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Uno stop ai furbetti dell’Isee

Altolà ai «furbetti» dell’Isee: il nuovo strumento per misurare la situazione economica delle famiglie che dà il via libera all’accesso a prestazioni sociali agevolate, infatti, sarà in parte frutto di autocertificazione, ma le (ben più importanti) informazioni fiscali e previdenziali si otterranno incrociando le banche dati delle amministrazioni. E non varrà più, come punto di riferimento, l’ultima dichiarazione dei redditi, bensì un indicatore «corrente» riferito a tempi più ravvicinati, perché la crisi può far peggiorare rapidamente la condizione finanziaria dei cittadini. Licenziata ieri dalla Conferenza unificata, la riforma dell’indicatore, usato oggi da quasi il 30% della popolazione, è stata presentata a Roma dai ministri degli Affari regionali e del Welfare Graziano Delrio ed Enrico Giovannini, insieme ai presidenti delle organizzazioni di regioni, province e comuni, Vasco Errani, Antonio Saitta e Alessandro Cattaneo, prima dell’approdo in Parlamento, dove il governo si augura viaggi «con celerità, avendo avuto già un lungo iter». Ecco cosa prevede il restyling.

Controlli più stringenti. La veridicità delle informazioni (finora tutte auto-dichiarate) sullo stato economico del nucleo sarà, d’ora in avanti, desunta dai database delle amministrazioni: non potranno essere, perciò, in futuro falsate le comunicazioni fiscali, né quelle sulle prestazioni ricevute dall’Inps. Uno strumento così affidabile, dichiara Cattaneo, «lo aspettavamo da tempo, anche perché i comuni agiscono in situazioni sempre più complicate». E le province si sono già proiettate in avanti. Riferisce a ItaliaOggi Saitta: «Noi diamo, ad esempio, l’indennità di disoccupazione e avevamo notato degli abusi, persone cioè che manifestavano un tenore di vita incompatibile con l’Isee certificato. Ma non riuscivamo a dimostrarlo. Con il nuovo metodo, invece, lo spazio per fare i furbi si riduce. Per questo, nei mesi scorsi, abbiamo effettuato delle simulazioni esaminando reddito e patrimonio di un campione di persone: sono venute a galla delle incongruenze, soprattutto fra chi, pur non possedendone i requisiti, beneficiava di facilitazioni per viaggiare sui mezzi di trasporto pubblici. E», sottolinea il numero uno dell’Upi, «togliendo determinati servizi a chi non ne ha diritto, sarà possibile avere risorse maggiori per coprire dei reali bisogni».

Novità sul reddito. Non farà più fede l’ultima dichiarazione dei redditi, ritenuta non pienamente attendibile, nell’attuale stagione critica, a fronte di possibili «cadute». Si introduce, infatti, l’opportunità di calcolare un Isee «corrente», ovvero più rispondente alla realtà economica del dichiarante (un membro potrebbe, rispetto all’anno precedente, avere da poco perso il posto, o percepire un ammortizzatore sociale); si adotta, poi, una definizione ampia di reddito, in cui si include quello Irpef, tutte le entrate tassate con regimi sostitutivi, o a titolo d’imposta, e tutti i redditi esenti. Una formula all’insegna dei principi di «equità e giustizia», che secondo Delrio sono alle fondamenta della riforma trasmessa alle commissioni parlamentari; inoltre, la revisione comprende «importanti abbattimenti del reddito» quali una quota da lavoro dipendente («per tenere conto dei costi di produzione del reddito stesso»), e una dalle entrate per pensioni, che consentirà di considerare particolari «situazioni di povertà». L’indicatore che stiamo adoperando deve essere archiviato quanto prima, afferma Giovannini, convinto che «un giorno in più col vecchio sistema è un giorno in più di ingiustizia».

Costi dell’abitare. Valutazione simmetrica per le famiglie proprietarie di casa (in cui vivono), e per quelle che pagano un affitto, mediante una «riduzione della componente reddituale»: sarà ritenuto patrimonio esclusivamente il valore dell’abitazione, che eccede la quota economica del mutuo in essere, mentre la stima della prima casa sarà abbattuta «a due terzi». Per quel che concerne il patrimonio, una «maggiore valorizzazione viene raggiunta riducendo la franchigia della componente mobiliare», articolata, però, in funzione di quanti sono i componenti del nucleo; il «peso» degli immobili è quello rivalutato ai fini Imu, e saranno prese in esame anche le proprietà all’estero.

Scala di equivalenza. Il parametro per confrontare le famiglie «con numerosità diverse» subisce ritocchi, laddove «per tenere in considerazione i figli successivi al secondo, la scala viene maggiorata di un ammontare crescente» al salire della cifra dei figli, da tre in poi.

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