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Unioni civili, si può divorziare

aprire l’unione civile ci vuole un atto specifico e per chiuderla si deve fare un piccolo divorzio; la convivenza di fatto può avere due facce, con o senza contratto e, in ogni caso, l’atto riguarda solo gli aspetti patrimoniali della vita in comune. La legge Cirinnà, che ha ottenuto ieri il voto finale della Camera dopo la fiducia (372 sì, 51 no, 99 astenuti su 522 presenti) disegna un quadro complesso con molte opzioni. Le persone di diverso sesso hanno il matrimonio o la convivenza di fatto; le persone dello stesso sesso hanno l’unione civile o la convivenza di fatto. E se si sceglie la convivenza si può stipulare o meno un contratto di convivenza. La lenzuolata delle possibilità si articola in molti adempimenti formali e burocratici.

Vediamo quali.

Unione civile/come si costituisce. Per la costituzione dell’unione civile ci vuole una dichiarazione di fronte all’ufficiale dello stato civile alla presenza di due testimoni. La dichiarazione deve essere registrata nell’archivio dello stato civile. Il comune rilascia il certificato di costituzione dell’unione civile. Nel certificato sono riportati i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del regime patrimoniale, la residenza e anche nomi e residenza dei testimoni. Con la dichiarazione resa all’ufficiale di stato civile, le parti possono assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. Questo cognome comune durerà per tutto il tempo dell’unione. Il soggetto interessato può dichiarare in comune se intende anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso. Dalle disposizioni emerge che non c’è un rito civile da celebrare: l’unione si costituisce per effetto della dichiarazione, senza bisogno di altri adempimenti. L’ufficiale dello stato civile è ovviamente tenuto a raccogliere la dichiarazione e alle incombenze conseguenti. Va, infine, illustrata l’eccezione alla necessità della dichiarazione costitutiva. Siamo di fronte a un caso di matrimonio tra persone di sesso diverso e una di esse rettifica il suo sesso e quindi la coppia è diventata di persone dello stesso sesso: la legge Cirinnà prevede che se i coniugi manifestano la volontà di non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili, si instaura automaticamente (come effetto che si produce per legge) l’unione civile la persone diventate del medesimo sesso. L’automatismo di cui parla la legge significa che non c’è una cesura e il rapporto matrimoniale si trasforma senza soluzione di continuità in una unione civile. Anche in questo caso sarebbe opportuno prevedere un passaggio formale, per lo meno per attestare la volontà degli ex coniugi di proseguire il rapporto di coppia, seppure modificato nella sua natura giuridica.

Unione civile/come si chiude. L’unione civile si scioglie per morte o dichiarazione di morte presunta di una delle parti. L’unione civile si scioglie poi per condanne o per assoluzione per vizio di mente per gravi reati (gli stessi che motivano il divorzio), proscioglimento per estinzione dei medesimi gravi reati, contrazione di matrimonio all’estero del partner straniero. L’iter dello scioglimento si svolge o in tribunale (come una causa di divorzio) o nello studio di un avvocato (con la negoziazione assistita) o in comune (con la dichiarazione davanti all’ufficiale dello stato civile, come previsto dall’articolo 12 del decreto legge 132/2014). L’unione civile si scioglie, poi, per volontà di tutte e due i partner o di uno solo di essi. Vediamo l’iter da seguire. L’interessato o gli interessati devono andare in comune e fare la dichiarazione singola o congiunta di voler sciogliere l’unione. Deve passare un periodo di tre mesi e poi si può iniziare la trafila in tribunale o la negoziazione assistita o la dichiarazione in base all’articolo 12 del dl 132/2014. C’è ancora un caso in cui l’unione civile si scioglie: è il caso della rettificazione del sesso di uno dei due partner. A quest’ultimo proposito va ricordato che l’unione civile riguarda solo persone del medesimo sesso.

Convivenza/come si costituisce. È improprio parlare di costituzione della convivenza di fatto. In realtà siamo di fronte a una situazione, appunto di fatto, da cui derivano effetti giuridici. Ma come si fa a capire se due persone (dello stesso o di diverso sesso) sono «conviventi di fatto»? La legge si limita a indicare come si fa ad accertare la stabile convivenza. Bisogna guardare le risultanze anagrafiche e quindi le parti devono avere dichiarato la costituzione della convivenza. Si noti che si tratta di una dichiarazione che riguarda il dato di fatto della dimora abituale e non la costituzione di una formazione sociale. Non è prevista una forma rituale di dichiarazione costitutiva di una formazione sociale. La qualità di conviventi di fatto è dimostrata da alcuni indici, che sono in realtà conseguenza della convivenza. E quindi se c’è stata una designazione di una persona da parte del suo compagno/a al fine di manifestare il consenso sanitario, allora vuol dire che siamo di fronte a una convivenza di fatto prevista dalla legge.

Convivenza/come si scioglie. La legge non stabilisce una procedura per lo scioglimento della convivenza di fatto. La convivenza può cessare come evento di fatto: ad esempio per la morte di uno dei partner o perché viene meno il requisito della stabilità della comune dimora abituale. L’articolato si limita a stabilire alcune conseguenze della cessazione della convivenza. La prima riguarda il diritto del partner superstite di abitazione, per un numero determinato di anni, della casa di comune residenza, ma di proprietà del defunto. La seconda conseguenza riguarda il diritto del partner bisognoso ad ottenere gli alimenti dall’ex compagno/a.

Contratto di convivenza/come si costituisce. Il contratto di convivenza è una possibile (molto consigliabile) opzione prevista dalla legge a disposizione dei conviventi di fatto. Una persona può sottoscrivere un solo contratto di convivenza. Il contratto (che i conviventi possono sceglier di stipulare o di non stipulare) riguarda solo i rapporti patrimoniali relativi alla vita in comune. Per perfezionare il contratto bisogna andare da un notaio o da un avvocato. La forma del contratto è quella dell’atto pubblico (e allora bisogna passare necessariamente dal notaio) o della scrittura privata autenticata, e in questo caso si può andare da un notaio o da un avvocato. Bisogna, comunque, sempre andare da un notaio se si trasferiscono diritti reali immobiliari. Il contratto, asseverato dal professionista legale, deve essere trasmesso in copia al comune di residenza per l’iscrizione all’anagrafe. Nel contratto le parti stabiliscono quanto ciascuno deve versare per pagare le spese comuni e se si sceglie la comunione legale, come regime patrimoniale della famiglia.

Contratto di convivenza/come si scioglie. Il contratto di convivenza è, appunto, un contratto e come tutti i contratto è suscettibile di essere annullato o risolto. Il contratto è nullo (senza possibilità di sanatoria) se non ricorrono le condizioni della stabile convivenza, se concluso da un minore o da persona giù sposata o parte di una unione civile o di un altro contratto di convivenza, da un interdetto, da un condannato per omicidio o tentato omicidio del coniuge dell’altra persona. Il contratto si scioglie, invece, per una delle seguenti cause: accordo reciproco, volontà di uno solo, sopravvenuto matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra uno di essi e un terzo, morte di uno dei partner. Se si verifica un accordo o una decisione unilaterale bisogna sempre passare da notaio o da avvocato. Se si tratta di recesso unilaterale, il professionista che autentica la firma notifica l’atto all’altra persona interessata. Se lo scioglimento deriva dal matrimonio o da una unione civile con un terzo, il contraente che recede deve notificarlo all’altro e al professionista che aveva autenticato il contratto di convivenza. Se lo scioglimento deriva dalla morte di uno dei conviventi, il contraente superstite o gli eredi del deceduto devono notificare l’atto di morte al professionista che aveva autenticato il contratto di convivenza, affinché quest’ultimo lo notifichi al comune.

Antonio Ciccia Messina

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