monti e Napolitano «serve più unione politica; solo così possiamo avere i mezzi per realizzare l'unione economica».
La cancelliera avverte che l'Italia «non ha risolto al 100% i suoi problemi». Apprezza, tuttavia, le «riforme coraggiose» introdotte dal premier italiano ma è lo stesso Monti, poi, ad ammettere che l'emergenza non è passata anche se «l'Italia ha fatto da sola senza chiedere nulla al Fondo Salva Stati». Certo, aggiunge, «non abbiamo ancora superato le Alpi anche se stiamo volentieri al di qua delle Alpi; abbiamo però arrestato la tendenza tettonica in direzione sud-orientale che, qualche mese fa, stava trasportando impercettibilmente la penisola italica verso quella ellenica». Tendenza scongiurata anche se «i compiti a casa non sono affatto finiti».
Difficile individuare qualche differenza di valutazione sulle priorità europee tra Monti e Merkel. L'asse Roma-Berlino sembra reggere alla prova dei fatti anche quando si tratta di blindare il fiscal compact o cooperare più strettamente sulla fase 2, quella della crescita, dei servizi, delle infrastrutture, dell'occupazione, tutti temi che saranno al centro del prossimo Consiglio europeo di giugno. Ma Italia e Germania, prima di quella data, metteranno a punto accordi di collaborazione economica e industriale che facciano da apripista alle decisioni europee. Monti e Merkel condividono la necessità di fare presto, di approvare prima dell'estate i due grandi patti, quello per blindare i conti pubblici con il fiscal compact e quello di solidarietà sul fondo Salva Stati Esm. Ma, forse, neppure questo basterà. La cancelliera spiega che «i concorrenti extra europei si sono fatti più forti e l'Ue deve affermarsi superando la prova; noi europei siamo solo il 7% della popolazione mondiale e serve più coesione tra di noi».
Una cosa è certa: la crisi dell'Eurozona ha messo a nudo le debolezze del continente. Ecco perché, osserva la Merkel, i patti sui conti e sulla solidarietà vanno «blindati politicamente». Serve più Unione politica «per avere i mezzi necessari a realizzare l'Unione economica». L'Europa, del resto, non è solo un mercato ma un grande fattore di stabilità nella politica internazionale. E così Merkel e Monti valutano insieme anche la crisi siriana e la questione nucleare iraniana dove la comune speranza è che Teheran accetti di tornare al tavolo di negoziato. Insomma, un'Europa unita anche nella politica estera e di difesa come quella alla quale sta silenziosamente lavorando il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, che per il 20 marzo ha indetto a Berlino un seminario informale su un progetto di nuova Costituzione europea per il rilancio dell'Europa politica. Otto i Paesi invitati tra cui l'Italia che sarà presente con il responsabile della Farnesina, Giulio Terzi. Quest'ultimo, però, solo pochi giorni fa in Danimarca ha affermato che i tempi per un rilancio dell'Europa politica non sono «ancora maturi». Una vera "doccia fredda" per il Movimento europeo italiano e quello tedesco che hanno lanciato un appello sottoscritto da 27 personalità dei due Paesi (per l'Italia Giuliano Amato, Emma Bonino e Lapo Pistelli) e che hanno rilanciato l'iniziativa ieri in un convegno organizzato dalla Fondazione Ebert e dalla Fondazione Trentin. Si è discusso della road map da seguire: una dichiarazione politica comune italiana e tedesca in fase di approvazione del fiscal compact e, nel Consiglio di fine giugno, un gruppo di Paesi che si faccia interprete della necessità di rilanciare il progetto di Unione politica interrotto nel 2005 dopo la bocciatura della Costituzione europea da parte di Francia e Olanda. Ma le posizioni di Terzi sono al centro di alcune interrogazioni parlamentari e avrebbero reso sempre più tesi recentemente i rapporti tra la Farnesina e il ministro delle politiche comunitarie Enzo Moavero Milanesi.
 

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