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Un’incognita da due miliardi sulla manovra Rischio tasse

Una mina da due miliardi pende sulla legge di Stabilità appena arrivata alla Camera. L’uno più uno che il premier Renzi vuole mettere su sicurezza e cultura, dopo gli attacchi di Parigi, non solo è destinato a stravolgere il dibattito parlamentare da qui a Natale. Ma corre sul filo della scommessa, appeso com’è al sì di Bruxelles previsto in primavera. E se invece arrivasse un no o un sì parziale? Cosa ne sarebbe dei conti pubblici? Rischieremmo nuove tasse? Nessuna risposta, per ora.
Alla Camera, dove nel frattempo gli emendamenti sono già oltre quota 5 mila, si guarda con scetticismo al pacchetto di Palazzo Chigi (ancora da formulare, tra l’altro). I deputati di sicuro si preparano a mettere in discussione quantomeno la logica del bonus: sia gli 80 euro alle forze dell’ordine che guadagnano sopra i 1.500 euro mensili, sia la card da 500 euro per i neo diciottenni. Se due miliardi devono essere, si può pensare di distribuirli in modo più efficace, è il ragionamento. Sia in chiave di sicurezza pensando alle dotazioni, ad esempio, più che alle buste paga. Sia in chiave di periferie da “rammendare”, di ricerca e diritto allo studio da potenziare (anziché regalare biglietti per il cinema). Tra l’altro, si fa notare, si tratta di misure una tantum. Valgono per il 2016 e poi stop.
E Bruxelles? Dopo lo sgarbo sulla cancellazione della Tasi- preferibile una riduzione del costo del lavoro – queste una tantum potrebbero essere malviste. E non trovare piena accoglienza nell’ambito dell’ex clausola migranti, ora diventata clausola sicurezza. L’Italia aveva già messo in conto una richiesta di 3,3 miliardi per la gestione dei flussi migratori. Una “circostanza eccezionale” ora destinata a inglobare i 2 miliardi per il rafforzamento dell’intelligence e della difesa, per la cyber security, ma anche per la riqualificazione delle periferie e il due per mille alle associazioni culturali. Di tutto un po’. D’altro canto, la promessa è stata fatta. Gli architetti sono già in moto, entro dicembre depositano i progetti per le città. I militari attendono rinforzi economici da gennaio.
In questo clima, le speranze di ritoccare la legge di Stabilità si riducono al lumicino. Dei 300 milioni a disposizione delle Camere per limare i saldi (la manovra vale 28,7 miliardi e si arriva a 31,8 con la clausola fin qui chiamata migranti), un centinaio è stato usato dal Senato. Il resto servirà per le piccole mediazioni politiche alla Camera. I temi sul tavolo però sono molti. Il primo è il pacchetto per il Sud. Tutte le forze politiche vogliono rafforzare la decontribuzione per i nuovi assunti (piena e per tre anni). Molte aggiungono anche il credito di imposta e il super ammortamento al 160% anziché 140 (soluzione preferita dal ministero dell’Economia perché poco costosa). Poi ci sono i giochi, dove il tutti contro tutti è garantito: più o meno tasse, più o meno slot. E le Province che non riescono a chiudere i bilanci e avrebbero bisogno di altri 200 milioni. Infine il pacchetto della commissione Lavoro: estendere l’opzione donna, per aiutare altre 7 mila lavoratrici ad andare in pensione (500 milioni extra), rifinanziare la Discoll per i precari, garantire la Naspi agli stagionali anche per il 2016, anticipare la no tax area dei pensionati.
Su tutto pendono le tre clausole chieste a Bruxelles: riforme, investimenti e migranti- sicurezza. In tutto, 16 miliardi da escludere dal deficit e dunque usare per coprire la manovra e finanziarne le poste, tutt’altro che scontati. E non solo sul fronte sicurezza. Anche le riforme sono in bilico. «Dopo il Jobs Act, Bruxelles se ne aspetta altre in grado di aumentare il Pil potenziale, dunque privatizzazioni, pubblica amministrazione, servizi pubblici locali», osserva l’economista Giacomo Vaciago, docente alla Cattolica di Milano. «Se così non sarà, saremo costretti ad aumentare le imposte nel momento sbagliato, con una ripresa ancora fragile e timida».
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