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Unipol-FonSai, inoptato di 457 milioni

Un risultato solo sperato nei giorni scorsi ma che, alla luce del rally di ieri della Borsa, sta addirittura un po’ stretto. Gli investitori hanno convertito in nuove azioni circa un terzo dei diritti inoptati degli aumenti di capitale di Fonsai ed Unipol che avevano acquistato in asta la scorsa settimana. Il dato è stato reso noto ieri sera nel comunicato con cui le due società hanno dichiarato ufficialmente chiuse le due impegnative operazioni volte a rafforzarne le riserve patrimoniali.
Sommati i titoli ottenuti con l’asta dei diritti a quelli già acquisiti nel corso della prima fase dell’aumento di capitale ed alle nuove azioni di risparmio Fonsai non sottoscritte e che Unipol si impegnata a rilevare (136 milioni), il mercato ha assorbito, nel complesso, circa l’80% dei 2,2 miliardi richiesti. Le banche del consorzio di garanzia (guidato da Mediobanca) si accolleranno pertanto la quota residua di 459 milioni, pari rispettivamente a 198 milioni per l’ex compagnia dei Ligresti e di 260 milioni per il gruppo guidato da Carlo Cimbri.
Ed ecco i numeri in dettaglio. Per Fonsai le azioni ordinarie sottoscritte in seguito all’asta dei diritti (10,16%), comprensive del 3,35% acquistato da Unipol – vedi articolo nella stessa pagina – si sommano a quelle già collocate nella prima fase della ricapitalizzazione (68,27%) e la percentuale di titoli non assegnati risulta pertanto pari al 21,57% dell’offerta. Meno bene è andata per le azioni di risparmio. A quelle inizialmente sottoscritte 22,2% si sono aggiunte quelle convertite ieri (3,03%). In questo caso la percentuale di “insuccesso” è al 74,8% del totale ma, appunto, interverrà l’impegno di Unipol a far quadrare i conti dell’aumento.
E veniamo alla compagnia emiliana. In questo caso, per le azioni ordinare, il risultato dell’asta (6,78%) ha incrementato al 79,66% la percentuale totale delle adesioni. Quanto alle privilegiate la quota collocata nel complesso si attesta al 65,36% (22,25% nell’ultima asta). Fin qui i numeri. Cosa significano? Negli ambienti delle banche del consorzio e dell’intermediario (Equita sim) che ha coordinato l’asta sui diritti inoptati si giudicano positivamente i risultati raggiunti. La quota delle azioni che le banche dovranno accollarsi viene giudicata del tutto gestibile per poter gradualmente rilasciare, senza scossoni, i titoli che il mercato non ha raccolto. Non è nota la percentuale di azioni prese in carico da ciascun intermediario. Negli ambienti del pool si garantisce comunque che le vendite saranno coordinate tra tutte le banche ed avverranno ad un prezzo superiore a quello proposto in borsa nel corso dell’aumento. Non vi sarà insomma dumping da parte degli intermediari utilizzando il “cuscinetto” delle alte commissioni ottenute per dare la garanzia sul capitale inoptato. Sui tempi del “rilascio” non vi sono indicazioni ma potrebbero essere relativamente brevi. Al riguardo occorre ricordare che Mediobanca ha assunto con l’Antitrust l’impegno a disfarsi in fretta (entro dicembre) della quota dei titoli rinveniente dall’aumento. Il comportamento cooperativo degli intermediari ha trovato un altro riscontro anche nell’impegno comunicato ieri da Unicredit di non alleggerire nel prossimi 120 giorni la partecipazione del 6,6% detenuta in Fonsai, proprio per favorire la «gestione ordinaria» dei titoli accollati alle banche
Ad alimentare l’ottimismo delle banche è anche l’exploit che ieri ha caratterizzato in Borsa le contrattazioni sui titoli ordinari Unipol (+ 3,3% a 2,07 euro ) e, soprattutto, Fonsai (+7,59% a 1,08 euro). Un rally avvenuto in un contesto di scambi record, circa 4 volte la media dei volumi negli ultimi due mesi. Soltanto per Fonsai hanno ieri cambiato padrone circa 44 milioni di titoli (8,6 milioni di pezzi per la compagnia bolognese). Al palo per tutto il periodo dell’aumento di capitale, ed oggetto in precedenza di un crollo prolungato, i titoli di Fonsai e Unipol stanno riprendendo terreno beneficiando del trend positivo del loro principale business (le polizze Rc auto) e, anche, delle buone notizie sulla stabilità dell’euro e dei portafogli di titoli di stato italiani di cui le due compagnie sono grandi investitori. Quanto a coloro che avevano acquistato per intero i diritti inoptati senza esercitarli (in tutto in parte) forse è arrivato il momento del rammarico. Confrontando i prezzi di Borsa con quelli di esercizio sulle nuove azioni ordinarie, alla chiusura di ieri avrebbero realizzato una significativa plusvalenza.

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