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Un’iniezione da 5 miliardi per il fondo Atlante L’obiettivo del governo per smaltire le sofferenze

ROMA Il dialogo con la Commissione europea va avanti, anche se pare arrivato a un punto di stallo. Il governo è determinato a proteggere il risparmio e le banche, che restano esposte al rischio di nuove turbolenze sui mercati, e sta definendo con Bruxelles i possibili margini di azione in caso di necessità. Nello stesso tempo accelera il piano per avviare lo smaltimento delle sofferenze bancarie, principale debolezza del sistema e vero cuore del problema. Ieri in Borsa le banche hanno proseguito il recupero, ma i rischi, segnalati anche da Bankitalia, restano alti. C’è il timore che i mercati possano alimentare una crisi sistemica e dunque la necessità di creare una rete di sicurezza per gli istituti di credito, che di fatto è già in piedi .

Sostegno finanziario

La direttiva Ue prevede esplicitamente la possibilità di un sostegno finanziario pubblico straordinario alle banche, se necessario per preservare la stabilità finanziaria. Ed il governo si riserva di usare tutti gli strumenti a sua disposizione: le garanzie pubbliche su azioni e obbligazioni di nuove emissioni e sugli strumenti di liquidità forniti dalla Bce, come la possibilità di un intervento diretto nel capitale, che può avvenire a determinate condizioni, di cui si sta discutendo con la Commissione.

Nel frattempo, approfittando della pausa concessa dai mercati, il primo obiettivo è diventato quello di ricapitalizzare Atlante, il fondo creato dalle banche sane poche settimane fa, ma che ha già speso 2,5 dei 4,2 miliardi della sua dotazione iniziale per acquisire Popolare Vicenza e Veneto Banca, sull’orlo del fallimento. Oggi ad Atlante restano 1,7 miliardi di euro, e il piano che il governo sta discutendo con i promotori del fondo prevede una nuova iniezione di capitale per almeno altri 5 miliardi di euro, da usare stavolta per acquistare le sofferenze che pesano sui bilanci bancari .

I fondi per Atlante

Il ministero del Tesoro potre bbe mettere sul piatto i fondi rimasti nella pancia della Sga, la vecchia bad bank del Banco di Napoli. La società, appena rilevata dal Tesoro in virtù di un pegno (era nel gruppo Intesa San Paolo), ha una settantina di dipendenti e ancora 5 mila crediti da incassare (di valore imprecisato). Ma soprattutto ha un attivo di quasi 600 milioni di euro, in gran parte liquido (430 milioni). La stessa Cassa depositi e prestiti, che ha già una partecipazione in Atlante da 500 milioni, potrebbe essere sollecitata ad un nuovo apporto di capitale, di dimensioni più o meno analoghe al precedente, autorizzato dalla Commissione europea perché avvenuto a condizioni di mercato.

Parallelamente, dal governo, è partita un’operazione di moral suasion sui fondi e le casse previdenziali. «Hanno 200 miliardi di capitali quasi tutti immobilizzati in debito, anche estero» dice il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. Mentre i promotori di Atlante, guidato da Alessandro Penati, sarebbero in procinto di reclutare altri investitori. Sicuramente sono stati sondati e sollecitati diversi gruppi imprenditoriali industriali, quindi fuori dal circuito bancario e assicurativo nel quale è nato Atlante. Tra questi il gruppo guidato da Andrea Bonomi, che ha molta liquidità, ma pare ancora poco convinto dello schema di intervento del fondo.

L’intervento

Con la nuova dotazione finanziaria Atlante potrebbe avviare l’acquisto dei crediti in sofferenza delle banche, facendo partire un mercato che è al momento congelato. I crediti incagliati ammontano a 200 miliardi di euro e sono coperti nei bilanci bancari, in media, in misura del 40%. Ma il loro prezzo attuale è molto più basso, circa il 20%, che è il prezzo cui sono state cedute alla Rev (la bad bank creata per l’occasione) le sofferenze di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti messe in risoluzione a fine 2015.

Vendere a quei prezzi oggi rappresenterebbe una perdita secca molto rilevante per le banche, che non hanno convenienza nella dismissione. Le sofferenze restano nei bilanci delle banche, come gli elevatissimi fondi rischi che vi fanno fronte e che assorbono il patrimonio. Per innescare il mercato, e avviare la soluzione del problema, serve qualcuno che acquisti i crediti deteriorati a prezzi più vicini possibili a quelli ai quali le banche li hanno in carico, e questo doveva fare Atlante prima di dar fondo a buona parte delle sue risorse, che ora vengono rimpolpate.

Il governo, in ogni caso, resta in allerta e pronto a intervenire nel caso ci fosse un nuovo rovescio dei mercati. Il canale aperto con Bruxelles da qualche giorno ha già permesso di identificare gli interventi possibili. Tra questi anche l’ingresso nel capitale di un istituto in difficoltà. Si può fare, evitando il dissesto e la conseguente risoluzione della banca, ma secondo Bruxelles deve essere notificato preventivamente come aiuto di Stato e comportare anche il sacrificio di almeno una parte delle azioni e delle obbligazioni emesse dalla banca che riceve gli aiuti. Le stesse condizioni alle quali fu autorizzata la risoluzione delle quattro banche. Per ora la trattativa è ferma lì.

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