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Unioni civili, mossa Pd ecco il patto con M5S Tensione con Grasso

Non mi faccio strattonare da nessuna piazza. Sono tranquillo, porteremo a casa anche le unioni civili. E se la stepchild passa con il voto dei grillini sono certo che non ci saranno ripercussioni sul governo». Il giorno dopo il Family day, Matteo Renzi si mostra sicuro del fatto suo. Il patto con i 5 Stelle c’è: ne è convinto il Pd. Il vertice del Movimento nei giorni scorsi ha deciso che non si possono fare sgambetti alla legge Cirinnà perché le unioni civili sono irrinunciabili. Quindi le voterà, anche se ci fossero modifiche sensibili.
Sul fronte cattolico, per ora la tattica del Pd è di fare decantare il Family day di sabato. Una piazza che, proprio per la sua radicalità, ha mostrato di essere debole e di avere l’appoggio solo di una parte del Vaticano: ragionano al Nazareno, la sede del partito.
Per Palazzo Chigi a questo punto è comunque meglio procedere con i piedi di piombo. Sono d’accordo anche i centristi di Angelino Alfano, ammorbiditi del resto dal rimpasto di governo che li ha premiati. In questa settimana perciò si voteranno al Senato solo le pregiudiziali di costituzionalità. Poi ampio spazio al dibattito. Solo dal 9 febbraio si entra nel vivo delle votazioni in aula . Nel frattempo molte cose si saranno chiarite. Sugli stessi emendamenti dem ad esempio, ci sarà un lavoro supplementare che il capogruppo Zanda e l’ufficio di presidenza hanno già istruito. Alcune proposte di modifica finiranno nella tagliola: saranno bocciate. Come l’emendamento cosiddetto “super canguro” del renziano Andrea Marcucci, che avrebbe di fatto blindato il testo. Altre proposte di modifica invece rappresenteranno la linea di compromesso “bollinata” dal partito. Sugli emendamenti dei cattodem sarà lasciata libertà di voto. Tutto comunque da discutere nella prossima riunione dei senatori, che è slittata a data da destinarsi.
Però l’insidia arriva da un’altra parte: sta nel voto segreto. È questo il convitato di pietra delle unioni civili. Qui si profila un nuovo scontro tra il Pd e il presidente del Senato, Pietro Grasso. Nelle sue mani è il pallino su quanti e quali voti segreti accordare. La destra tira Grasso per la giacca e chiede che anche il voto finale possa essere segreto, trattandosi di materie che hanno a che fare con l’articolo 29 (la famiglia come società naturale) e 30 (i diritti/doveri verso i figli) della Costituzione. Zanda ha già dato l’altolà. L’impianto della legge che ha Monica Cirinnà come prima firmataria fa riferimento alle “formazioni sociali specifiche” (articolo 2 della Carta), quindi esula dai voti segreti. É scontato che nel segreto dell’urna ogni agguato è possibile e probabile.
Lo sa bene un democristiano della vecchia guardia come Rocco Buttiglione, che proprio per le sue posizioni sull’omosessualità fu bocciato come commissario Ue. Dopo essere stato al Circo Massimo per il Family day, Buttiglione cala ieri sul tavolo delle unioni civili una carta inattesa: «Se si toglie la stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner nelle coppie gay, una intesa è possibile sulle unioni civili». É un’apertura che semina scompiglio. Lo ammette Giorgio Tonini, senatore dem, cattolico convinto che la legge Cirinnà sia un compromesso accettabile. I centristi vogliono rientrare in gioco.
I laici invitano a «dimenticare » il Family day e ricominciare a discutere della legge là dove ci si era fermati. Sergio Lo Giudice, senatore del Pd, un figlio dal suo compagno, ritiene che una volta raffreddato il clima che la piazza cattolica ha surriscaldato, la navigazione riprenderà e i numeri a Palazzo Madama sono tutt’ora a favore dell’articolo 5, quello sull’adozione, così com’è. La mediazione potrebbe essere una riscrittura dell’emendamento di Marcucci su un anno di pre-affido e la prescrizione che sia il Tribunale dei minori a decidere caso per caso. Oltre a ribadire il divieto dell’utero in affitto. «La piazza cattolica va ascoltata, c’erano anche nostri elettori», invita Beppe Fioroni, che è stato preso di mira con minacce via web. Il quotidiano dei vescovi “Avvenire” insiste per correzioni di rotta.
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