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Unipol, UniCredit e Mediobanca in uscita

Un’altra seduta sotto i riflettori di Borsa per la galassia Unipol-Fondiaria Sai. È la quarta giornata consecutiva che i titoli Unipol, FonSai, Premafin e Milano Assicurazioni balzano a Piazza Affari. Tanto che da ieri la compagnia assicurativa con base a Bologna ha superato, seppur di poco, i 2 euro a titolo, ossia il prezzo dell’aumento di capitale. In particolare, il titolo Ugf ieri ha chiuso in aumento del 6,39% a 2,014 euro. Un dettaglio che non è di poco conto considerato che Unicredit e Mediobanca hanno ancora in portafoglio una parte consistente dei titoli del gruppo che si erano accollati in sede di ripatrimonializzazione. Si parla, complessivamente, di una quota superiore al 5% del capitale di Unipol e finora è rimasta congelata nel portafoglio delle banche in attesa che le azioni riprendessero quota. Di conseguenza, se questa fiammata non si rivelerà un semplice fuoco di paglia, è possibile che gli istituti cedano quei titoli in tempi stretti riuscendo a chiudere la partita senza minusvalenze. Da oggi, quindi, ogni giorno potrebbe essere quello giusto.
Il rally generale è partito giovedì scorso, ossia all’indomani della presentazione da parte dei responsabili della compagnia bolognese del piano di integrazione a 24 investitori istituzionali incontrati nell’ambito della Ubs Italian Financial Services Conference. Un summit che sembra aver dato buoni frutti: da quel giorno, Ugf è salita del 17,5%, FonSai e Milano Assicurazioni del 18,5% e Premafin, per cui Borsa italiana ha vietato l’immissione di ordini senza limite di prezzo, quasi del 50%. Solo ieri la holding è salita di quasi il 22%. I volumi scambiati sulla finanziaria sono in realtà assai risibili. Ieri sono passati di mano appena 434 mila pezzi, scambi che in termini di controvalore valgono meno di 90 mila euro. D’altra parte, va considerato che il flottante è ridottissimo, essendo il 93,3% del capitale in mano a soci stabili, e questo già spiega come pochi scambi possano aver alimentato un simile balzo. Il titolo, in ogni caso, ora è poco sopra gli 0,2 euro per azione distante dal minimo toccato più o meno un anno fa di 0,14 euro. Ma soprattutto, ben al di sopra del valore che il rapporto di concambio della maxi fusione esprime. In particolare, allo stato attuale, visto l’andamento di Fondiaria Sai, che ieri ha raggiunto gli 1,3 euro, e di Unipol, Premafin dovrebbe valere in vista dell’integrazione attorno 0,04 euro a pezzo. Come è possibile dunque che la holding quoti a 0,2 euro? Per qualcuno tutto è riconducibile a scommesse sul diritto di recesso. Un beneficio, però, che potrebbe rivelarsi tale solo per chi è già socio della holding. Chi entra adesso, infatti, bene che vada ricupererà il valore pagato. Quanto ai soci storici, non tutti i vecchi azionisti lo potranno esercitare. I Ligresti, per esempio, allo stato attuale non lo possono fare. Diversamente, lo potrà esercitare il custode giudiziale Alessandro Della Chà che ha in gestione il pacchetto Premafin (2,54%) di The Heritage e chi si occuperà del fallimento, o magari del concordato fallimentare se il piano della banche creditrici avrà l’ok anche del Tribunale, di Sinergia e Imco.
Quanto al movimento degli altri titoli coinvolti, su Milano Assicurazioni potrebbe aver giocato la scommessa che la compagnia possa far parte o meno della fusione. Mentre per Unipol e Fondiaria Sai ha sicuramente contribuito il re-rating legato, tra le altre cose, alla discesa dello spread che ha di fatto disinnescato la mina dei titoli di Stato.

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