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UnipolSai vara i concambi di fusione

I concambi per la fusione dei gruppi Unipol e Fonsai non sono cambiati rispetto a quanto deciso nel giugno scorso ma, per mantenerli tali, Unipol Assicurazioni staccherà a favore della holding controllante Ugf (non candidata alla fusione) un dividendo straordinario di circa 150 milioni. La novità è stata annunciata dall’amministratore delegato di Unipol Carlo Cimbri incontrando gli analisti al termine dei cda delle quattro società interessate all’integrazione che hanno approvato, appunto, i concambi ed il piano industriale congiunto 2011-2015 dei due gruppi. Il dividendo straordinario – ha spiegato Cimbri – servirà a riequilibrare le differenti variazioni patrimoniali intervenute tra i due gruppi nel corso del 2012 e, questo punto, il discorso si salda con l’altra novità emersa nel corso dell’incontro, relativa alle riserve.
Reduce da due anni di imponenti rivalutazioni (per oltre 1,4 miliardi) Fonsai – ha spiegato Cimbri – è ancora a corto di riserve per una somma rilevante: 650 milioni. In parte sono già state incrementate nel corso dell’anno ma per il resto graveranno sull’ultimo trimestre. La parte non coperta dai guadagni della gestione corrente (300 milioni) – ha aggiunto l’ad di Unipol – si scaricherà pertanto sull’esercizio di fine anno portandolo ancora una volta in rosso. Anche Unipol avrà bisogno di un ritocco (100 milioni). Nei tre anni del piano che porterà alla completa integrazione dei due gruppi l’incremento di riserve stimato dagli uomini di Bologna sarà di 900 milioni, di cui appunto 750 già decisi per l’anno in corso. La partita degli accantonamenti sugli impegni assicurativi spiega buona parte delle differenti variazioni patrimoniali tra i due gruppi che per il resto trova una giustificazione nel più favorevole (per Unipol) andamento della riserva patrimoniale Afs, relativa alle attività disponibili per la vendita.
La seconda notizia emersa nel confronto con gli analisti riguarda l’ipotesi che non si realizzi una fusione a quattro come progettato ma a tre (Unipol Assicurazioni, Fonsai e Premafin) con la esclusione di Milano Assicurazioni. Il motivo riguarda le azioni di risparmio della Milano che verranno assimilate a quelle di tipo “b” della Fonsai ma che non avranno, all’indomani della fusione, lo stesso privilegio di cui godono attualmente. C’è dunque da considerare l’eventualità che gli azionisti di risparmio si mettano di traverso ed in questo caso Milano assicurazioni rimarrebbe fuori dalla fusione, come società quotata controllata dal nuovo gruppo Unipol-Sai. Il risultato, sul progetto iniziale, sarebbero minori sinergie di costi per circa 40 milioni ma forse – ha osservato Cimbri – la partita potrebbe non rivelarsi vantaggiosa neppure per i soci della Milano. Verranno infatti da quest’ultima gli asset, per 1,7 miliardi, che Unipol si è impegnata a cedere per rispettare le richieste dell’Antitrust e non è detto – ha aggiunto – che si riesca a monetizzare per intero le stime attribuite a quelle attività (incorporate invece nei valori di concambio).
Ed ecco come cambierebbe l’apporto delle diverse società nel nuovo aggregato che nascerà dalla fusione. Nell’ipotesi di una fusione a quattro Ugf peserà per il 63% (il 61% originario più il 2% per i maggiori apporti giunti nel corso dell’aumento di capitale Fonsai), Fonsai per il 24,46%, la Milano per il 10,69% e Premafin per lo 0,85 per cento. Nell’ipotesi di integrazione a tre la quota di Ugf salirebbe al 70,53%, quella di Fonsai al 28,50% e quella di Premafin allo 0,97 per cento.
Quanto ai target del piano industriale le nuove stime di premi indicate da Cimbri per il 2015 (8,9 miliardi) scontano una minore raccolta per effetto di un peggioramento del quadro congiunturale del settore ma il minor assorbimento di capitale (in relazione ai premi) dovrebbe comportare anche una migliore solidità patrimoniale con un solvency ratio che nel 2015 si dovrebbe attestare intorno al 180%, 12 punti in più rispetto alle stime precedenti.
Le decisioni dei Cda sono state approvate con l’astensione di Giampaolo Galli (Fonsai) ed il voto contrario del rappresentante dei Ligresti in Premafin.

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