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Uno su quattro sotto 10 mila euro

«La distribuzione del carico fiscale e contributivo tra i lavoratori e le famiglie», illustrata nel Focus diffuso ieri dall’Istat, mostra un Paese dove il prelievo sul lavoro è eccessivo, in alcuni casi supera lo stipendio netto, ma pieno di incongruenze, spiegabili solo con un alto livello di evasione. Risultato: la progressività insita nel sistema penalizza molto chi non evade, in particolare coloro che hanno un reddito medio-alto. 
I dati sono del 2012. Data la crisi, la situazione dei redditi non ha subito cambiamenti di rilievo, mentre sul carico fiscale il governo Renzi è intervenuto prima con il bonus di 80 euro al mese e il taglio dell’Irap e poi con gli sgravi sulle assunzioni a tempo indeterminato.
Il costo medio del lavoro dipendente al lordo delle imposte e dei contributi sociali è stato di 30.953 euro nel 2012, ma al lavoratore sono entrati in tasca solo 16.498 euro netti (1.375 euro al mese), il 53,3%. Il resto, cioè il 46,7%, è andato in imposte e contributi, di cui il 25,6% a carico dei datori di lavoro e il 21,1% dei lavoratori. Il cuneo fiscale e contributivo cresce all’aumentare del reddito e quindi in genere con l’età, il titolo di studio, l’anzianità di servizio. Tra i dirigenti era del 52,2%. Passiamo ora dai dipendenti ai lavoratori autonomi. Il loro reddito lordo è stato in media di 23.432 euro, cioè circa 7.500 euro in meno di quello dei dipendenti, ma il netto praticamente lo stesso: 16.237 euro. Per gli autonomi, infatti, il cuneo fiscale e contributivo rappresentava in media il 30,7%.
L’incidenza delle imposte dirette sui redditi lordi al netto dei contributi sociali, continua l’Istat, è stata del 21,3% per i dipendenti, del 17,5% per i pensionati e del 17,1% (Irap inclusa) per gli autonomi e, tra questi ultimi, del 14,7% per gli artigiani e del 15,5% per i commercianti. «Il minor carico fiscale delle famiglie con reddito da lavoro autonomo — si legge nel Focus — particolarmente visibile nella classe di reddito fino a 15 mila euro, è da attribuire agli effetti di alcuni provvedimenti in materia di tassazione dei redditi degli autonomi e alla revisione al ribasso dei parametri degli studi di settore».
I dati che appaiono più distanti dalla realtà riguardano la distribuzione dei redditi lordi. Il 25,8% si colloca sotto i 10 mila euro (meno di 833 euro lordi al mese), il 54% tra 10 mila e 30 mila, il 17,6% tra 30 mila e 70 mila e solo il 2,4% oltre i 70 mila. Confermate le differenze tra lavoratori. I dipendenti con un reddito fino a 15 mila sono il 39%. Superano il 55%, invece, tra gli autonomi.
Nel 2012 l’aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare è stata del 19,4%: meno nel Mezzogiorno (16,3%), più nel Nord-Est (19,9%), nel Centro (20,1%) e Nord-Ovest (21%). «Data la progressività del sistema, l’aliquota media d’imposta cresce più che proporzionalmente all’aumentare del reddito». In particolare, «per i redditi superiori a 55 mila euro l’aliquota media applicata al reddito da lavoro dipendente risulta di 8 punti superiore alla componente da lavoro autonomo».
Sempre ieri, la Svimez ha diffuso uno studio sulla crisi e i redditi delle famiglie: sono mediamente scesi del 24,8% nel periodo 2007-12 nel Sud mentre al Nord sono cresciuti dell’1,7%. Infine, l’Ocse certifica che nel 2013 il Pil procapite in Italia era inferiore del 30% rispetto alla media dei primi 17 Paesi industrializzati mentre lo era del 22,7% nel 2007. Pil procapite che, dice l’Istat, è stato in media di 26.700 euro nel 2013 con forti differenze: 17.200 euro nel Mezzogiorno, 31.700 euro nel Centro-Nord. Al primo posto c’è la provincia di Bolzano con 39.800 euro, ultima la Calabria con 15.500.

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