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Unioni civili, anche gli statali in congedo

Unioni civili come i matrimoni, anche tra gli statali. E dunque stessi permessi e congedi: quindici giorni per il viaggio di nozze, tre giorni in caso di lutto coniugale, altri tre giorni al mese retribuiti per assistere il coniuge disabile grave, l’aspettativa senza assegni se marito o moglie lavorano all’estero. Diritti già previsti dalla Cirinnà, la legge 76 in vigore dal 5 giugno 2016 che ha introdotto in Italia le unioni tra persone dello stesso sesso. Ma che ora vengono recepiti dalla prima bozza di contratto degli statali, presentata dall’Aran — l’Agenzia che rappresenta lo Stato — ai sindacati.
Non è l’unica novità. Anche perché dopo sette anni di blocco contrattuale e altrettanti di legislazione in materia di lavoro, le novità da includere sono diverse. Ma certo l’equiparazione tra unioni civili e matrimoni anche per ministeriali, dipendenti delle Agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici (Inps e Inail) è certo la più forte. Lo prevede proprio l’ultimo articolo della bozza, a pagina 22, laddove precisa che quando si parla di “coniuge” o “coniugi” si intende anche «ognuna delle parti dell’unione civile». Scontato, ma ora nero su bianco.
Stesso discorso per la norma sulle “ferie solidali”, introdotta dal Jobs Act e già operativa nel settore privato. Con il nuovo contratto, che regolarizza il triennio 2016-2018, anche gli statali potranno, se lo vogliono, regalare qualche giorno di ferie — quelli che eccedono le quattro settimane obbligatorie — oppure una delle quattro giornate di riposo per le festività soppresse, al collega con figlio minore bisognoso di cura e assistenza. Arriva poi una stretta sulla 104, la legge del 1992 che consente ai disabili o loro parenti di richiedere un certo numero di permessi. Chi ne ha diritto dovrà predisporre una «programmazione mensile» dei giorni in cui si vuole assentare. In presenza di urgenza (ma la necessità va «documentata»), potrà farlo nelle 24 ore precedenti. In ogni caso, mai oltre l’inizio dell’orario di lavoro.
I lavoratori pubblici in chemioterapia, emodialisi o altre terapie salvavita potranno invece contare sul fatto che i giorni di ricovero ospedaliero o in day-hospital, ma anche quelli successivi alle terapie per gli «effetti collaterali», avranno retribuzione piena, perché non saranno contati come assenze per malattia. Nella bozza manca però la definizione di un tetto massimo annuale, da fissare nella trattativa con i sindacati che l’Aran conta di chiudere entro dicembre. Anche per recepire l’aumento contrattuale da 85 euro, stanziato nelle ultime tre manovre finanziarie per un totale di 2,8 miliardi. Che finirà, scadenzato, nella busta paga di circa 2 milioni di statali a partire da febbraio-marzo 2018, arretrati inclusi.
Quanto ai permessi annui retribuiti, oltre ai 3 giorni classici, si aggiungono 18 ore per particolari motivi personali o familiari, da usare una volte finite le ferie. Altre 18 ore per visite mediche, comprensive del tempo di percorrenza da e per la sede dell’ufficio. E infine 36 ore, da recuperare però entro il mese successivo e da prendere mai per una durata superiore alla metà della giornata lavorativa.
Per quanto riguarda infine i destini di oltre 4 mila vincitori di concorso pubblico e 157 mila idonei, il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia garantisce che «entro fine anno, nel Milleproroghe o nella legge di Bilancio», saranno prorogate le graduatorie in scadenza nel 2017.

Valentina Conte

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