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Unipol-FonSai al vaglio del Tar

L’obiettivo per dar vita alla Grande Unipol resta quello di poter avviare gli aumenti di capitale di Unipol e Fondiaria Sai lunedì 16 luglio con uno sconto sul terp in linea con quello annunciato venerdì scorso e un prezzo, dunque, che potrebbe variare a seconda dell’andamento dei titoli in Borsa nelle prossime sedute. Perché il target venga centrato, tuttavia, vanno superati ancora due ostacoli. Il primo è il Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo si riunirà oggi per discutere del ricorso presentato da Sator e Palladio, che hanno impugnato il via libera Isvap all’operazione convinti che sia viziato da un difetto di forma. Se il Tar ravviserà l’urgenza potrebbe già rendere pubblico in giornata il verdetto, altrimenti lo pubblicherà domani. Ossia lo stesso giorno in cui Consob esaminerà i prospetti informativi dei due aumenti di capitale dopo le ultime correzioni. Sempre domani dovrebbe tenersi un nuovo consiglio di amministrazione di Premafin dopo che quello dello scorso venerdì ha tenuto in sospeso alcune decisioni chiave come la richiesta di proroga dell’esclusiva da presentare a banche creditrici e a Unipol. Missiva che, a valle delle decisioni del Tar e di Consob, potrebbe partire domani con l’obiettivo di chiedere a Bologna di fissare una nuova data per il termine dell’accordo, in particolare attorno al 10 ottobre. Riguardo la possibile reazione di Unipol alla lettera, la società potrebbe essere disposta a concedere altro tempo solo nel caso in cui il Tar del Lazio decida di sospendere l’operazione fino a quando il vizio di procedura non verrà rimosso. In alternativa, Unipol potrebbe anche scegliere di far scadere l’esclusiva il 20 luglio per poi presentare una nuova offerta differente e finanziariamente più lineare rispetto a quella attuale.
Si vedrà. Nel mentre, si lavora per avviare gli aumenti di capitale il 16 luglio. E in quest’ottica un tema caldo è quello dei consorzi di garanzia. Allo stato attuale delle otto banche coinvolte sette hanno già firmato il commitment, in particolare si tratta di Mediobanca, Unicredit, Deutsche Bank, Nomura, Credit Suisse, Barclays e Ubs. All’appello mancherebbe solo Morgan Stanley che starebbe riflettendo sull’appetibilità delle recenti modifiche ai termini dell’intesa. Risulta infatti che, rispetto all’inizio, quando i pesi delle banche all’interno del consorzio erano paritetici, sia stata effettuata una redistribuzione degli impegni: ora buona parte dell’operazione sarebbe a carico di Piazzetta Cuccia e di Piazza Cordusio mentre gli altri istituti avrebbero ridotto il proprio sforzo. Pur mantenendo il valore unitario delle commissioni che gli erano state garantite dal precedente accordo. Di qui le indicazioni di fees particolarmente rotonde, che sarebbero frutto del “sacrificio” delle altre banche.
In ragione di ciò, sia l’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, che il ceo e il direttore generale di FonSai, Emanuele Erbetta e Piergiorgio Peluso (entrato ieri nel cda di Milano), hanno tranquillizzato rispetto alla formazione del consorzio. «Vi assicuro che è tutto a posto» ha dichiarato Ghizzoni.
Sulla compagnia dei Ligresti è arrivata intanto la tegola Fitch, che ha ritirato i rating su Fonsai e la controllata Milano Assicurazioni.

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