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Da Unipol 160 milioni, si aggiungono due accordi

Con una lettera al consiglio di amministrazione di Bper, consegnata ai membri del cda pochi istanti prima che il board votasse sì all’operazione, Unipol e il vertice della holding assicurativa hanno espresso pieno supporto alla maxi operazione di acquisto che, sulla carta, dovrebbe andare a ridisegnare la mappa del credito in Italia.

In altre parole: Unipol farà la propria parte. E lo farà sostenendo finanziariamente l’istituto e subentrando, su circa un terzo degli sportelli di Ubi, agli accordi di bancassurance che oggi la banca ha in essere con Cattolica e Aviva.

Quanto al sostegno in denari, la holding assicurativa si sarebbe già impegnata a sottoscrivere per la quota che le compete l’aumento di capitale di Bper, funzionale a sostenere l’acquisto del ramo d’azienda bancario, fatto di 400-500 filiali Ubi. Ieri il ceo dell’istituto, Alessandro Vandelli, ha sottolineato che la richiesta di mezzi freschi potrebbe essere compresa tra i 750 e gli 800 milioni. Per Unipol, dunque, si tratterebbe di mettere sul piatto fino a 160 milioni, considerato che la società detiene il 20% di Bper.

Nella lettera al consiglio ma anche in una comunicazione interna il ceo della compagnia, Carlo Cimbri, ha spiegato che la holding è al fianco della banca poiché si tratta di «una straordinaria opportunità di rafforzamento» per Bper che con questa manovra andrà di fatto a consolidare la propria posizione competitiva, diventando peraltro il quarto gruppo bancario italiano alle spalle di Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm. Non solo, per il vertice della compagnia questa mossa crea valore per tutti i soci.

Sul piano del business, invece, l’operazione – seguita dallo studio Tombari – in prospettiva potrà tra l’altro incidere positivamente sul portafoglio della controllata UnipolSai. Nella triangolazione di accordi tra le parti è presente infatti un capitolo dedicato esclusivamente al ruolo che la compagnia potrebbe giocare nei prossimi mesi. Come è noto Ubi ha in essere due accordi di bancassurance, uno con Aviva e l’altro con Cattolica. Intese previste in scadenza per la fine dell’anno. Secondo il progetto di riassetto, se Ubi, come è l’auspicio, finirà nel perimetro di Ca’ de Sass, quest’ultima il prossimo 30 giugno eserciterà il diritto di acquisto delle quote ancora non possedute nelle due joint venture. Così facendo entrerà in possesso del controllo dei due veicoli di bancassicurazione per la fine del 2020. In modo tale, poi, da poter girare a UnipolSai, alle stesse condizioni a cui Intesa le ha acquistate, le polizze legate a quei due accordi vendute nelle filiali che entreranno nell’orbita di Bper.

Al momento non esiste ancora una fotografia certa di quali saranno gli sportelli che potrebbero passare all’istituto di credito emiliano. Dovrebbero essere tendenzialmente sparsi in tutta Italia ma di sicuro molti potrebbero collocarsi in Lombardia dove la sovrapposizione tra Intesa Sanpaolo e Ubi ai fini Antitrust è certamente molto alta. Un territorio chiave sotto molti punti di vista, sia per Bper che si ritaglierà una posizione privilegiata in un’area chiave del paese, sia, a cascata per UnipolSai.

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