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UniCredit vende 17,7 miliardi di Npl, la svolta sui crediti

Il bilancio di UniCredit sarà presto libero dalla zavorra di 17,7 miliardi di crediti deteriorati. L’istituto ha infatti annunciato ieri di aver sottoscritto con Pimco e Fortress gli accordi definitivi che consentiranno di cedere il maxi portafoglio di Npl ai veicoli di cartolarizzazione creati ad hoc, che si finanzieranno con l’emissione di tre tranche di Abs sottoscritte al 50,1% dai due partner internazionali e per il restante 49,9% da UniCredit.
Come previsto già in occasione del Capital markets day dello scorso 13 dicembre, l’operazione si completerà entro fine mese una volta che i veicoli avranno effettuato la registrazione presso la Banca d’Italia e potranno emettere concretamente i titoli Abs. È quindi in dirittura d’arrivo la Fase 1 del Progetto Fino (acronimo per “Failure is not an option”), uno dei pilastri del processo di de-risking dell’attivo di UniCredit promosso dall’amministratore delegato Jean Pierre Mustier e asse portante, insieme all’aumento di capitale da 13 miliardi già realizzato con successo e all’innalzamento dei tassi di copertura dei crediti dubbi del portafoglio italiano (il Progetto Porto), del piano strategico “Transform 2019” dell’istituto.
Da agosto, quindi, Fino passerà alla Fase 2: l’obiettivo di UniCredit è cedere, anche a investitori terzi, parte della propria quota nei veicoli di cartolarizzazione fino a scendere al di sotto del 20 per cento. Per farlo, l’istituto studierà come ottimizzare la struttura finanziaria della cartolarizzazione, anche valutando gli eventuali vantaggi derivanti dall’applicazione dello schema di garanzia pubblica Gacs alle tranche senior e mezzanina. UniCredit ha annunciato inoltre che chiederà alla Bce il riconoscimento del «significant risk transfer» che, sulla base delle stime del gruppo, si potrà tradurre in un beneficio di 10 punti base sul Common equity tier 1 fully loaded, proprio grazie al trasferimento a soggetti terzi dei rischi relativi al portafoglio Fino.
L’istituto, d’altra parte, ha confermato la previsione, già annunciata, di un impatto negativo sul coefficiente di 40 punti base entro fine anno a causa, notano gli analisti di una Sim milanese, «dell’aggiornamento dei modelli interni e dell’effetto prociclicità». Di conseguenza, gli esperti vedono il Cet1 di UniCredit al 12,3% a fine anno contro l’11,45% del primo trimestre e un obiettivo 2019 «superiore al 12,5%».
Tornando al portafoglio Fino, il cui gross book value è sceso intanto a 16,2 miliardi al 30 giugno 2017 «grazie all’attività di work out», il prospetto informativo sull’aumento di capitale aveva svelato che gli accordi con Pimco e Fortress prevedono un prezzo medio di cessione del 13% circa (ovvero 2,3 miliardi a fronte di 17,7 miliardi di Npl). Valore inferiore a quello a cui si sono chiuse simili operazioni negli ultimi mesi, ma che l’istituto tenterà di correggere al rialzo con l’ulteriore vendita delle proprie quote nel corso della Fase 2. Lo stesso Mustier, infatti, ha di recente sottolineato che ci sono già investitori interessati con cui da qui in avanti si potranno intavolare trattative. La copertura del portafoglio era comunque già stata allineata al valore del 13%, operazione che, insieme alle misure previste dal Progetto Porto, aveva portato UniCredit a registrare 8,1 miliardi di rettifiche su crediti nel quarto trimestre 2016. Sacrifici necessari per raggiungere il target previsto dal piano strategico, che fissa per il 2019 un rapporto tra crediti deteriorati lordi e crediti totali in calo all’8,4% dal 15,1% del settembre 2016 (flessione al 4% dal 7,9% per gli Npl netti).
Complessivamente le esposizione deteriorate “non core” sono previste in riduzione di 37,2 miliardi (a 19,2 miliardi): i 17,7 miliardi di Fino sono quindi circa metà dell’obiettivo totale. In attesa dei prossimi sviluppi, ieri il mercato ha accolto senza scossoni l’annuncio dell’imminente chiusura dell’operazione, che del resto è avvenuto nei tempi e nei modi previsti: a Piazza Affari il titolo UniCredit ha chiuso in calo dello 0,59% a fronte di un Ftse Mib a -0,03 per cento.

Paolo Paronetto

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