Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Unipol, sì all’asse Bper-Banco ma deve creare valore per i soci»

Il fascicolo sanitario unico, l’urgenza di dare una svolta infrastrutturale al paese, la necessità di muoversi con prudenza perché fare ora i calcoli degli effetti economici che avrà la pandemia è quantomeno azzardato. Non solo, il portafoglio investimenti con il rischio Italia fortemente ridimensionato e l’ipotesi di aggregazione della partecipata Bper con Banco Bpm, «affascinante», che l’istituto sarebbe pronto ad «approfondire con grande attenzione» e i soci ad assecondare se il progetto «creasse valore e fosse coerente con gli interessi degli azionisti». Carlo Cimbri, ceo del gruppo Unipol, in questo colloquio con Il Sole 24 Ore traccia l’agenda della holding assicurativa che per ovvie ragioni si intreccia con il futuro del paese. A partire della gestione dell’emergenza sanitaria.

La pandemia ha reso se possibile ancora più evidente la necessità di una profonda revisione del Servizio sanitario nazionale che, per quanto quasi unico al mondo per equità e universalità, si è purtroppo dimostrato carente di strutture e di servizi, e ormai dipendente dalle realtà private.

Come ha detto il Ministro Gualtieri, intervenendo l’altro ieri a Welfare Italia, il sistema pubblico e quello privato non sono antagonisti ma complementari. Potenziare il Sistema sanitario passa attraverso una più stretta alleanza tra pubblico e privato e fortissimi investimenti nella digitalizzazione. Spendiamo oltre 120 miliardi nella sanità. Rendere più efficiente questa spesa deve essere l’obiettivo. Creando, ad esempio, il Fascicolo Sanitario Individuale a livello nazionale, Welfare Italia stima possibili risparmi per 4,5 miliardi annui. Disporremmo inoltre di un patrimonio di dati utile per monitorare dovunque il costo delle prestazioni professionali e del materiale sanitario, riducendo sprechi e opacità. Immaginiamo poi quanto si potrebbe fare per la prevenzione, la cura a distanza delle cronicità e, in generale, nello sviluppo della telemedicina.

Difficile da realizzare in un paese che ha un gap digitale come il nostro.

Come emerge anche dal lavoro che abbiamo condotto assieme a The European House-Ambrosetti il paese vivrà una situazione da economia di guerra, con un crollo del Pil che non si registrava dal ’43-’44. In base ai dati del terzo trimestre, la variazione acquisita per tutto il 2020 è -8,2%. Un calo del genere non può essere contrastato con bonus a pioggia, bisogna smetterla di fare le cose pensando solo all’oggi. Va messo in pista un piano vero e che sviluppi le infrastrutture del paese: quelle fisiche e quelle digitali. Il porto di Genova può essere il più efficiente del Mediterraneo ma se poi non ci sono le strade per portare le merci in Europa i broker cinesi andranno a Valencia. Lo stesso vale per il digitale: informatizzare e digitalizzare, questo serve. Anche per favorire il lavoro a distanza.

È una situazione mai vissuta prima, è complesso prendere le misure in tempi rapidi. Anche sul fronte del business assicurativo, e di questo ne discuteremo anche nel corso del consueto Insurance Summit che si terrà oggi al Sole 24 Ore, danni e vita hanno subito impatti opposti.

Siamo in una fase straordinaria, è tutto stravolto, sono saltati i parametri di riferimento e questo rende difficile anche la lettura dei fenomeni. È quasi impossibile dire ora quali complessità avrà il mondo che ci aspetta perchè l’economia stessa è “ drogata” dagli aiuti. È vero che il lockdown ha generato degli avanzi sul danni ma la prudenza nella valutazione dei numeri di quest’anno è d’obbligo perché dobbiamo essere certi di poter poi affrontare la crisi che si scatenerà post-pandemia. Nel vita il discorso è ancora differente. In questa situazione è comprensibile che non ci sarà una corsa all’accumulo di denaro con un’ottica di lungo periodo. Fortunatamente quanto messo in campo dall’Unione Europea fino ad oggi ha permesso di stabilizzare i mercati e questo ci consente di “tenere” sul piano dei rendimenti finanziari. Ma ci attende ancora una lunga fase di tassi bassi con inflazione a zero e crisi economica. Non potremo quindi beneficiare di rendimenti futuri elevati.

L’estate scorsa avete lanciato l’allarme sui governativi italiani, sostenendo che l’attuale meccanismo di Solvency costringe a ridurre il rischio paese in portafoglio. A che punto siete con la vendita di Btp?

Abbiamo circa 60 miliardi di asset in gestione, a fine 2019 i titoli di stato italiani pesavano per il 50,1%, abbiamo dichiarato l’obiettivo di portarli al 40% e lo scorso settembre siamo arrivati al 42,9%, complici titoli che abbiamo lasciato scadere e altri che abbiamo venduto. Mi dispiace ma abbiamo dovuto farlo per limitare la volatilità della Solvency.

Parlando di prudenza, seguendo le indicazioni dell’Ivass Unipol Gruppo non ha staccato al cedola, quando contate di poterla pagare?

Abbiamo già confermato l’intenzione di distribuire i 600 milioni previsti nell’arco di piano. E non appena il regolatore ci consentirà di pagarli lo faremo: abbiamo già accantonato i 200 milioni relativi al bilancio 2019 e i numeri del 2020 e le prospettive del 2021 ci dicono che, in assenza di vincoli, avremo la capacità di staccare le cedole.

Generali ha acquistato il 24,4% di Cattolica, come mai Unipol non si è affacciata al dossier? State valutando altre ipotesi in ambito M&A?

Non stiamo al momento valutando attività di M&A. Quanto a Cattolica, noi abbiamo una quota di mercato rilevante nel danni in Italia, siamo già il primo operatore, con focus sulla crescita organica. Siamo comunque contenti che l’abbia acquistata Generali, il fatto che Cattolica sia finita sotto la tutela di un grande assicuratore italiano è un elemento positivo per il paese. In ogni caso siamo concentrati su altre opportunità. Siamo impegnati nello sviluppo dei nostri ecosistemi. Per esempio quello della mobilità. Proprio in questi giorni abbiamo attivato anche il servizio di recupero dell’auto con i nostri carro-attrezzi, e abbiamo superato i 4 milioni di scatole nere. Valgono circa il 10% del parco macchine italiano circolante. È una fonte di dati fondamentale: possiamo vedere immediatamente come varia il traffico e la densità di traffico e questo ci consente di valutare meglio la probabilità di sinistro. Peraltro, l’iniziativa di restituire un mese di polizza ai nostri assicurati ha portato il tasso di retention, ossia la fidelizzazione dei sottoscrittori, oltre l’87%, quasi quattro punti in più dell’anno precedente.

Unipol è anche il primo azionista di Bper, come valuta le ipotesi di aggregazione con Banco Bpm?

Bper oggi ha un programma definito ed è impegnata nell’acquisizione delle filiali Ubi a completamento dell’operazione avviata lo scorso febbraio. Certo l’idea di creazione del terzo gruppo bancario italiano attraverso l’aggregazione tra Banco Bpm e Bper è affascinante sia sotto il profilo industriale sia perché si tratterebbe di un grande progetto italiano. Verrebbe a consolidarsi il settore bancario con un gruppo da 300 miliardi di attivi, prevalentemente nel nord Italia, con quote di mercato importanti nelle regioni più produttive del paese ed economie di scala estremamente rilevanti. I media riportano che in questo periodo Banco Bpm sta definendo le proprie strategie. Qualora dimostrasse prioritario interesse verso questa ipotesi penso che Bper non potrebbe che approfondirla con grande attenzione. Un progetto che creasse valore e fosse coerente con gli interessi degli azionisti raccoglierebbe il consenso degli stessi e del mercato.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cdp ha appena celebrato il più grande matrimonio del 2020, quello che ha portato alle nozze Sia (4,...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Era nell’aria, adesso c’è la conferma ufficiale: l’Opa del Crédit Agricole Italia è «inatt...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Iccrea esce dal capitale di Satispay ma non abbandona il fintech. L'operazione, anzi, ha l'obiettivo...

Oggi sulla stampa