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Unimpresa: da giovedì senza cassa integrazione Covid-19

Da giovedì, le aziende si ritroveranno senza più cassa integrazione Covid-19 per pagare circa 6 milioni di lavoratori. Scade, infatti, il periodo teorico di 12 settimane della Cig Covid che, dal 1° gennaio, è stato introdotto dalla legge Bilancio 2021. Dal 25 marzo al 31 marzo, pertanto, non c’è altro trattamento fruibile, mentre a partire dal 1° aprile sarà possibile richiedere le 13 o 28 settimane previste dal decreto Sostegni (a patto della pubblicazione sulla G.U.). A denunciarlo è Unimpresa.

Fine Cig Covid. Il problema, che interessa i lavoratori dipendenti e i datori di lavoro, è la conseguenza di due disposizioni non coordinate fra loro. La prima è della legge Bilancio 2021 che, come ricordato, ha esteso la cassa Covid per 12 settimane a partire dal 1° gennaio e, dunque, fino al prossimo 25 marzo; la seconda disposizione è prevista dal decreto Sostegni che prevede 13 settimane di Cigo e 28 settimane di Aso e di Cigd, con decorrenza dal 1° aprile. Resta fuori, pertanto, il periodo dal 25 marzo al 1° aprile, che l’azienda dovrà coprire di cassa propria, non essendo possibile neanche il licenziamento.

Una storia che si ripete. La vicenda, si ricorderà, si è già presentata nella primavera dell’anno scorso. Allora, come ora, le aziende avevano a disposizione un certo numero di settimane di cassa integrazione Covid che, tuttavia, si esaurivano prima dell’estate, a metà del mese di giugno, con la conseguenza di mettere in ginocchio le aziende per poter pagare i dipendenti (obbligo dovuto anche se manca la ripresa delle attività lavorative). Allora, come ora, al venire meno della cassa integrazione si sommava il divieto di licenziamento, innescando il rischio di un default per le casse aziendali. Allora, come ora, tre le possibilità a disposizione delle aziende: ricorso alla Cig, ordinaria o straordinaria «no Covid» (ma deve essercene possibilità; le piccole aziende, quelle fino a 5 dipendenti, ad esempio, non hanno questa possibilità); indebitarsi ulteriormente per pagare i dipendenti; portare i libri in tribunale. Allora il rischio fu scongiurato da una veloce modifica normativa (il dl n. 52/2020).

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