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Unipol stringe sulla fusione FonSai

Non c’è nessun dossier aperto su Banca Carige e, ammettendo che la proposta sia arrivata sul tavolo, allo stato il progetto non interessa. Carlo Cimbri, amministratore delegato del Gruppo Unipol, ieri è stato piuttosto netto, nel corso della conference call di presentazione dei risultati del primo semestre chiuso con un utile di 202 milioni, nel chiarire la posizione della società di Bologna in merito alle indiscrezioni che vogliono la compagnia coinvolta nel riassetto dell’istituto ligure. «Il gruppo è totalmente impegnato nel progetto di integrazione societaria e industriale» e, tra l’altro, «non è, né potrebbe essere interessato a compagnie danni», ha detto Cimbri. Il manager ha poi aggiunto: «Mi sembra una situazione confusa tra soci e dirigenti della banca». Insomma, le priorità sono altre. Innanzitutto il piano di fusione a quattro con Fondiaria Sai, Milano e Premafin. Incassato il sì dell’Ivass all’integrazione la macchina per portare a termine l’aggregazione entro il 2013 è ripartita. E il primo passo in questa direzione è il reverse accelerated bookbuilding sul 20% delle azioni risparmio della Milano Assicurazioni annunciato ieri. Il prezzo incorporerà un premio del 3% rispetto alla chiusura di Borsa, per un esborso stimabile attorno a 17 milioni ma potenzialmente più elevato considerato che la compagnia potrebbe raccogliere fino al 35% delle risparmio. L’operazione, che ha il supporto di Mediobanca, si dovrebbe chiudere già questa mattina ed è funzionale a rilevare un numero di azioni sufficienti a ottenere anche dai soci risparmio il via libera all’integrazione. Un sì che, se non verrà incassato, lascerà la Milano, che continua essere il fiore all’occhiello della galassia FonSai, da sola civilisticamente ha prodotto quasi 87 milioni di utile contro i 43 di Fondiaria e i 215 di Unipol Assicurazioni, fuori dal perimetro e controllata al 65% da Unipol-Sai. L’obiettivo di Bologna non è evidentemente questo, la società punta ai 350 milioni di sinergie stimati (300 senza la Milano). E per farlo ha già fissato le tappe. Entro i primi di ottobre si terranno le assemblee di tutte le società coinvolte quindi, passati i 60 giorni per le opposizioni dei creditori, l’intenzione è firmare l’atto di fusione entro Natale in modo da rendere contabilmente efficace l’integrazione dal primo gennaio 2013. Se non sarà possibile si partirà da gennaio 2014.
Il lavoro fin qui compiuto, intanto, ha incassato il sostegno delle Coop, come sottolineato ieri dal presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, che in conference call ha esordito: «Il consiglio di amministrazione e il presidente esprimono piena condivisione e sostegno all’opera di Carlo Cimbri e del management». D’altra parte i risultati, che cominciano a incorporare gli effetti della maxi operazione di riassetto, soddisfano i soci. Il primo semestre si è chiuso con un utile netto di 202 milioni, a fronte di una raccolta in crescita del 10,5% a 9.097 milioni. Dato, quest’ultimo, frutto di una contrazione dell’8,1% a 5.097 milioni del ramo danni e di un balzo del 48,8% a 3.999 milioni del ramo vita. Il combined ratio, indice di redditività della gestione tecnica nel ramo danni, è migliorato dal 97,9% del primo semestre 2012 al 92,2% mentre il margine di solvibilità (Solvency I) è pari a 1,6 volte i requisiti regolamentari, con un eccesso di capitale di 2,8 miliardi di euro. In virtù di ciò la previsione è che si possa «remunerare adeguatamente il capitale». In presenza dei risultati previsti dal piano, ha aggiunto Cimbri, «non c’è motivo di modificare la politica di pay out» ritenuta dall’Ivass stessa «compatibile» con i requisiti patrimoniali.
L’unico nodo resta Unipol Banca che, oltre ad aver chiuso in rosso di 88 milioni (risultato ante imposte), ha richiesto rettifiche per 223 milioni e soprattutto ha un Tier 1 pari all’8%, il che, a fronte di ulteriori accantonamenti, potrebbe richiedere un’iniezione di capitale: «Se serve aumenteremo il capitale, ma non mi aspetto operazioni significative». Quanto al settore immobiliare, il patrimonio è pari 4,8 miliardi e il risultato ante-imposte è stato negativo per 10 milioni. Cimbri e il management, infine, grazie alla politica di incentivi potrebbe arrivare a detenere fino all’1,36% del capitale del gruppo.

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