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Uniti dall’economia, lontani sull’Europa

Un Putin che non cambia, sempre più simile a sé stesso, che guarda con diffidenza l’Occidente e l’Unione europea relegando l’Italia al ruolo di ottimo partner d’affari ma non di più. Un premier italiano, Enrico Letta, che vuole andare ben oltre i 28 accordi economici firmati ieri (peraltro tutti da “concretizzare”) e cerca inutilmente di spiegare «all’amico Vladimir» la natura di un’Europa pacifica che non coltiva affatto sogni egemonici verso l’Ucraina e i Paesi dell’Est ma è pronta a riaprire il dialogo con Mosca.
Alla fine, il vertice intergovernativo italo-russo riunitosi ieri a Trieste rafforza le già solide relazioni economiche (industria, energia, finanza) tra i due Paesi ma non fa registrare significativi passi avanti sul fronte delle relazioni tra Federazione russa e Unione europea e sul lentissimo cammino per la tutela dei diritti umani.
A testa bassa – come è ormai nel suo stile – Enrico Letta ripete il suo mantra (crescita e occupazione) e spiega che da sette mesi lavora in Italia «per evitare il caos». E quando anche a lui, oltre che a Putin, viene chiesto della decadenza di Berlusconi, il premier la mette così: «Di fronte alle 24 ore che il nostro Paese si appresta a vivere, dal voto di fiducia agli altri appuntamenti al Senato, da parte mia è necessario non aggiungere parole che finiscano per rendere confusa una situazione già non semplice». E aggiunge: «Io mi concentro nel dire questo: noi siamo un Paese che ha un drammatico bisogno di crescere e di agganciare la ripresa. Il rapporto con la Russia ci può aiutare in settori strategici: ecco perché credo si sia fatto molto e credo che io mi debba concentrare perché i risultati di oggi vengano concretizzati». Nessun commento esplicito su Berlusconi, come sempre. Qualcosa di più dice invece Putin pur precisando di non avere l’abitudine di immischiarsi nelle vicende interne di altri Paesi. Nessun commento “scandalizzato” sulla decadenza (come aveva fatto credere il leader di Forza Italia) ma un ragionamento sul ruolo di Berlusconi nelle relazioni tra i due Paesi. «Abbiamo sviluppato buoni rapporti personali in molti anni di lavoro congiunto – ricorda il presidente russo -. Rapporti di amicizia, e questi non cambieranno a seconda della congiuntura politica italiana; penso che questo lo debbano capire e lo capiscano sia i politici, sia i comuni cittadini». Putin dice di non avere il diritto di valutare le azioni di Berlusconi: «È una questione vostra, non mia. Ma posso dire che certamente lui ha fatto molto per lo sviluppo delle relazioni russo-italiane in tutti i campi di cooperazione che hanno un carattere che va oltre i partiti».
Nella sua visione, Putin vede un’Italia che, nonostante la difficile congiuntura «ce la farà a mantenere il suo status in Europa». E che, insieme alle imprese russe, riuscirà a realizzare i numerosi programmi di collaborazione sottoscritti ieri. Anche Letta sottolinea più volte la natura programmatica degli accordi che «creano le basi per tanti nuovi posti di lavoro e le cifre per la crescita». Scontata la diversità di giudizio tra Putin e Letta sull’Ucraina. Secondo il presidente russo «il problema è fra Bruxelles e Mosca». La Russia, secondo Putin, non può permettersi di aprire le frontiere, attraverso l’Ucraina, all’Ue. Ma per Letta «non ci può e deve essere un’alternativa tra la scelta di stare con la Ue o con la Russia». Sarebbe un errore, perché per la loro collocazione e la loro storia Paesi come l’Ucraina «hanno bisogno di entrambi i mondi».
Maggiore sintonia sulle altre questioni di politica internazionale, Libia, Iran, Siria e Afghanistan al centro anche dei colloqui tra i capi delle due diplomazie Emma Bonino e Serghey Lavrov. Italia e Russia esprimono «soddisfazione» dopo l’accordo di Ginevra sul programma nucleare iraniano. Per Letta c’è la speranza che si possa aprire «una stagione nuova di relazioni con la comunità internazionale» mentre secondo Putin «le decisioni prese sul programma nucleare iraniano avranno esiti positivi sulla soluzione dei problemi nella regione» mediorientale.
Positiva anche la valutazione sulla conferenza internazionale di pace sulla Siria, cosiddetta Ginevra 2, la cui data è stata fissata al 22 gennaio. Accordo anche sulla necessità di un’uscita dall’Afghanistan che sia pilotata e non lasci situazioni traumatiche.

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