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Uno spesometro pluriaccessoriato

di Alessandro Felicioni 

Lo spesometro, l'arma a doppio taglio più incisiva nelle mani dell'Agenzia delle entrate, lascia ancora un po' di respiro ai contribuenti. Scadrà, infatti, il 31 dicembre il termine per inviare la comunicazione relativa alle operazioni rilevanti compiute nel 2010. La proroga, rispetto all'originaria data del 31 ottobre 2011, è stata ufficializzata dall'Agenzia delle entrate con il provvedimento del proprio direttore datato 16/9/2011.

In realtà (si veda altro articolo in pagina) accanto alla proroga il provvedimento modifica, in maniera non trascurabile, i dati e gli elementi da inserire nella comunicazione, affinando ancor più uno strumento che rischia di assumere un ruolo di primaria importanza nella lotta all'evasione. Lo spesometro, infatti, da un lato rende praticamente tracciabili tutte lo operazioni di importo minimo (superiori a 3 mila euro) poste in essere da soggetti passivi di Iva, e dall'altro costituisce un valido sistema per individuare soggetti che effettuano acquisti di ammontare rilevante in presenza di redditi dichiarati non in linea con tale capacità di spesa. Intanto, il dover comunicare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, fa rivivere, nella sostanza, l'elenco clienti-fornitori; la modalità telematica dell'invio permette ora un immediato e facile incrocio delle posizioni attive e passive dei soggetti Iva, con evidenti conseguenze dal punto di vista dei controlli e delle verifiche.

Lo spesometro, in questa veste, non può che affiancarsi alle indagini finanziarie, così come da ultimo, anch'esse rafforzate, e ammesse in via preventiva. Riconciliando i dati bancari e le comunicazioni inerenti lo spesometro, ben difficilmente qualche operazione potrà sfuggire all'attenzione del fisco. La seconda potenzialità dello spesometro è legata al fatto che la nuova comunicazione delle operazioni rilevanti Iva (detta spesometro) è strettamente legata al nuovo accertamento sintetico (articolo 38 del dpr 600/1973, modificato dalla manovra economica 2010), in base al quale le spese effettuate dal contribuente vengono considerate come reddito complessivo presunto dell'anno.

Individuando i soggetti in grado di sostenere spese di elevato importo, l'amministrazione finanziaria può concentrarsi sugli stessi e verificare se i redditi da essi dichiarati siano in linea con il tenore di vita adottato. È un redditometro dettagliatissimo grazie al quale il rozzo accertamento sintetico trova la propria evoluzione. Confrontando i dati di spesa con i dati di capacità contributiva classici sarà facile attivare l'accertamento sintetico proprio laddove non solo il patrimonio del contribuente risulta non in linea con i redditi dichiarati, ma altresì dove tali redditi non sembrano congrui nemmeno con l'attuale capacità di spesa. Se infatti è ben possibile smontare l'accertamento sintetico dimostrando che i beni di proprietà sono stati acquistati in epoche diverse da quelle oggetto di accertamento, la capacità di spesa individuata dallo spesometro non può che essere riferita al possesso di ricchezza attuale e non pregressa. In tal modo appare molto più arduo smontare la presunzione dello spesometro rispetto a quella dell'accertamento sintetico classico. Le associazioni di categoria, ovviamente, sono insorte: le problematiche sarebbero anche di natura operativa per la mole di dati richiesta e per i nuovi adempimenti posti a carico delle imprese. La semplificazione, comunque, per ora sembra lontana; anzi, come anticipato, la proroga di due mesi si accompagna con l'introduzione di ulteriori dati da inserire nella comunicazione.

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