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Unipol-Bper, il revival della finanza emiliana

Il revival della finanza emiliana batte un colpo, ancora all’insegna della bancassicurazione. Magari sperando in esiti più felici che non la “scalata dei furbetti” a Bnl, 12 anni fa. Unipol conferma le indiscrezioni della vigilia, per cui la partecipazione in Bper, un 5% comprato in Borsa lo scorso dicembre, è raddoppiata fino al 9,9%. E l’ad Carlo Cimbri, determinato successore di Gianni Consorte, detta già la linea nell’istituto guidato da Alessandro Vandelli: niente nuove fusioni dopo Cariferrara (si è parlato di avance con Creval) e focus sulla gestione del cattivo credito, per lanciare una redditività che nel primo trimestre – chiuso con utile netto dimezzato a 17 milioni – «non può soddisfarci».
La compagnia assicurativa delle coop rosse, del resto, è sempre più primo azionista della sesta banca in Italia con 45 miliardi di attivi. Banca popolare, trasformata in spa l’anno scorso per adeguarsi alla riforma di Renzi; e che ora torna sotto l’egida di una popolare, benché assicurativa. L’iniziativa studiata a Bologna avrebbe duplice valenza: industriale, per consolidare i rapporti di vendita delle polizze Unipol sulla rete Bper; strategica, per valutare future diversificazioni nel credito, anche se facendo leva sulla controllata Unipol Banca.
«La bancassicurazione come l’abbiamo conosciuta non ha più senso, il canale bancario resta interessante ma va rivisto il modello», ha detto Cimbri al
Sole 24 Ore.
Come spicca dai conti del terzo trimestre, diffusi ieri, Unipol ha frenato sulla raccolta Vita, calata del 56,6% «in un contesto caratterizzato da tassi molto contenuti e negativi sul breve termine» che rende arduo garantire i minimi di quei prodotti. Benché l’utile netto a marzo del gruppo sia salito del 4% a 157 milioni, sono peggiorati gli indici di gestione tecnica (al 95% dal 94,3%) e di solidità patrimoniale, sceso dal 161% di fine anno al 156% del capitale di legge. Forse per questo le azioni sono scese (-2,74% Ugf, -1,9% UnipolSai).
Da quel che si apprende il nuovo modello che Cimbri ha in testa supera la tradizionale partnership distributiva (in cui gli sportelli sono come scaffali del supermercato) per integrare sempre più canali e attori, governando meglio i margini commissionali e le economie di scala. Su tale schema Cimbri pare intenzionato a puntare sempre più su Arca Vita, consorzio bancassicurativo in cui Unipol ha il 63% davanti a Bper (19%) e Sondrio (15%): «Con Bper e gli amici della popolare di Sondrio stiamo discutendo per prolungare gli accordi distributivi oltre la normale scadenza del 2019». Finora Arca Vita vende molti prodotti di Jp Morgan, ma un domani, con un modello più integrato, potrebbero crescere i marchi Unipol e Bper. La partnership che sembra invece al capolinea è quella di Unipol con Banco Bpm, da rinnovare entro il 30 giugno ma «al momento non ci sono le condizioni», dice Cimbri. L’ad di Banco Bpm Giuseppe Castagna nel presentare la trimestrale chiusa con utile netto di 117 milioni (+7,5%), ha detto che la sua metà è in bilancio a 300 milioni. Ma Unipol, che ha un diritto a vendere, potrebbe spuntare fino a mezzo miliardo, prezioso per finanziare la costituzione della bad bank che ripulisca Unipol Banca «senza chiedere alcun aiuto agli azionisti», secondo l’ad. A fine 2017, quando la banca fatta in casa da Consorte sarà stata rimessa a nuovo, potrebbe scattare la fase due del piano, la sua integrazione con Bper, anche se una cessione «dipende da mille condizioni e opportunità che non controlliamo », ha detto Cimbri. Quel che ora ha in mano è invece il destino di Vandelli, che a Modena scade tra un anno.

Andrea Greco

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