Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Uno scudo di swap valutari

Il messaggio è stato ripetuto in modo martellante negli ultimi giorni prima del voto di ieri sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea. Le banche centrali sono pronte.
Del resto, quando c’è un’emergenza finanziaria sono sempre loro le prime istituzioni a essere investite dall’urto. E a dover rispondere immediatamente, anche per evitare che si diffonda il panico. Ma, proprio per questo, hanno sviluppato un repertorio di strumenti già testato da crisi ben più gravi di quella a cui ci si è preparati in occasione del voto su Brexit.

«La Banca centrale europea è pronta a tutte le eventualità», ha ribadito il suo presidente, Mario Draghi, nella sua audizione al Parlamento europeo questa settimana. Il che non vuol dire che le banche centrali prendano la situazione sotto gamba, anzi, si può dire che Brexit ha occupato molte delle loro preoccupazioni nelle ultime settimane. Non c’è un piano, si è spinto a dire Draghi nella sua audizione, un modo per sottolineare che, a meno di cataclismi per ora impensabili, c’è un copione da seguire, sperimentato in altre occasioni, e non misure eccezionali. È lo stesso tasto su cui aveva insistito recentemente Benoit Coeuré, che alla Bce ha responsabilità dei mercati finanziari.
«Nel breve periodo – ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco al forum sul voto inglese organizzato dal Sole 24 Ore martedì scorso – è molto probabile che se la Gran Bretagna uscisse dall’Unione europea, si vedrebbero conseguenze sui mercati finanziari. Ma le banche centrali sono pronte a fare la loro parte per ridurre gli effetti negativi. Sia la Bce, sia la Bank of England. Se si creasse un difetto di liquidità nei mercati, si potrebbe intervenire attraverso operazioni di swap sterlina-euro o sterlina-dollaro. Oppure si potrebbero avviare interventi specifici di rifinanziamento, qualora se ne creasse il bisogno soprattutto in Gran Bretagna. Poi c’è sempre la leva dei tassi, forse poco utilizzabile dalla Bce, ma ancora manovrabile da parte della Bank of England. Le banche centrali sono insomma attrezzate per rispondere a un’eventuale turbolenza. L’incertezza potrebbe anche pesare sugli investimenti, e questo potrebbe avere conseguenze sulla crescita, anche oltre il breve periodo».
Nell’elenco delle misure presentato da Visco ne manca una, la comunicazione, un’arma ormai importantissima nel central banking di oggi. È probabile che, dopo un’immediata consultazione telefonica, la prima risposta delle banche centrali sia un intervento verbale, che potrebbe prendere la forma di un comunicato della Banca d’Inghilterra, ma più probabilmente congiunto con le altre grandi banche centrali globali (la Bce, ma anche la Federal Reserve e le banche di Giappone e Svizzera) per ricordare appunto ai mercati che ci sono gli strumenti per fornire liquidità, di solito la prima vittima della paralisi dei mercati che può derivare da situazioni estreme, anche in valuta.
Gli accordi di swap fra le principali banche centrali, cui fa riferimento Visco, sono stati creati con la grande crisi finanziaria globale degli anni scorsi e sono ancora in atto. Per cui si potranno avere sterline, o euro, o dollari, a piacimento.
Può esserci poi la necessità di far fronte a problemi di singole istituzioni. Il governatore della Banca d’Italia ricorda che è più probabile che questo avvenga fra le banche o altre istituzioni finanziarie del Regno Unito, che in fondo è l’epicentro della vicenda. Ma non è escluso che le ripercussioni si facciano sentire altrove: da tempo i mercati hanno per esempio nel mirino le banche italiane, considerate l’anello debole del sistema bancario dell’eurozona. Anche in questo caso, le banche centrali sono pronte al finanziamento con i loro strumenti ordinari. Nel caso della Bce ce n’è uno, entrato in uso proprio in questi giorni, creato con altre finalità, cioè per spingere il credito all’economia reale, ma che potrebbe essere utilizzato nell’occasione dalle banche a scopo precauzionale: è la prima di quattro Tltro2, finanziamenti quadriennali della Bce alle banche a tasso zero.
Una manovra sui tassi è da considerare meno probabile, soprattutto nel caso della Bce, come ha ricordato Visco, anche perché si è ormai a zero, ma la Banca d’Inghilterra ha un po’ di margine.
Molto dipenderà dall’entità dello shock. È difficile prevedere l’impatto, sia sui mercati finanziari sia sull’economia reale, ha osservato Draghi al Parlamento europeo. Nelle banche centrali nessuno si sbilancia. Anche perché i mercati hanno abituato a reazioni imprevedibili, mentre l’economia reale è in una situazione di tale fragilità, soprattutto nell’area euro, che un nuovo shock potrebbe frenare quel poco di crescita che c’è e complicare ancor di più il compito della Bce di normalizzare la situazione della ripresa e dell’inflazione. Semmai richiederebbe un’accelerazione sulle riforme strutturali più volte invocata dalla Bce e che, come ha ricordato Visco al forum, va al di là di quello che può fare la politica monetaria.
È chiaro che il problema va al di là della Manica e dei confini dell’Europa. «Alle ultime riunioni del G-20 – ha dichiarato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, allo stesso forum del Sole 24 Ore – Brexit è considerato uno shock capace di rafforzare i rischi al ribasso della crescita economica mondiale».La prova si è avuta quando il presidente della Fed, Janet Yellen, ha additato Brexit come uno dei pericoli che hanno indotto la banca centrale americana a rinviare un possibile rialzo dei tassi.
Se tutto andrà liscio, Draghi, Yellen e il governatore della Bank of England, Mark Carney, avranno modo di celebrare la prossima settimana al forum che riunisce il Gotha del central banking della Bce a Sintra, in Portogallo.

Alessandro Merli

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa