Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unione bancaria al traguardo

I ministri delle Finanze dell’Unione hanno finalizzato ieri notte un sofferto accordo su un meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie che ora dovrà essere approvato dal Parlamento. Secondo le prime informazioni, il nuovo assetto, da associare alla vigilanza unica presso la Banca centrale europea, prevede una graduale ma significativa mutualizzazione delle risorse finanziarie, così come importanti cessioni di sovranità. Pur consapevoli della mancanza di molti dettagli, numerosi diplomatici notavano ieri inattese concessioni tedesche.
Tre erano gli aspetti che ieri i ministri hanno dovuto affrontare in 12 ore di negoziato: il fondo di risoluzione, che sarà associato al meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie e che nascerà con un trattato intergovernativo; il paracadute finanziario da utilizzare mentre il fondo sale a regime nel giro di dieci anni; e le modalità di voto nel consiglio di risoluzione, ossia nell’organismo che sarà chiamato a prendere una decisione sull’eventuale chiusura o ristrutturazione di un istituto di credito in crisi.
Il fondo di risoluzione verrà finanziato da denaro privato. L’obiettivo è di evitare che gli stati siano chiamati come negli anni passati a usare denaro pubblico per salvare banche in difficoltà. Tra il 2008 e il 2011, i paesi dell’Unione europea hanno usato circa 4mila miliardi di euro per sostenere il settore finanziario in crisi. Il fondo nascerà composto da compartimenti nazionali. Su un periodo di dieci anni, a un ritmo del 10% all’anno, le quote nazionali verranno progressivamente messe in comune.
La scelta non è banale. In un primo tempo la Germania si era opposta a una mutualizzazione dei rischi. È vero che il denaro coinvolto è privato, ma come non ammettere che il passaggio è significativo, come ha spiegato lo stesso ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni? Nella fase transitoria, il fondo, che a regime avrà circa 60 miliardi di euro, potrà godere “come estrema ratio” di finanziamenti-ponte, anche di natura pubblica, nazionale o attraverso il meccanismo europeo di stabilità (Esm).
Secondo le prime informazioni, l’intesa prevede anche un non meglio precisato «paracadute finanziario comune» che «dovrebbe permettere la presa in prestito di denaro da parte del fondo di risoluzione». Questo strumento, che dovrebbe essere «pienamente operativo entro dieci anni», deve essere neutro per i bilanci nazionali. Il settore bancario sarà infatti chiamato a rimborsare i prestiti concessi al fondo di risoluzione, attraverso prelievi sui bilanci degli istituti di credito introdotti anche ex post.
L’accordo così come emerso ieri notte riflette la difficoltà di trovare un compromesso tra la paura di alcuni paesi (come la Germania) di firmare un’intesa troppo onerosa per i conti nazionali e l’esigenza di altri stati (come l’Italia) di presentare ai mercati un assetto dotato di un paracadute finanziario convincente. «Berlino ha difeso il principio che le attività bancarie precedenti la vigilanza unica debbano essere a capo dei singoli paesi», spiegava ieri sera un diplomatico europeo.
Infine, secondo le informazioni di ieri notte, il processo decisionale prevede che le decisioni sull’uso del fondo vengano prese da un consiglio di risoluzione in sessione esecutiva, con il successivo benestare della Commissione. In caso di parere contrario da parte di Bruxelles, il dossier passerebbe al consiglio di risoluzione in sessione plenaria che darebbe il suo accordo con una maggioranza dei due terzi e il benestare di paesi rappresentanti almeno il 50% dei contributi al fondo.
La modalità di voto, se confermata, può apparire complessa ai più, ma riflette una cessione di sovranità in un ambito bancario che è nei fatti la cinghia di trasmissione tra la politica e l’economia. Nel completare l’unione bancaria, Parlamento e Consiglio hanno trovato nella notte tra martedì e mercoledì un accordo su regole armonizzate a 28 nel campo delle garanzie sui depositi bancari. La direttiva stabilisce l’ammontare dei vari fondi nazionali e le scadenze entro le quali rimborsare i correntisti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa