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Unicredit vende le sofferenze Ora il dossier Uccmb

Approda oggi al consiglio di Unicredit la partita dei crediti in sofferenza, circa 4 miliardi propri più altri 27 circa in gestione contenuti nella banca controllata Uccmb (Unicredit credit management bank) con sede a Verona. La pulizia degli attivi — punto importante del piano industriale dell’istituto di piazza Aulenti — giunge dunque allo stadio finale, anche se non dovrebbe emergere già oggi il nome del compratore. Come ha spiegato l’amministratore delegato Federico Ghizzoni, «il prossimo passo è dare un’esclusiva poi c’è lo spazio per affinare. Il consiglio non deve decidere. Tecnicamente lo informiamo ma siamo noi manager che decidiamo».
In ogni caso la direzione è ormai tracciata, con due contendenti per un asset che viene valorizzato tra 700 milioni e 1 miliardo: gli americani di Fortress (presente in Italia con Italfondiario) insieme con Prelios, e Lone Star, che attraverso Uccmb sbarcherebbe in Italia. «Stiamo esaminando bene, non è una cosa semplice perché sono proposte complesse, però ci soddisfano, quindi proseguiamo», ha detto Ghizzoni.
Le settimane di trattative sono arrivate così a una svolta, visto che ancora all’inizio del mese non era scontato che Unicredit procedesse con la cessione della partecipata. Sempre in termine di crediti deteriorati (npl) Unicredit ha ceduto anche un portafoglio da 1,9 miliardi ai britannici di AnaCap, come riportato ieri dal Financial Times . «Non è un’operazione nuova, è già nei numeri della semestrale», ha sottolineato il banchiere «fa parte del nostro continuo sforzo di ottimizzare il portafoglio di npl». Unicredit ha inoltre avviato la revisione della governance, con l’autovalutazione del consiglio, in vista del nuovo board da eleggere ad aprile. «È troppo presto per entrare nei dettagli, mancano sette mesi», ha tagliato corto Ghizzoni, precisando che «dai soci esteri — come Aabar, BlackRock, i libici ancora presenti — non è arrivata nessuna richiesta» di pesare di più tra gli amministratori.

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