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«Universal Credit sarà polo del rating, ma non in Europa»

Una joint-venture in cui nessuno dei partner avrà per ora una posizione dominante e con una “mission” molto chiara: riformare il sistema internazionale del merito di credito, sviluppare nuovi criteri internazionali di rating, realizzare un sistema di supervisione indipendente e diffondere su scala globale informazione imparziale sui rating. Si presenta così Universal Credit Rating Group, la nuova agenzia di rating che mette insieme le forze della cinese Dagong, della statunitense Egan-Jones e della russa RusRating.
L’obiettivo è creare un’alternativa su «scala globale» al predominio quasi assoluto delle “tre sorelle” Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch. Queste si dividono ancora il 90% del mercato mondiale dei rating (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) nonostante la pesante perdita di credibilità che hanno dovuto incassare dalla crisi dei mutui subprime in avanti. Dagong (che dettoper inciso l’altro ieri ha declassato l’Italia da A- a BBB e, almeno in termini di comunicazione sembra essere il partner più attivo della joint-venture) attacca da tempo i tre oligopolisti su questo fianco scoperto. In partnership con il fondo sino-italiano Mandarin ha avviato, nei primi mesi dell’anno, l’iter per ottenere la licenza ad operare nella Ue con Dagong Europe. La struttura dell’ufficio europeo, che ha sede a Milano, è ancora embrionale ma il recruitment procede di pari passo con i progressi dei colloqui all’Esma (la Consob europea).
Conversando con il Sole 24 Ore, il presidente di Dagong Global Credit Rating, Guan Jianzhong, ha spiegato che «la nuova entità non ha piani precisi in termini di quota di mercato ma intende offrire una copertura globale del mercato».
Come si concilia questo obiettivo con la costituzione, solo qualche mese fa, della filiale europea? «Per Dagong Europe – è la risposta – non cambia nulla. I programmi restano invariati e non sono compromessi né condizionati dalla nuova iniziativa globale indipendente presentata ieri». Tra Mandarin e i cinesi, infatti, c’è una sorta di patto di esclusiva in base al quale Dagong Europe deve essere l’unico soggetto partecipato da Dagong per tutto il mercato europeo. Ciò significa che la joint-venture con i russi e gli americani «non avanzerà alcuna richiesta all’Esma» per operare nel mercato comunitario, come ha chiarito anche l’amministratore unico di Dagong Europe, Lorenzo Stanca, partner di Mandarin. Il mercato Ue, dunque, resta escluso dall’offensiva della nuova agenzia che punta in primo luogo alle tre aree di riferimento dei partner: Cina, Usa e Russia.
Una precisazione importante che dovrebbe mettere al riparo Dagong Europe da brutte sorprese «in una fase delicata dei colloqui con l’Esma» ha detto ancora Guan Jianzhong, sostenendo che «è nell’interesse dell’Europa dare prima possibile il via libera alla nostra filiale europea, in modo da aprire la strada ai moltissimi investitori cinesi che cercano informazioni affidabili su cui basare i propri investimenti». L’ennesima sfida alle tre grandi: «L’attuale sistema internazionale – ha ripetuto Guan Jianzhong – si è dimostrato inadeguato a produrre rating affidabili e responsabili. Noi vogliamo scardinarlo e introdurne uno indipendente e più equilibrato».

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