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Unipol vara la bad bank «di gruppo»

La filosofia di fondo sarebbe più vicina a quella di Intesa Sanpaolo che a quella di UniCredit, privilegiando la gestione interna rispetto alla vendita (che in alcuni casi rischia di diventare una svendita) dei crediti deteriorati.
Sulla base di questo presupposto, Unipol avrebbe deciso di accelerare sul progetto di segregazione e valorizzazione di alcuni asset di gruppo non performanti o sotto-performanti, e che dunque meritano di essere seguiti da una struttura ad hoc, con relative competenze e tempo a disposizione. Il progetto, dall’architettura finanziaria piuttosto complessa, sarà svelato questa mattina prima dell’apertura dei mercati dal ceo di gruppo Carlo Cimbri, ma secondo quanto raccolto da Il Sole dovrebbe ruotare intorno alla creazione di una o più società veicolo destinate in primis a occuparsi di buona parte degli Npl di Unipol Banca, a cui potrebbero affiancarsi altre categorie di asset, come ad esempio il real estate; solo la partita degli Npl può valere fino a 3,76 miliardi di euro, cioè l’ammontare complessivo dei deteriorati lordi che fanno capo a Unipol Banca, coperti al 45,7% (57,5% le sole sofferenze) e che dunque al netto degli accantonamenti corrispondono a 2,04 miliardi. Secondo quanto risulta a più fonti vicine al dossier, seguito personalmente dal ceo Carlo Cimbri ma anche dal consigliere Alfonso Galante, ex Mediobanca, tutto il gruppo dovrebbe partecipare all’operazione, conferendo asset o investendo sui titoli della cartolarizzazione: in particolare, in questo caso, si guarda alla compagnia assicurativa UnipolSai, che per tempi e rendimenti è sottoscrittore ideale delle tranche senior, a maggior ragione se coperte da Gacs; obiettivo dell’operazione, comunque, sarebbe quello di alleggerire la banca di una pesante zavorra (magari in vista di una futura cessione) e al tempo stesso di tenere in casa gli asset in questione onde non perderne il recupero di valore.
La partita di BancoBpm
C’è movimento anche sul fronte della bancassicurazione, e non riguarda solo Unipol. Ieri il consiglio di BancoBpm, riunito a Verona, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore avrebbe non solo preso atto dell’esercizio dell’opzione put da parte di Unipol sulla propria quota nella Jv del ramo vita, ma avrebbe anche deciso di sciogliere la partnership (anche in questo caso ereditata dal Banco) con Aviva sul fronte danni. In pratica, la banca guidata da Giuseppe Castagna avrebbe optato per un riassetto a 360° della bancassicurazione: gli accordi distributivi rimarranno in piedi fino a fine anno, ma entro allora la banca intende avviare un beauty contest per selezionare il nuovo partner, che dovrebbe essere uno solo; in teoria, in pole position potrebbe essere Covea, partner unico di Bpm sia sul vita che sul danni con un contratto in scadenza nel 2021, ma il gruppo punta a sondare realmente il mercato in cerca delle condizioni migliori. Il nuovo partner verserà a BancoBpm una somma che verosimilmente in tutto o in parte verrà utilizzata per pagare a Unipol la propria quota: il gruppo bolognese c’è l’ha a bilancio a 500 milioni ma la considera sottovalutata e punterebbe a incassare fino a 700 milioni, mentre per la banca la forchetta è tra i 300 e i 500 milioni; a decidere sarà un arbitro, a meno che i due soggetti si accordino su una cifra indicativamente vicina al mezzo miliardo.
Ritornando a Unipol, stamattina è previsto anche l’annuncio del rafforzamento della bancassicurazione con Bper, di cui è primo azionista.

Marco Ferrando
Laura Galvagni

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