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“Un’iniezione di 35 miliardi al mese solo così ci si può avvicinare alla Fed”

Potrebbe essere la volta buona per mostrare la faccia meno feroce dell’Europa. Non arriverà prima delle elezioni del 25 maggio ma, con tutta probabilità, subito dopo. Se saranno superate le ultime resistenze della Bundsbank, il presidente della Bce Mario Draghi è pronto a lanciare la versione europea del quantitative easing, l’operazione che consente di comprare titoli di Stato, obbligazioni di aziende, titoli cartolarizzati come gli Abs (asset backed securietes), alzarne il prezzo e diminuire i tassi d’interesse. Obiettivo: uscire dal tunnel della bassa crescita, combattere la deflazione, allentare la politica monetaria per evitare che con un cambio euro-dollaro a 1,4 l’export si incagli definitivamente.

Secondo uno studio del Bruegel, think tank con base a Bruxelles, presieduto dall’ex governatore della Bce Jean-Claude Trichet, l’operazione potrebbe essere di 35 miliardi al mese di acquisti definitivi dei bond da parte di Francoforte. Solo in questo modo il quantitative easing del Vecchio Continente potrebbe eguagliare quello della Fed (85 miliardi al mese ora in graduale ridimensionamento) dove gli interventi hanno comportato acquisti pari al 20-25 per cento del Pil.
La Bce, negli ultimi tre anni, nonostante le resistenze tedesche, non è stata ferma: nel 2010, in piena crisi, ha varato un programma di acquisto discrezionale e selettivo, di fatto indirizzato solo ai Pigs (il cosiddetto Smt, Securities market programme): ma il meccanismo prevede la cosiddetta sterilizzazione, per cui tanta liquidità si immette e tanta se ne ritira. Poi, dal dicembre del 2011 si è tentata la carta del Ltro (Long term refinancing operation): ma qui il difetto è che si trattava di prestiti triennali alle banche che hanno incassato senza allargare il credito alle imprese. Infine di fronte alla speculazione montante Draghi ha minacciato il bazooka: «Whatever it takes», ha detto nel luglio del 2012 dando il via alla discesa degli spread e poco dopo ha messo in cantiere una terza operazione (mai attuata) ovvero le Omt, Outright monetary transactions: lo «sportello» di acquisto dei titoli aperto costantemente e non più discre- zionale (a patto che gli Stati che accedono al programma accettino la «sorveglianza»). Ma resta il fatto che gli acquisti devono essere comunque sterilizzati: dunque un’arma parzialmente spuntata.
Di fronte alla deflazione che investe cinque dei 18 paesi dell’eurozona ( Cipro, Grecia, Portogallo, Slovacchia e Spagna), con l’inflazione europea da ottobre del 2013 sotto l’1 per cento e che nel 2016 rimarrà sotto il target della Bce (che resta il 2 per cento), si corre ai ripari. Per evitare il crollo dei consumi e dei prezzi non c’è altro da fare che intervenire con il quatitative easing: acquisto definitivo di bond a colpi di 35 miliardi al mese senza alcuna sterilizzazione. Secondo Bruegel, la Bce dovrebbe comprare bond della Bei e dei due fondi salva stati (Efsf e Esm), titoli delle aziende e Abs. Un paniere di titoli pari a 1,7 miliardi. Tuttavia la platea complessiva dei titoli che potranno essere acquistati, se si considerano anche i 6 mila miliardi di titoli di Stato è enorme, ed è pari a 14 trilioni pari al 146 per cento del Pil. Secondo il calcoli del Bruegel con un acquisto pari al solo 1 per cento del Pil dell’area euro, cioè circa 100 miliardi, i prezzi aumenterebbero dello 0,2 per cento dopo 18 mesi. Con 400 miliardi dopo un anno e mezzo l’inflazione recupererebbe lo 0,8 per cento. Una misura che ci riporterebbe alla soglia del 2 per cento.
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