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Unipol, parte la corsa agli asset della Milano

Archiviata l’asta sull’inoptato del duplice aumento di capitale di Unipol e Fondiaria Sai, già si aprono nuovi fronti sui quali lavorare per la creazione della Grande Unipol. Tra questi, seppure l’analisi sia allo stato ancora in fase embrionale, c’è lo snellimento forzato del maxi gruppo che nascerà dall’integrazione delle attività assicurative di Bologna con FonSai, Premafin e Milano Assicurazioni. Come è noto l’Antitrust ha imposto la cessione di asset per un ammontare totale di circa 1,5 miliardi di premi. Le dismissioni dovranno avvenire principalmente nel settore dell’Rc auto dove le compagnie, sommate, giungono al 37 per cento di quota di mercato. Come da richiesta dell’Authority, per questo compito doveva essere individuato un advisor indipendente, step che è già stato superato con il mandato conferito a Kpmg. Ora, dunque, si tratta di procedere con il passaggio successivo, ossia l’invio ai potenziali soggetti interessati del materiale utile a formulare una manifestazione di interesse formale. Un procedura che dovrebbe concretizzarsi entro fine mese. Eppure, stando a quanto appreso, nonostante «l’asta» non sia ancora stata aperta, alla porta avrebbero già bussato alcuni potenziali acquirenti. La lista, allo stato, si comporrebbe di sette nomi. In particolare, si tratterebbe di quattro gruppi industriali, Axa, Allianz, Cattolica e Zürich e di tre fondi di private equity, ossia Clessidra, Permira a Apax. Come detto, si tratta al momento principalmente di contatti informali che non hanno nulla di vincolante. Tuttavia, in molti l’avrebbero interpretato come un segnale confortante vista la delicata fase in cui la maxi dismissione si inserisce. D’altra parte, però, visto il consolidamento del settore assicurativo italiano garantito dalla maxi fusione, la cessione di questi asset si presenta come una delle ultime occasioni utili per poter crescere nel paese. Di qui, l’interesse dei grossi gruppi industriali per un insieme di asset che, a seconda delle valutazioni, potrà valere tra gli 800 milioni e il miliardo di euro e che sulla carta pesa più o meno come il 50% della Milano.
Meno scontato è lo sguardo che i fondi di private equity starebbero dando al dossier. L’operazione potrebbe essere di immediata realizzazione per le altre compagnie assicurative considerato che, trattandosi di un ramo d’azienda, l’integrazione con la rete esistente potrebbe risultare piuttosto semplice. Per i fondi, invece, che non dispongono dell’impianto garantito dai soggetti industriali l’operazione potrebbe rivelarsi più complicata. Si vedrà comunque nelle prossime settimane se i private equity intenderanno confermare l’interesse per ora informale.
Detto questo, la dismissione degli asset è solo una delle tappe per la realizzazione del maxi aggregato assicurativo. Il prossimo 18 settembre si terrà l’assemblea Premafin con la nomina dei nuovi vertici e a valle, entro fine mese, è plausibile che verranno pubblicate le liste per l’indicazione del nuovo consiglio di Fondiaria Sai che verrà eletto in assise probabilmente entro ottobre. Al termine di questi passaggi tecnici verrà varata la riorganizzazione societaria in casa FonSai con la definizione di una nuova struttura organizzativa. Nel mentre si dovrà procedere anche con la stesura del progetto di fusione (vedi altro articolo in pagina). Un piano che, stando alle attese, dovrebbe vedere la luce entro fine anno con l’obiettivo di dare efficacia all’integrazione a partire dal primo gennaio 2013, fatta salva l’autorizzazione Isvap.
Entro metà gennaio, peraltro, le banche del consorzio di garanzia sembrerebbero intenzionate ad alleggerire la posizione sui titoli Unipol e FonSai. La tempistica si desume dal fatto che UniCredit si è impegnata a non cedere quote del proprio pacchetto del 6,6% di Fondiaria per i prossimi 120 giorni. Allo stato, peraltro, le condizioni perché si possa procedere alla cessione sono al limite. Ieri, sia il titolo Unipol che quello FonSai hanno chiuso le contrattazioni in ribasso. Bologna ha ceduto il 2,5% a 2,016 euro e Fondiaria ha perso il 5,29% a 1,02 euro.

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