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Unione bancaria, Germania alla resa dei conti sulla riforma

Il sistema bancario europeo, e in particolare quello tedesco, sta perdendo colpi rispetto all’agguerrita concorrenza delle grandi banche americane e in prospettiva arrancherà quando dovrà fronteggiare i colossi cinesi. Con l’aggravante che Brexit priverà la Ue del suo più grande centro finanziario quando ancora non c’è la Capital Market Union, l’M&A bancario transfrontaliero è fermo, la redditività delle banche è, salvo rare eccezioni, bassa e il severo rallentamento della crescita economica non lascia ben sperare. Completare, e alla svelta,l’Unione bancaria e del mercato dei capitali è dunque una strada obbligata per rafforzare la stabilità finanziaria e rendere più competitive le banche europee: a questa conclusione è giunta infine ora la Germania. La cancelliera Angela Merkel in conferenza stampa a Roma, e prima di lei il ministro delle Finanze Olaf Scholz con un non-paper hanno aperto al dialogo, hanno fatto un passo in avanti per rimettere in agenda il completamento dell’Unione bancaria. La Germania è pronta al dialogo con i partner europei per trovare un accordo su garanzia unica sui depositi, sistema più efficiente ed efficace della risoluzione, armonizzazione delle leggi di liquidazione e altro ancora. Ma questa apertura di Berlino, non più insperata, racchiude tuttavia nuove fragilità e vecchie rigidità.

L’ambiguità della “nuova” posizione della Germania sull’Unione bancaria è data dal contesto politico tedesco in piena turbolenza. Angela Merkel, secondo fonti bene informate, non avrebbe discusso di Unione bancaria all’incontro bilaterale con il premier Giuseppe Conte: questo potrebbe dipendere dal fatto che, come lei stessa ha detto in conferenza stampa rispondendo a una domanda, la posizione del Governo federale sull’Unione bancaria non è ancora stata scritta. Di scritto per ora c’è solo un non-paper di otto pagine del ministro delle Finanze socialdemocratico Scholz, corredato di un intervento sul Financial Times. È difficile che questo documento espressione del partito più a sinistra della Grande Coalizione, ostico se non inaccettabile per l’Italia – perché contiene la ponderazione del rischio sovrano, che non sarebbe più totalmente risk free, con aumento dei requisiti di capitale prudenziale – possa essere ammorbidito nella sua versione “federale”. Sarebbe già un’enorme vittoria di Angela Merkel se uscisse intatto dal vaglio di Cdu e Csu.

Tanto la cancelliera quanto il ministro socialdemocratico sono politicamente molto deboli in questo momento: e la GroKo dei tre partiti in crisi Cdu-Csu e Spd è più facile che indugi piuttosto che scattare a razzo. Una rabbiosa rivolta interna nella Cdu, che ha il peggiore consenso elettorale dal Dopoguerra, è capitanata in questo momento da correnti di destra contro la cancelliera e contro l’attuale leader Annegret Kramp-Karrenbauer, molto vicina alla Merkel. La cancelliera non ha più la presa di una volta su una Cdu che sta virando a destra. Scholz, che a breve potrebbe diventare leader del suo partito, è invece indebolito dal crollo del peso che l’Spd ha ora nella politica in Germania, surclassato nei sondaggi dai Verdi e affiancato da Afd.

La Merkel ha riconosciuto pubblicamente in conferenza stampa «i passi immensi» fatti dalle banche italiane nella riduzione dei Npl e questa presa d’atto, assieme al non paper di Scholz, è un passo importante per rilanciare con vigore l’agenda sul completamento dell’Unione bancaria. Ma è difficile immaginare che la Germania sia pronta a rinunciare a qualsiasi forma di riduzione dell’esposizione al rischio sovrano, sua vecchia rigidità. Ed è tutto da provarsi che, in cambio di un ritocco anche minimo o soft dell’attuale stato risk free senza tetto di concentrazione dei titoli di Stato nei bilanci delle banche, la Germania sia disposta ad aprire sui “safe assets”, uno strumento che non è stato menzionato dal non-paper di Scholz e sul quale Italia e Spagna sono tornate a puntare con vigore, proprio in risposta alla mezza apertura della Germania.

Il titolo di Stato europeo, che può prendere le forme più diverse e che se creato attraverso una cartolarizzazione può addirittura evitare la condivisione dei rischi, è un tabù per i tedeschi. Guntram Wolff, direttore dell’influente think tank europeo Bruegel, commenta: «Il dibattito sui safe assets resta una linea rossa per la Germania. Il paper di Scholz rappresenta nell’insieme sicuramente un ammorbidimento della posizione tedesca e il dibattito sull’Unione bancaria si sta comunque lentamente muovendo in Germania. Tanto che il riferimento all’esposizione sul rischio sovrano è formulato in maniera relativamente cauta». L’importante è che l’agenda sull’Unione bancaria torni sul tavolo europeo al prossimo Ecofin-Eurogruppo del 4-5 dicembre e poi fors’anche all’Euro Summit del 12-13 dicembre: ma questa strada, per quanto obbligata, resta in salita.

Isabella Bufacchi

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