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Unit linked «trasparenti»

Le polizze unit linked sono prodotti finanziari e non assicurativi, e chi le propone deve dare informazioni precise sui fondi in cui confluiscono i premi. Lo afferma la Corte di appello di Napoli (presidente Giordano, relatore Cataldi) con una sentenza del 10 dicembre 2013, che consolida un orientamento già espresso da altri giudici di merito e dalla Cassazione (ad esempio, con la sentenza 6061/12).
La vicenda
Un’impresa di assicurazione era stata portata in giudizio da alcuni clienti, che avevano sottoscritto delle polizze sulla vita. Alla scadenza del termine, non essendosi verificato il rischio morte, a costoro era stato rimborsato appena il 20% di quanto avevano versato, perché il capitale era stato investito in strumenti finanziari azionari, in particolare in fondi comuni interni “tecnologici”, soggetti a ingenti perdite.
Gli assicurati allora avevano lamentato davanti al tribunale di Napoli che le informative da loro ricevute erano insufficienti e che le polizze vita camuffavano un prodotto finanziario ad alto rischio. Il giudice di primo grado aveva accolto la domanda e aveva applicato l’articolo 23 del Testo unico in materia di intermediazione finanziaria (Dlgs 58/98); aveva così dichiarato l’inadempimento contrattuale della compagnia, che non aveva assolto a tutti gli oneri informativi previsti in favore dell’investitore al quale si offre un prodotto finanziario.
Ma la compagnia ha proposto appello per lamentare che l’articolo 100, lettera f), del Dlgs 58/98 (Tuif), vigente fino al 2005 (quando furono sottoscritte le polizze), escludeva l’applicazione delle sue disposizioni ai prodotti finanziari emessi da banche o ai prodotti assicurativi emessi da imprese di assicurazione. Solo con l’articolo 25-bis della legge 262/2005 l’applicazione delle norme del Tuif era stata estesa ai prodotti finanziari delle banche e delle assicurazioni. Pertanto, all’epoca della stipula, quelle polizze non si potevano considerare prodotto finanziario, né la compagnia di assicurazione poteva ritenersi tenuta ad assolvere i più gravosi obblighi informativi.
La decisione
La Corte di appello respinge la tesi della compagnia di assicurazione e ricorda che l’articolo 100, lettera f), del Tuif non valorizzava solo la provenienza soggettiva del prodotto, ma dava rilevanza soprattutto al suo contenuto. I giudici ricordano anche che già la circolare Isvap 551/2005 definiva le polizze unit linked come contratti di assicurazione sulla vita in cui la prestazione da erogare alla scadenza è direttamente collegata al valore delle quote di fondi di investimento interni.
Nelle polizze oggetto di causa i premi versati dagli assicurati confluivano in un fondo con percentuale tra il 70 e il 100% composto anche da strumenti finanziari derivati; sicché i contratti non potevano garantire una prestazione predeterminabile, dal momento che l’andamento dei mercati azionari è del tutto incerto.
Nelle assicurazioni sulla vita il rischio, riguardante un evento dell’esistenza dell’assicurato, è assunto dall’assicuratore, che può ottenere un profitto in proporzione al tempo che intercorre tra la stipula del contratto e l’evento dedotto. Nelle polizze unit linked, invece, il rischio resta solo a carico dell’assicurato e non dipende dal tempo ma dall’andamento dei mercati finanziari. Per questo allora, secondo i giudici d’appello napoletani, si deve applicare il Tuif e, se la compagnia non prova di avere dettagliatamente informato il cliente delle caratteristiche del fondo, incorre in una responsabilità di natura pre-contrattuale, risarcibile con la differenza tra la somma versata al momento della sottoscrizione e quella minore rimborsata alla scadenza.

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