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Unipol, ultimatum ai Ligresti e FonSai

Unipol ha rifiutato l’ipotesi di accordo pervenuta da Fonsai ma le posizioni tra i due gruppi sono vicine e nella notte si è aperta l’ultima trattativa. Il consiglio di amministrazione della compagnia emiliana si è riunito ieri per valutare l’offerta di concambi pervenuta nei giorni scorsi da Fonsai. La risposta andrebbe nella direzione anticipata lunedì dall’Ad della compagnia Carlo Cimbri, quella cioè di sfrondare le tante condizioni collaterali previste nell’articolato di Fonsai, a cominciare dalla previsione (a beneficio dei suoi azionisti) di poter ricevere i benefici delle plusvalenze potenziali (stimate in circa 800 milioni) rinvenienti dalla vendita degli asset immobiliari.

Benchè la riunione si sia conclusa relativamente presto (intorno alle 20) Unipol ha deciso di rinviare la diffusione del comunicato a oggi, prima del l’apertura dei mercati. Il motivo? Il rilancio di Bologna avrebbe caratteri ultimativi e si è preferito lasciare un’ultima notte di negoziati tra i manager, al livello più alto, prima di cristallizzare le posizioni con un comunicato ufficiale. A tarda serata la società bolognese ha lasciato filtrare sull’agenzia Ansa soltanto l’indicazione che le posizione delle due parti sarebbero «vicine».

Intanto Fonsai ha discusso ieri nel suo consiglio come regolare i conti con le società immobiliari dei Ligresti (Imco e Sinergia) finite in liquidazione. La capogruppo sta valutando l’ipotesi di scambiare i circa 200 milioni di acconti versati alle due società, già svalutati a 150 milioni, con l’acquisizione di complessi immobiliari ancora incompiuti.

Gli asset da rilevare sono un complesso residenziale in via dei Fiorentini in Roma, un edificio ad uso terziario (12 piani) nel quartiere Isola di Milano e un albergo con annesso centro benessere a San Pancrazio parmense. Gli immobili in questione sono quelli relativi a contratti di acquisto di cosa futura, di cui si sono occupati anche i sindaci di Fonsai e sono sotto il vaglio delle autorità di vigilanza. In pratica Fonsai cedeva le aree alle due immobiliari acquisendo i beni che le stesse avrebbero costruito anche grazie ai suoi finanziamenti.

La società ha ieri pubblicato sul suo sito web la relazione degli amministratori per la nuova assemblea chiamata a deliberare (il 27 giugno in seconda convocazione) l’aumento di capitale da 1,1 miliardi. Sulla prima che si è già svolta, pendeva la minaccia di un’impugnativa da parte dei fondi Sator e Palladio che avevano rilevato vizi formali. La ricapitalizzazione avrà «un effetto diluitivo significativo» per gli azionisti che non sottoscriveranno i titoli. L’immissione così ampia di capitale avrà l’effetto – è detto ancora nel documento – di elevare al 136,2% (al 30 aprile 2012) il solvency ratio della compagnia. Incerta è ancora la tempistica dell’operazione visto che gli amministratori si limitano a prevedere che l’aumento «si concluda comunque entro il 31 dicembre del 2012».

Più stretti sono i tempi dei creditori. In mancanza di un accordo sui concambi tra Unipol e Fonsai entro sabato – si apprende da fonti del consorzio – le banche creditrici di Premafin non sottoscriveranno la ristrutturazione dei debiti. E l’assemblea di Premafin già convocata per il 12 giugno non potrà rilevare la mancanza dei requisito di continuità aziendale dando il via al fallimento.

Infine ieri il provvedimento provvisorio dell’Antitrust sulla concentrazione Unipol-Fonsai è stato consegnato all’Isvap per il suo parere. Tra gli impegni comunicati alle società, perchè l’operazione possa riceve il via libera, vi sarebbero cessioni di portafogli assicurativi per circa 1,5 miliardi e la rescissione di ogni legame azionario tra Mediobanca ed il nuovo aggregato, compresa la quota del 3,6% che attualmente Fonsai detiene (sindacata) nella banca di Piazzetta Cuccia.

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