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Unipol stringe su FonSai Un piano B per la fusione

di Laura Galvagni

Si stringe sul riassetto Premafin-Fondiaria Sai. Lo vogliono le banche creditrici ma lo chiede, soprattutto, l'Isvap. L'authority ha inviato una nuova lettera alla compagnia assicurativa e alla holding nella quale fissa un nuovo termine, il 23 gennaio, per dare forma compiuta al progetto di ristrutturazione della galassia. Una data che, evidentemente, mette ulteriore pressione rispetto alla necessità di individuare in tempi stretti il nuovo socio di riferimento della holding, dopo che è già stato stabilito che il consiglio di FonSai del 27 gennaio fissi la data dell'assemblea per l'aumento di capitale. In quest'ottica, resta ferma la volontà delle parti di trovare una soluzione al più tardi per domani. Già oggi, auspica qualcuno, potrebbe esserci qualche passaggio importante. Intanto, FonSai chiederà almeno una breve proroga all'Isvap.
Il tutto continua a ruotare attorno al progetto Unipol, principale opzione al vaglio di advisor, banche e soci.
Come detto si tratta di un progetto che coinvolge l'intera galassia e sul quale pendono i via libera di Consob, Isvap e Antitrust. Proprio l'ok Consob è stato sondato recentemente da Unipol e da alcuni legali coinvolti nello studio dell'operazione. Nel dettaglio, si sarebbe tenuto un nuovo incontro informale giusto ieri. Al momento, non sarebbero emersi orientamenti definitivi, lo stesso presidente, Giuseppe Vegas, si è limitato a dire che «gli uffici dell'Autorità sono stati contattati». In ogni caso, alcune banche vicine al dossier fanno intendere che il tema Opa è un non problema ai fini della definizione del progetto.
Un piano che, allo stato, starebbe assumendo contorni leggermente differenti rispetto al progetto di partenza proprio per cercare di ovviare definitivamente allo scoglio dell'Opa a cascata. L'idea attorno alla quale si starebbe ragionando comporterebbe subito una fusione a tre Premafin-Unipol-Fondiaria Sai preceduta da due distinte ricapitalizzazioni, una nella compagnia di Bologna e l'altra in FonSai con l'obiettivo di dotare complessivamente il nuovo agglomerato di 1,5 miliardi di mezzi freschi. Si tratterebbe ora di definire come ripartire tra le due compagnie l'ammontare. Fondiaria ha già messo in agenda un'iniezione di liquidità da 750 milioni ma potrebbe diminuire leggermente l'impegno a fronte di un maggiore sforzo di Unipol, peraltro principale sottoscrittore dell'aumento FonSai. L'operazione, così congeniata, è attualmente al vaglio per stabilire se la complessità tecnica dell'accordo possa essere compatibile con la tempistica imposta da Isvap per dotare il gruppo assicurativo guidato da Emanuele Erbetta dei denari sufficienti a ristabilire l'equilibrio patrimoniale. In ragione di ciò, sarebbe ancora in fase di studio il precedente progetto che prevedeva l'ingresso di Unipol in Premafin a fronte dell'acquisto da parte del gruppo assicurativo del pacchetto in mano alla famiglia Ligresti. Riguardo a ciò è in fase di definizione il prezzo di liquidazione poiché quello stesso valore sarebbe anche quello al quale eventualmente la compagnia di Bologna potrebbe dover promuovere l'offerta sulla holding. La finanziaria, come è noto, è controllata al 50% dalle cassaforti in mano alla famiglia Ligresti, un altro 20% fa capo a due trust, un 5% al finanziere bretone Bolloré e quasi un 7% è rappresentato da azioni attualmente in mano a FonSai. In altre parole circola liberamente sul mercato poco più del 17% del capitale, che ai prezzi di ieri vale 20 milioni di euro. I prezzi di ieri sono tuttavia ben distanti dalla media degli ultimi 30 giorni di Borsa, pari a 0,17 euro. Una volta messo messo piede in Premafin, Unipol si farebbe carico dei debiti della holding, 322 milioni, e si impegnerebbe a sottoscrivere un aumento di capitale riservato fino a un massimo di 250 milioni per partecipare proquota all'iniezione di liquidità di FonSai. Unipol stessa, poi, prima di procedere alla successiva fusione con Fondiaria, metterebbe in cantiere una ricapitalizzazione di ammontare piuttosto rotondo. Compiuto anche questo passaggio si procederebbe a un'integrazione a tre.
Di tutto questo ma anche della sistemazione delle holding di Salvatore Ligresti si è discusso ieri in Banca Leonardo dove la famiglia si è trattenuta fino a tarda serata, assistita da alcuni consulenti di fiducia come il vice presidente esecutivo di Fondiaria, Massimo Pini, e dall'ex ad di Aviva Europe, Andrea Moneta.

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