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Unipol contro l’Antitrust sulle quote in Mediobanca

Nel corposo ricorso presentato al Tar del Lazio da Unipol per l’annullamento del provvedimento Antitrust che autorizzava l’operazione di fusione con Fondiaria Sai c’è un paragrafo tutto dedicato alle misure imposte dall’Autorità per tagliare ogni legame con Mediobanca. In quelle pagine Ugf, che evidentemente contesta i vincoli imposti, arriva ad azzardare una tesi molto suggestiva. Prima di tutto asserisce che Piazzetta Cuccia non controlla le Generali. E poi aggiunge che gli obblighi imposti dall’Agcm, non sono affatto volti «ad attenuare gli asseriti aspetti anticompetitivi della concentrazione in esame, bensì a evitare il possibile consolidamento del legame tra Generali e Mediobanca». In altre parole per Unipol «il vizio di sviamento è evidente: nell’ambito di un procedimento volto esclusivamente a verificare gli eventuali aspetti anticompetitivi causati da concentrazione, l’Agcm intende imporre una misura asseritamente volta alla risoluzione di una problematica di carattere generale completamente disancorata» dal caso in esame. La compagnia di Bologna si chiede quindi «quali siano i rischi, per il mercato assicurativo, di un consolidamento del rapporto tra Mediobanca e Generali».
Nel dettaglio, Ugf contesta la comunicazione ricevuta dall’Antitrust il 9 agosto scorso relativa a una adunanza dell’8 agosto nella quale l’Authority avrebbe «deciso l’ampliamento delle misure prescritte in ordine alla cessione della partecipazione» in Piazzetta Cuccia. In quella comunicazione l’Agcm afferma che la quota «non potrà essere ceduta al gruppo Assicurazioni Generali o società controllate o società legate al gruppo da rapporti di partecipazione». Un vincolo che non trova alcun riscontro nel provvedimento dell’Autorità del 19 giugno il che significa che il garante della concorrenza in quella sede avrebbe imposto «un’ulteriore misura». Obbligo che, secondo Ugf, è viziato sul piano procedurale ma è anche da ritenersi «sproporzionato e irragionevole». Riguardo al primo aspetto, Unipol ritiene che l’8 agosto il garante non potesse «più provvedere sul caso, essendo decorsi i termini perentori». L’istruttoria è infatti stata aperta il 26 aprile, il che significa che considerando i 45 giorni stabiliti per legge, anche aumentati dei 30 giorni massimi per il ricevimento del parere dell’Isvap, la data ultima per emettere ulteriori provvedimenti era evidentemente antecedente l’8 agosto. Inoltre, Bologna lamenta «la mancata notifica del testo dell’atto adottato nell’adunanza dell’8 agosto». Sul contenuto della comunicazione Unipol è poi tranchant. Al punto che arriva a mettere in discussione la tesi dell’Antitrust secondo cui Mediobanca controllerebbe le Generali. E lo ha fatto mettendo in fila i dati sulla partecipazione assembleare nel Leone dal 2009 a oggi: «In nessun caso il numero di azioni rappresentate nelle singole votazioni è stato inferiore al 42,6%. Quindi Mediobanca (che ha il 13,465%, ndr) non è mai stata in grado di assumere da sola alcuna decisione in seno all’assemblea Generali». Per farlo, l’istituto «dovrebbe essere in grado di controllare il voto di tutti, o quasi, gli altri soci privati rilevanti» che, esclusa banca d’Italia hanno più o meno il 12,75% della compagnia. Tuttavia, aggiunge Unipol, anche volendo assumere la correttezza dell’assunto Antitrust «ai soli fini difensivi» e posto che «la ratio della cessione della partecipazione in Mediobanca risiede nel fatto che secondo l’Antitrust Mediobanca controllerebbe Generali, primo concorrente di Ugf in Italia» il legame con Piazzetta Cuccia non può ritenersi reciso a prescindere dall’acquirente della partecipazione? E poi, se già si è stabilito che l’istituto guidato dal tandem Nagel-Pagliaro controlla le Generali, la vendita della azioni della banca alla compagnia assicurativa (già socia con un 2%, soglia oltre la quale scatterebbero i limiti imposti dalla norma sulle partecipazioni incrociate) o a soggetti rinconducibili al Leone di Trieste o a soggetti già azionisti della stessa Mediobanca, che cosa cambierebbe nel rapporto tra le due società? A tutto ciò Unipol aggiunge infine che può fare «quanto in suo potere» per evitare che nel consiglio di Mediobanca siedano soggetti legati al gruppo post-operazione ma di certo non lo può garantire. E ciò vale anche per l’altro vincolo, ossia che nei cda della Grande Unipol non siano elette figure riconducibili a Mediobanca, UniCredit o Generali. Per Ugf la misura che parla di soggetti ricollegabili «direttamente o indirettamente» o da «rapporto di lavoro autonomo o subordinato o da rapporti di altra natura» è «generica e sproporzionata».
Intanto ieri la Procura di Torino ha iscritto FonSai nel registro degli indagati per ostacolo all’attività di vigilanza.

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